Esteri 22 Oct 2017 10:27 CEST

Barcellona, mezzo milione in corteo contro Madrid: ora la crisi è drammatica

Puidgemont alla testa della manifestazione convocata contro il “commissariamento” annunciato ieri mattina da Rajoy. L’Assostampa della Catalogna: «Il governo spagnolo ha già preso il controllo delle nostre radio e tv pubbliche»

Sono centinaia di migliaia. Forse mezzo milione. Sfilano per il Passeig de Gracia (o Paseo, considerato il bilinguismo), nel cuore della Barcellona che tutti i turisti conoscono immediatamente, non appena arrivati in città. È la risposta, drammatica, che arriva dalla Catalogna alla decisione con cui il governo di Madrid ha avviato ieri mattina le procedure di “commissariamento” previste dall’articolo 155 della Costituzione, che porterebbero nel giro di 6 mesi a nuove elezioni nella regione autonoma e alla certa fuoriuscita di Carles Puidgemont dalla scena politica.

E invece il presidente della Generalitat è in prima fila al corteo. Arriva, lo accolgono applausi, lui si mette immediatamente alla testa.  Con il capo del governo regionale ci sono il vicepresidente Oriol Junqueras, il portavoce del Jordi Turrul, il ministro degli Esteri Raul Romeva, oltre a molti deputati dei partiti secessionisti e alla sindaca di Barcellona, Ada Colau.

Rischia di essere solo l’inizio di una sequenza ad altissima tensione, che non è chiaro a quali esiti possa portare, né nell’immediato né sul medio periodo. Si tratta di certo del primo caso di un grande Stato dell’Europa occidentale dilaniato da una contrapposizione così frontale tra governo e periferia dal Dopoguerra.   La manifestazione di ieri è iniziata verso le 17: a convocarla è stato il “Tavolo per la Democrazia”. Oltre che una immediata risposta alla richiesta di attivare l’articolo 155 che il premier di Madrid Mariano Rajoy ha inoltrato formalmente al Senato ieri mattina, la marcia è indetta anche contro la detenzione dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart.

A definire un quadro di tensione mai vista dai tempi della Guerra civile, si aggiunge la denuncia con cui l’Associazione della stampa della Catalogna parla di una «presa di controllo» da parte dei rappresentanti dello Stato spagnolo delle radio e tv pubbliche catalane, Tv3 e Catalunya Radio. Una mossa che sarebbe prevista dal pacchetto di misure di commissariamento. Secondo l’Assostampa catalana si tratta di «un attacco alla libertà di espressione».

Dal fronte opposto la presa di posizione più estrema è quella della Cup, l’ala sinistra della coalizione indipendentista catalana, che chiede una «proclamazione immediata» della Repubblica in risposta al «colpo di Stato» che sarebbe in atto da parte di Rajoy. Il parlamentare Carles Riera ha detto che «l’unica risposta possibile è la proclamazione immediata» dell’indipendenza e della «Repubblica catalana».

L’atmosfera da Paese trascinato da furori contrapposti ha un riverbero, forse inevitabile, nel sempre imprescindibile calcio: pochi minuti dopo l’annuncio dell’attivazione dell’articolo 155 da parte del premier di Madrid, i soci del Barcellona hanno gridato «libertad, libertad!» durante un discorso del presidente Josep Maria Bartomeu, che stava dando il suo appoggio incondizionato alla Generalitat. Finita la prima parte dell’assemblea, il presidente ha aperto una parentesi: «Voglio fare un commento sulla situazione che sta vivendo la Catalogna: il Barça è sempre stato accanto al popolo della Catalogna e alle sue istituzioni: oggi, prima dell’applicazione dell’articolo 155, vogliamo ribadire il nostro appoggio assoluto alle istituzioni democratiche della Catalogna sostenute dai suoi cittadini».

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