Giustizia 3 Jan 2018 10:29 CET

«Io, avvocata minacciata, dico: tutelano solo i magistrati e a noi ci lasciano soli»

Adriana Quattropani, avvocata di Siracusa che il 29 dicembre scorso è stata oggetto di una intimidazione a Pachino: una bomba carta sotto la sua auto

«Ormai siamo sempre più lasciati allo sbaraglio. Siamo soli. I magistrati sono tutelati, noi invece, per non perdere il lavoro, siamo esposti a situazioni del genere». A parlare è Adriana Quattropani, avvocata di Siracusa che il 29 dicembre scorso è stata oggetto di una pesante intimidazione a Pachino: una bomba carta piazzata sotto la sua automobile, subito dopo aver “consegnato” al proprietario una stazione di servizio, un distributore Esso fallito e gestito da una famiglia coinvolta in indagini per mafia e finito al centro di una procedura fallimentare. Una tragedia sfiorata, considerando che la professionista si trovava poco distante, in un bar. Si tratta dell’ennesimo gesto intimidatorio ai danni di un avvocato, gesti che nell’ultimo anno si sono moltiplicati, fino a diventare quasi giornalieri. Una situazione, spiega al Dubbio Quattropani, che impone una riflessione da parte della politica sul ruolo della categoria e un intervento legislativo che consenta agli avvocati di poter svolgere con tranquillità il proprio lavoro. «Questa volta – spiega – credo che le cose cambieranno».

Avvocata, com’è andata?

Io sono curatore fallimentare e quel giorno mi stavo occupando del fallimento di un distributore di benzina che si trova su una delle vie principali di Pachino. Avevo un appuntamento con il proprietario del distributore, che aveva avviato le procedure per la rivendita del bene e così, alle 9, dovevo incontrarlo assieme al suo avvocato per riconsegnare la struttura. La prima stranezza l’ho notata al mio arrivo: i sigilli, che erano stati messi a febbraio, erano stati violati. Ho chiamato subito la polizia, che non ha potuto fare altro che constatare la violazione. Però ho notato anche la presenza di un gruppo di persone che osservava i nostri movimenti. Una volta redatto il verbale di riconsegna, il proprietario del bene ha voluto offrirmi un caffè. Ci siamo spostati così su Piazza Indipendenza, parcheggiando le nostre auto l’una vicina all’altra. Appena ci siamo avvicinati al bancone abbiamo sentito un boato allucinante. Mi sono avvicinata alla vetrata e ho visto le persone scappare verso una viuzza.

Si è resa subito conto che si trattava della sua auto?

No, inizialmente mi sono tranquillizzata, osservando la direzione delle persone in fuga. Ho pensato che potesse essere un petardo di capodanno, anche se il boato mi sembrava eccessivo. Appena siamo usciti dal bar, però, sono stata avvicinata da una persona che mi ha chiesto se la macchina fosse mia. Pensavo ostruisse il passaggio, invece quella persona mi ha spiegato che ci avevano messo una bomba sotto. Mi sono avvicinata e ho visto pezzi di plastica sul marciapiede e l’auto gravemente danneggiata.

Il distributore era gestito da persone coinvolte in indagini per mafia. C’entra qualcosa questo con l’intimidazione?

Credo che quanto accaduto c’entri con il distributore. Non posso dire molto, perché le indagini sono in corso. Ma i soggetti coinvolti sono particolari, molto conosciuti.

Le intimidazioni e le aggressioni ai danni degli avvocati sono ormai all’ordine del giorno. Che momento sta vivendo la vostra categoria?

Il momento è molto brutto. Veniamo utilizzati come baionette e non abbiamo protezione da parte di nessuno. Un rischio che è diventato ancora più grande alla luce della riforma che ormai è passata. Sono anche professionista delegata, quindi svolgo un lavoro che prima veniva fatto dai pubblici ufficiali. Adesso siamo noi avvocati, da soli e senza l’intervento di nessuno, a prendere possesso dell’immobile da mettere all’asta. È facile immaginare quali possano essere i rischi: possiamo trovarci davanti a persone normali oppure di fronte a soggetti come questi.

Vi sentite poco tutelati, dunque?

Siamo lasciati completamente allo sbaraglio. Il magistrato – e non lo dico per mancanza di rispetto, perché è giusto che lo sia – è tutelato. Noi invece no. E non abbiamo scelta: se per paura delle ripercussioni non accettassimo l’incarico che ci viene affidato dal giudice si può star certi che la volta successiva non ce ne affiderà un altro. Se vogliamo lavorare, dunque, dobbiamo accettare l’incarico con tutti i rischi che ne conseguono.

C’è stata una reazione di fronte a quanto le è accaduto?

Ho ricevuto solidarietà a 360 gradi, anche da parte dell’associazione nazionale magistrati. Mi stanno dimostrando molta vicinanza per quello che è accaduto, dal Consiglio dell’ordine, che ha subito diramato un comunicato, ai colleghi di associazione che operano nel siracusano. Molti avvocati, giorno per giorno, mi stanno contattando, anche molti che non conoscevo prima. So che c’è stata un’assemblea della camera civile per chiedere subito una riunione al Consiglio dell’ordine degli avvocati per le opportune future azioni a tutela della categoria.

Quali sono le vostre richieste alla politica?

Credo sia necessario intervenire a livello legislativo. Devono esserci più tutele per la per la nostra categoria, specie in una zona come la nostra, che non è Aosta.

Crede che cambierà qualcosa?

Ho sentito molta vicinanza. Questa volta penso che le cose si smuoveranno.