Politica 22 Dec 2017 12:11 CET

Misure pro avvocati in Manovra: premiato il metodo del dialogo

Nel caso delle norme su maternità e equo compenso c’è la chiave della legislatura in materia di giustizia: positive le leggi studiate con le “parti”, non quelle dettate dal populismo

Nelle ore in cui arriva l’approvazione definitiva della Manovra con diverse misure significative per la professione forense (equo compenso rafforzato, legittimo impedimento per le avvocate in maternità, qualificazione giuridica dei redditi delle società tra avvocati) si può tracciare una riga sugli interventi prodotti dalla legislatura in materia di giustizia. E trarre una conclusione: quando si è parlato con le parti, si sono fatte cose buone. Sul civile e sul penale. Esemplari proprio le misure introdotte con la legge di bilancio: sia sull’equità dei compensi che sulla maternità tutelata non si è fatto altro che ripristinare gli schemi normativi predisposti dal Consiglio nazionale forense con il guardasigilli Andrea Orlando. Un rapido percorso a ritroso e arrivano altri esempi: a cominciare dalle intercettazioni, la cui riforma non sarà epocale ma che è stata scritta innanzitutto dai procuratori della Repubblica, poi rielaborata in una delibera del Csm, quindi trasferita in un decreto che il ministro anche in questo caso ha preparato con il metodo della concertazione. Non solo con i vertici della magistratura inquirente ma anche con l’avvocatura (Ucpi e ancora Cnf, rimasti peraltro inascoltati su alcuni aspetti). Altri casi? La riforma penitenziaria, varata sempre ieri dal Consiglio dei ministri. Lì il “concorso di idee” è stato spettacolare, diciamolo. Non una semplice commissione ministeriale, o un estenuante ciclo di audizioni, ma una seria e organizzatissima batteria di tavoli tecnici individuati per argomenti, con i migliori esperti, anche qui dell’accademia, del mondo forense e della magistratura. Ne è venuta fuori la riforma che forse è il fiore all’occhiello del guardasigilli.Poi c’è l’altro metodo, quello del vento che tira. Delle riforme fatte perché lo chiede il popolo. Esempi? Due su tutti: l’abnorme allungamento della prescrizione e l’omicidio stradale. Nel primo caso, un assurdo che consente di tenere un imputato per corruzione sotto processo quasi un quarto di secolo. Nel secondo, un reato insensato, che si sovrappone a fattispecie esistenti, “arricchito” da massimi di pena fuori controllo: un’ operazione di marketing panpenalistico, il Fantozzi del Secondo tragico l’avrebbe definita proprio in quel modo lì. Cosa è successo con queste altre leggi? Che sono state scritte sull’onda di una pressione popolare. Alcuni processi di grande impatto, e relativi a vicende tragiche, come quelli su Eternit, sono andati prescritti e hanno innescato la miccia. Che magari per certe specifiche materie aveva pure senso accendere: ma perché allungare la prescrizione per tutto il resto?Il dato è quello indicato all’inizio: la giustizia si può riformare, basta ascoltare le parti. I soggetti della giurisdizione, innanzitutto: magistrati e avvocati. E basta non cadere nell’altra tentazione: infischiarsene degli operatori del diritto e regolarsi in base ai decibel delle urla nei talk show.<+firmaCoda>E. N.

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