Interviste 28 Dec 2017 15:02 CET

Calderoli: «Caro papa Francesco, pensa alla Provvidenza e non alla cittadinanza»

«La legge non serve a niente, si è trattato di una mera discussione ideologica per mettere la bandierina sul voto di chi sarebbe diventato italiano»

Si scalda il confronto politico sulla legge che avrebbe dovuto regolare l’attribuzione della cittadinanza. Lo ius soli si è ripreso le scene nonostante sia ormai imminente lo scioglimento delle Camere da parte del presidente della Repubblica. E proprio a Sergio Mattarella si sono rivolti diversi parlamentari del Pd, alcuni vicini anche alle posizioni di Matteo Renzi, per chiedere un prolungamento della legislatura. Almeno dello stretto necessario per provare ad approvare il provvedimento dopo il flop dello scorso 23 dicembre quando a palazzo Madama venne a mancare il numero legale mentre si discuteva sulle pregiudiziali del disegno di legge. Il vicepresidente del Senato, e storico esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli è stato uno dei più tenaci oppositori della legge sullo ius soli fin dalla discussione in Commissione.

Come valuta l’appello dei parlamentari del Pd al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per ottenere un rinvio dello scioglimento delle Camere?

Excusatio non petita, accusatio manifesta. I deputati del Pd si svegliano dopo due anni e mezzo e vanno a fare appelli al presidente della Repubblica dopo che per tutto questo periodo è bastata l’opposizione di una sola persona per riuscire a fermarli in Commissione e, subito dopo, per fermarli in Aula. Mi sembra un atteggiamento da partito davvero piccolo e debole.

Ma il rinvio secondo lei sarebbe praticabile, a prescindere dalle eventuali debolezze del Pd?

Ritengo che la legislatura non possa durare un giorno in più dopo aver avuto tre Governi abusivi. Il 28 dicembre il presidente Mattarella procederà allo scioglimento, così come aveva stabilito il Pd per di più. Anche quella una scelta fatta soltanto per meri interessi elettorali: si anticipa di una decina di giorni la fine naturale della legislatura soltanto per consentire al Pd di potere candidare i sindaci che non si sono dimessi nel termine di 180 giorni dalla scadenza naturale della legislatura. Con la fine anticipata il termine si riduce e il Pd, che è in grave difficoltà, potrà chiedere ai sindaci di candidarsi. Insomma il presidente della Repubblica non può continuare ad essere tirato per la giacchetta dalla sinistra.

Sul tema della cittadinanza, però, le festività natalizie hanno registrato anche l’appello di Papa Francesco che ha usato parole forti che sono state interpretate come un severo richiamo alla politica. Che ne pensa?

Mi sono sembrate dichiarazioni improvvide. Il Pontefice dovrebbe pensare alla Provvidenza e non alla cittadinanza.

I cattolici impegnati in politica, però, non potranno ignorare questo richiamo. O no?

Le ripeto: se una persona sola si è messa di traverso ( lo stesso Calderoli in Commissione ndr) ed è riuscita a fermare il testo di legge sulla cittadinanza, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va più in generale. Evidentemente c’è qualcuno che ha finto di voler portare avanti un provvedimento e poi non è andato fino in fondo perché ha riscontrato nei sondaggi ricadute negative nel caso di approvazione di una legge così come era stata approntata. Il resto sono soltanto chiacchiere.

Dopo due anni e mezzo non riuscire a regolamentare la materia è però un vero e proprio fallimento complessivo…

Dipende da che punto si guarda la questione. L’Italia ha una legge sulla cittadinanza che dimostra di aver funzionato meglio di quelle esistenti negli altri Paesi europei. Abbiamo numeri da record sull’attribuzione di cittadinanze con 205mila nuovi cittadini nel 2016 e 185mila nel 2015. Numeri che non esistono a livello europeo. Per di più questa legge è basata fondamentalmente sullo ius sanguinis, ma contiene anche riferimenti allo ius soli. Ed allora mi chiedo perchè continuare a insistere su una legge per attribuire diritti che sono già nella disponibilità dei ragazzi che si vorrebbero aiutare?

Secondo lei è un tema che dovrebbe dunque sparire anche dall’agenda del prossimo eventuale Governo…

Si tratta di una legge che affronta un problema che non esiste. La discussione è stata creata ad arte e nessuno dei presunti beneficiari della legge avrebbe dei vantaggi concreti. Tutto è stato viziato da questioni ideologiche. Da poco è stata approvata una legge che prevede per i minori, ancorché non cittadini, di potere partecipare alle competizioni agonistiche. Qualcuno dovrebbe spiegare quali concreti vantaggi ci sarebbero con un’altra legge.

Sta parlando dunque di una discussione di due anni e mezzo basata sul nulla. E come si sarebbe innescato dunque tutto questo clamore?

La legge non serve a niente, si è trattato di una mera discussione ideologica per provare a mettere la bandierina sul voto di coloro ai quali sarebbe stata data la cittadinanza.

Eppure, in caso di mancata approvazione, lo ius soli si riproporrà come tema della futura campagna elettorale… A me invece sembra più che altro un tema di fine legislatura. In campagna elettorale, e poi con il futuro Governo, la Lega si propone di dare risposte ai problemi concreti della gente e non di fare filosofia su questione esclusivamente ideologiche Avete risolto il problema sulla leadership della coalizione? Crede davvero che questa legge elettorale possa determinare una maggioranza chiara e netta dopo la chiusura delle urne?

Il centrodestra non ha un problema dei leadership. E’ una questione che si affronterà quando si dovrà formare il nuovo governo e dopo che i cittadini avranno espresso il proprio voto. Guardi, secondo le mie proiezioni, al Senato non ci dovrebbero essere problemi a raggiungere la maggioranza. Alla Camera ci stiamo lavorando, ma credo che i collegi uninominali potrebbero regalare molte sorprese in casa di qualcuno.

Si riferisce al Pd o ai Cinque Stelle?

I generale i flussi elettorali stanno danneggiando molto il Pd, e questo non può che farci piacere. Il confronto sui collegi uninominali, però, metterà molto in difficoltà i Cinque Stelle che devono scegliere un candidato credibile per un confronto reale sul territorio. E non ne hanno.

 

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