Cronaca 14 Nov 2017 15:54 CET

Il primato resiste, Italia prima in Europa per aspettativa di vita

Roma, 14 nov. (AdnKronos Salute) – L’Italia registra performance superiori alla media europea quanto a stato di salute della popolazione, soprattutto su aspettativa di vita alla nascita (prima in Europa e seconda al mondo dopo il Giappone) e tassi di mortalità. Preoccupanti invece i dati sui fattori […]

Roma, 14 nov. (AdnKronos Salute) – L’Italia registra performance superiori alla media europea quanto a stato di salute della popolazione, soprattutto su aspettativa di vita alla nascita (prima in Europa e seconda al mondo dopo il Giappone) e tassi di mortalità. Preoccupanti invece i dati sui fattori di rischio per bambini, l’aspettativa di vita in buona salute a 50 anni e le disabilità. Lo rivela il XII Rapporto Meridiano Sanità, presentato oggi a Roma.
In Italia l’aspettativa di vita è pari a 82,8 anni, ma nell’ultimo decennio gli anni vissuti non in buona salute sono aumentati, attestandosi a 20 (+4,2 anni dal 2006). L’aumento dell’aspettativa di vita ha contribuito all’aumento della popolazione anziana, che oggi è pari al 22% della popolazione totale e raggiungerà il 34% entro il 2050. L’invecchiamento della popolazione porta con sé il peso di patologie non trasmissibili e croniche, che provocano l’86% degli anni di vita perduti per disabilità e morte prematura, complessivamente pari a 16,3 milioni di anni.
Fra i ‘nei’ evidenziati dal report: nel nostro Paese, nella popolazione al di sotto dei 15 anni, solo 8,3 su 100 praticano attività fisica moderata (contro i 20,9 della Spagna), e il 35% degli appartenenti a questa fascia d’età presenta una condizione di eccesso ponderale e obesità (14,2% in Svezia).
L’evidente ritardo nell’accesso all’innovazione terapeutica contribuisce al potenziale deterioramento dello stato di salute della popolazione, avverte in Rapporto. In Italia, infatti, in media sono 15,6 i mesi che intercorrono dall’approvazione alla prima commercializzazione di un farmaco: 5 volte il tempo impiegato in Germania.
A queste criticità si aggiungono tassi di informatizzazione e di accesso ai servizi informativi per la sanità lontani dalla media europea. In Italia il 10% dei cittadini utilizza l’e-booking per prestazioni sanitarie (contro il 19,7% in Europa), il 9,2% dei medici utilizza lo strumento dell’e-prescription (38,5% in Europa) e il 31,2% delle strutture sanitarie utilizza il Fascicolo sanitario elettronico (47,6% in Europa). La mancanza di informatizzazione rende anche più complesso il monitoraggio dei pazienti, delle prestazioni, delle patologie e del loro impatto sanitario ed economico.
Nell’area efficienza, efficacia e appropriatezza delle cure del Meridiano Sanità Index, il nostro Paese riporta ancora performance superiori alla media europea. Ne è la prova l’aumento della sopravvivenza a 5 anni dei pazienti oncologici, che è pari al 54% negli uomini e al 63% nelle donne, con un rispettivo aumento di 15 e 8 punti percentuali tra il 1990 e il 2009.
All’allungamento dell’aspettativa di vita della popolazione e alla riduzione della mortalità per molte patologie hanno contribuito in modo rilevante gli sviluppi della medicina, con l’arrivo di nuovi farmaci, e gli investimenti nella ricerca clinica. Nonostante gli elevati tempi e costi del processo, la pipeline dell’industria farmaceutica ha raggiunto nel 2017 il record storico con oltre 14.000 prodotti in sviluppo, di cui più di 7.000 in fase clinica. E ancora, l’Italia è uno dei Paesi che ha condotto il maggior numero di studi clinici, pari al 17% di quelli effettuati in Europa (3.900), di cui il 37% ha riguardato l’area oncologica. I promotori profit hanno permesso di realizzare il 76% degli studi condotti in Italia.
Secondo il Meridiano Sanità Index, la seconda area maggiormente critica per il nostro Paese è quella relativa alle risorse economiche. I ritardi più evidenti dell’Italia riguardano la spesa per long-term care e per la protezione sociale, il che rappresenta una forte criticità per un Paese in cui la popolazione over 65 è destinata ad aumentare, passando da 13,4 milioni nel 2016 a 16 mln nel 2030. In Italia la quota delle risorse destinate alla sanità rispetto all’andamento dell’economia è in calo, ed è destinata a diminuire nei prossimi anni: il Mef, ricorda il report, prevede che il rapporto spesa sanitaria pubblica/Pil si ridurrà di 0,3 punti percentuali tra 2017 e 2020, raggiungendo il 6,3%. Inoltre, nel confronto internazionale l’Italia riporta già livelli di spesa sanitaria totale inferiori rispetto alle principali economie europee (3.064 euro in Italia vs 5.015 euro in Germania), un gap che è destinato pertanto ad aumentare.
La sopravvivenza a 5 anni dei pazienti affetti da tumori è in aumento, grazie ai progressi della scienza e della medicina e agli interventi di prevenzione e diagnosi precoce. Le risorse economiche destinate alla sanità italiana sono inferiori rispetto alla media europea e l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul Pil è in calo ed è destinata a diminuire.