Quando arrestano un 5 stelle

Editoriale

Ieri in Sicilia hanno arrestato un altro candidato alle regionali. Il primo dei non eletti del Movimento 5 Stelle. Si chiama Fabrizio La Gaipa, è un albergatore, ha 42 anni ed è accusato di avere falsificato le buste paga dei suoi dipendenti e di averli costretti a firmarle: estorsione. Se i 5 Stelle avessero vinto le elezioni a La Gaipa sarebbe scattato il seggio e ora sarebbe consigliere. La guerra dei Pm in politica: ora l’impresentabile è 5 Stelle

Cioè sarebbe il secondo consigliere regionale arrestato nel giro di poco più di una settimana. Il primo, come sapete, è stato Cateno De Luca, di centrodestra. Arrestato sei giorni fa. Poi c’è anche l’avviso di garanzia a quello del Pd colpevole di aver preso un po’ troppe preferenze.

Diciamo che la magistratura siciliana non può essere accusata di immobilismo. È una magistratura attiva, tonica, e sempre pronta a entrare in politica a piedi uniti.

Questo signore del movimento 5 Stelle se dovesse essere definito con il vocabolario dei 5 Stelle sarebbe uno dei famosi impresentabili. Sfuggito alla Bindi. E finito in una foto trionfante abbracciato a Di Maio e Di Battista ( che però ieri in un twitt hanno spiegato che lui non rappresenta il movimento: evidentemente era una specie di candidato a sua insaputa). Se invece lo volessimo definire usando un vocabolario più civile ( magari ispirato ai principi della Costituzione) allora potremmo dire che è un indiziato ma che attualmente deve essere considerato innocente. Noi non sappiamo niente di lui, di come gestiva l’albergo, e non possiamo essere certi che i dipendenti che lo hanno accusato abbiano detto la verità. Né possiamo essere sicuri del contrario. Vorremmo aspettare un giudizio imparziale del Tribunale prima di emettere condanne e dar luogo a linciaggi.

Purtroppo non è così. Non è mai così. Il povero Cateno – che pure era stato già assolto 14 volte da altrettante accuse, evidentemente fantasiose, prima di finire agli arresti per questa nuova accusa di evasione fiscale – è stato messo nel tritacarne dai giornali, dalla politica, e in modo particolare dai 5 Stelle e dai giornali dei 5 Stelle. Per La Gaipa probabilmente ci sarà un trattamento più comprensivo, perché i 5 Stelle coi propri iscritti sono sempre un po’ più garantisti. Per fortuna. In compenso si scateneranno gli avversari dei 5 Stelle che sperano di potere trarre qualche beneficio da una speculazione sulla perfidia di La Gaipa, così come di solito i 5 Stelle pensano ( a ragione) di poter trarre discreti benefici dalla criminalizzazione degli avversari, molti dei quali poi risultano innocenti.

Quando s’uscirà da questa spirale? Probabilmente non è la politica ad avere in mano la chiave di soluzione del problema. Su questi temi la politica scarroccia come una barca travolta dal vento sulle fiancate. E il vento sono i giornali, e le Tv, e la rete. Sono loro ad avere in mano la chiave di soluzione del problema, ma è molto improbabile che vorranno usarla. I giornali, soprattutto, perché poi alla fine sono loro a “dettare” la linea. E la linea resta sempre quella: se un Pm arresta un esponente politico, quell’esponente politico è un mascalzone. I suoi proveranno a ridimensionare il caso ( non difendendo il loro esponente, ma dicendo che era un personaggio secondario o cose del genere) i nemici lo azzanneranno e diranno che è uno scandalo. E i giornali sosterranno gli azzannatori. Quell’articoletto della Costituzione ( il numero 27) che definisce la presunzione di innocenza e ne fa un principio basilare della nostra democrazia, quell’articoletto non appartiene alla cultura delle nostre classi dirigenti e tantomeno dei nostri intellettuali e di gran parte della magistratura.

In base a quell’articolo, e in base al codice di procedura, non era lecito arrestare né De Luca né La Gaipa. Non c’erano le condizioni. Del resto per i reati per i quali sono accusati non viene mai arrestato nessuno. Stavolta è diverso: perché loro sono politici e alcuni magistrati pensano che arrestando i politici, anche se illegalmente, se ne ottengono vantaggi in popolarità, oppure semplicemente pensano che un politico, in linea di massima, se c’è almeno un pretesto, va arrestato. Per ragioni etiche, di “pulizia sociale”. Proprio ieri il giornale dei 5 Stelle, con un articolo di Massimo Fini in prima pagina, ha chiesto più rigore e durezza nella carcerazione di De Luca, che è ai domiciliari. Proponeva di trasferirlo in cella. Il giornale dei 5 Stelle, che aveva dato in prima pagina con gran rilievo l’arresto di De Luca, non ha degnato nemmeno di un titolino piccolo piccolo in prima la notizia clamorosa della sua assoluzione ( abato scorso). Chissà se ora chiederà più rigore anche per la carcerazione ( ai domiciliari) di La Gaipa. Speriamo di no. Noi preferiamo sempre un po’ di garantismo. Un garantista per convenienza non sarà il meglio dei meglio, ma è sempre meglio di un forcaiolo per convenienza.

 

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