Salute 3 Oct 2017 17:35 CEST

Sanità: Diritti in salute, oltre 2.500 consulenze per servizio Altroconsumo

Liste d’attesa, esenzioni, accesso a farmaci e differenze tra Regioni principali criticità

Roma, 3 ott. (AdnKronos Salute) – Oltre 2.500 consulenze online e telefoniche, 135 mila visite al sito e più di 103 mila visualizzazioni per le pillole video su Facebook e Youtube. Sono alcuni dei numeri del progetto ‘Diritti in salute’ di Altroconsumo, nato grazie alla collaborazione con Acu – Associazione consumatori utenti e finanziato dal ministero dello Sviluppo economico per dare risposte ai cittadini sui dubbi più comuni in materia sanitaria. I risultati del progetto, avviato a gennaio del 2016, sono stai presentati oggi a Roma nel corso della conferenza stampa ‘Universalismo vs sostenibilità del Ssn: l’accesso alle cure visto dalla parte dei cittadini’ in Senato.
Il servizio ‘Diritti in salute’ di Altroconsumo ha messo a disposizione di tutti i cittadini un numero verde per consulenze e orientamento di primo livello, un form di prenotazione online per consulenze specialistiche di avvocati esperti in sanità e indirizzi e riferimenti utili per esercitare i propri diritti in maniera autonoma. Tra i punti segnalati ad Altroconsumo dai cittadini, le maggiori criticità che sono emerse riguardano le prenotazioni e le liste di attesa, le esenzioni, l’accesso ai farmaci e le differenze tra Regioni.
“Alla luce dei risultati di questi due anni del progetto, dobbiamo rilevare che non esiste un facile accesso al Ssn – dice all’AdnKronos Salute Luisa Crisigiovanni, segretario generale Altroconsumo – La legge di bilancio 2017 ha stanziato 113 miliardi e sono state introdotte, apparentemente, prestazioni nuove. Di fatto, però, le risorse sono limitate e gestite dalle Regioni, e occorre che si trovino soluzioni di ripartizione delle competenze proprio tra Regioni e Stato se vogliamo garantire un accesso alle cure uguale per tutti”.
“C’è un grande bisogno di informazione e di orientamento – osserva Franca Braga, responsabile Salute & alimentazione Altroconsumo – I cittadini ci chiedono delucidazioni su accesso ai trattamenti, sulle rette Rsa, sulle cure odontoiatriche. Non solo casi di malasanità quindi, ma anche problemi quotidiani. I dati ci confermano situazioni di persone che hanno difficoltà a pagarsi le cure, e che mettono in evidenza un sistema sanitario nazionale che sta sempre più ribaltando la spesa sui cittadini”.
“Il futuro della sostenibilità del Ssn passa attraverso delle scelte importanti che dobbiamo fare adesso, perché il trend è l’insostenibilità – ha sottolineato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Walter Ricciardi – L’Italia è un Paese purtroppo molto vecchio, dove il 40% della popolazione ha delle cronicità. Parliamo di milioni di persone, e abbiamo un sistema che, in alcune Regioni, non si è riorganizzato intorno a queste esigenze. La sfida vera è lavorare tutti insieme, Governo, Parlamento, Istituzioni, cittadini e associazioni, e organizzarsi per vincerla”.
“L’universalismo del Ssn è un po’ una ‘etichetta sbiadita’, perché le disuguaglianze che esistono tra le diverse Regioni sono tali da non rendere il diritto costituzionale della tutela della salute egualmente esigibile per tutti i cittadini – ribadisce il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – La salute dipende dal Cap di residenza del cittadino – precisa – perché esistono notevoli differenze non solo interregionali, ma anche all’interno di una stessa regione. E’ difficile immaginare come si possa risolvere il problema, però delle soluzioni tecniche che vanno a modificare i criteri di riparto e un monitoraggio dei Lea in maniera più analitica, potrebbero essere misure giuste”.
“Per garantire il futuro del Ssn dobbiamo innanzitutto spostare l’attenzione sulla prevenzione primaria, che ha meno costi e un ritorno nel campo del lavoro e della salute – sostiene infine Maurizio Romani, vicepresidente della Commissione Sanità del Senato – La seconda misura è contrastare quelli che sono i costi dei farmaci innovativi, che non riguardano esclusivamente persone che hanno malattie rare, ma che riguardano ormai grossi settori della popolazione: penso agli immuno-oncologici, che in questo momento le azienda farmaceutiche propongono a prezzi insostenibili. Se vogliamo mantenere questo Ssn come universalistico e aperto a tutti – conclude – abbiamo la necessità di cambiare il nostro paradigma”.