Esteri 3 Nov 2017 12:11 CET

Bin Laden odiava Shakespeare ma adorava Mister Bean

A sette anni dalla morte la Cia ha reso pubblici i file ritrovati nel pc del fondatore di al Qaeda. Una galleria sorprendente

L‘iconoclasta Osama Bin Laden, sceicco del terrore, padre di al- Qaeda e predicatore di un Islam integralista e vendicativo, aveva una vita privata molto diversa dalla sinistra immagine pubblica che abbiamo conosciuto nel corso degli anni. È quanto emerge dalla pubblicazione di oltre 470mila tra documenti, video, foto e applicazioni da parte della Cia. Si tratta di materiale sottratto dal suo computer durante il blitz di Abbottabad del maggio 2011 in cui l’ideatore dell’ 11 settembre venne ucciso da un commando di navy seals americani.

Nella sconfinata mole di file acquisti dagli 007 Usa, tantissimi sono consacrati al tempo libero: filmati, cartoni animati, videogiochi, applicazioni ludiche, una vasta mediateca in cui occhieggiano figure del calibro di Tom & Jerry e Saetta McQueen di Cars, i pinguini de L’era glaciale e i documentari del National Geographic su squali e leoni o quelli di History Channel intorno ai Misteri d’Egitto. Tra gli attori preferiti Jackie Chan e Mister Bean. Chissà se qualcuno gli aveva mostrato il meme- fotomontaggio “Osama Mr Bean Laden” diventato virale nei primi anni duemila; magari è proprio per quel motivo che si è poi appassionato al demenziale personaggio inventato da Rowan Atkinson.

La comicità popolare sembra uno dei generi più amati. Uno dei file più visualizzati in cima alla cartella dei preferiti è Charlie Bit my finger , uno dei video più visti di sempre su youtube che mostra i dispetti di un bambino inglese al fratello più grande. Roba da Paperissima. In una directory spunta anche un tutorial su come lavorare all’uncinetto, con ogni probabilità destinato alle donne del suo clan ( aveva sei mogli e diverse figlie) ma, da buon capofamiglia a casa il telecomando lo gestiva lui. Non poteva mancare un’ampia galleria di documentari, inchieste e video dedicati proprio a lui, Osama Bin Laden, “il pericolo pubblico numero uno”, “l’uomo più ricercato del pianeta”. Quando si sentiva un po’ giù di corda, poteva sempre ricaricare il suo ego godendosi i suggestivi ritratti dei grandi reporter occidentali.

Cinture del martirio e gattini, autobombe e cartoni animati, decapitazioni e candid camera, l’accostamento è straniante, anche perché tradisce l’ipocrisia che si cela dietro ogni fanatismo: tra la pianificazione di un attentato terroristico o di una campagna di guerra, Bin Laden si svagava con i prodotti di quella stessa cultura che affermava di odiare e di voler distruggere. In fondo è un filone consolidato quello della “normalità dei super- cattivi, che si tratti di terroristi internazionali o di dittatori, da Saddam Hussein fan sfegatato de Il Padrino, a Kim Jong- un grande tifoso della cantante americana Katy Perry.

Nel caso di Bin Laden colpisce il classicismo naïf e un po’ infantile dei gusti, ma bisogna calcolare che all’epoca Netflix non era ancora tra noi e anche una primula rossa del terrore doveva adeguarsi a quel che passava il convento, anzi, la moschea. Curiosamente, qualche mese prima del blitz dei Navy Seal in un momento di amarcord, Osama ripercorreva sul suo diario un viaggio studio in Inghilterra compiuto all’inizio degli anni 70; all’epoca aveva 13 anni e come molti rampolli delle ricche famiglie d’affari saudite veniva spedito all’estero per ricevere un’educazione internazionale. Nel corso di ripetute visite alla casa natale di William Shakespeare a Stratford- upon- Avon, matura per la prima volta «l’idea della «decadenza dell’Occidente», una cultura che «non ha molto di interessante da offrire».

Nella prosa aforistica delle sue riflessioni non viene spiegato perché la casa di Shakespeare gli abbia fornito quell’illuminazione decisiva. Di sicuro le opere del geniale scrittore di Amleto, Otello e la Tempesta, agli occhi del fondatore di al Qaeda erano una “boiata pazzesca”. Preferiva decisamente un altro genere, come un ragioner Fantozzi qualsiasi.

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