Politica 21 Sep 2017 11:56 CEST

Lorenzo Borrè: «Sono io il vero “garante” del Movimento»

Sul suo profilo Facebook si trovano citazioni di Engels, Bakunin e Ho Chi Minh. Eppure Lorenzo Borrè non è un cospiratore rosso, anzi

Sul suo profilo Facebook si possono trovare citazioni di Engels, Bakunin e persino di Ho Chi Minh. Eppure Lorenzo Borrè non è un cospiratore rosso, anzi, ai tempi del liceo Giulio Cesare, nel 1985, è stato persino fiduciario del Fronte della Gioventù (militava nel Nucleo alternativo studentesco). In realtà, Borrè è solo un avvocato – un «azzeccagarbugli», come lo definiscono i suoi detrattori – finito in cima ai pensieri di Beppe Grillo. Ex 5 Stelle, è adesso considerato dai grillini il nemico più ostico da sconfiggere, l’unico in grado di sabotare la macchina pentastellata a suon di ricorsi e cause vinte. L’ultima in Sicilia, dove, assistendo il candidato escluso alle “regionarie” Mauro Giulivi, ha convinto il giudice a sospendere in via cautelare le consultazioni che hanno incoronato Giancarlo Cancelleri. Così Borrè è diventato uno dei bersagli preferiti delle invettive in rete. «Su questo mi faccia aprire una parentesi», dice, «ma nel momento in cui attacchi gli avvocati che messaggio di cultura istituzionale credi di veicolare?»

Avvocato, non si sente a suo agio nei panni dell’antiGrillo?

Vorrei essere solo considerato come molti mi considerano nel Movimento 5 Stelle: come un garante esterno, con g minuscola.

Il Movimento ha già un garante…

E allora io sono il controgarante ( dice sorridendo, ndr).

Un garante che vigila sul rispetto delle regole. E oggi sul Blog si vota per scegliere il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Di Maio può stare tranquillo?

Credo che i criteri adottati per le candidature contrastino apertamente con il “non Statuto”. In primo luogo perché consentono di candidarsi solo a chi ha già ricoperto un ruolo politico nelle istituzioni, così il principio “uno vale uno” va definitivamente in soffitta. In secondo luogo perché viene introdotta una deroga che contrasta con l’atto fondativo: considerare candidabili anche le persone che siano a conoscenza di procedimenti penali a proprio carico è una palese violazione dell’articolo 7 del “non Statuto”.

C’è già un ricorso pronto?

Non mi faccia così cattivo, non sono l’avvocato che fa le cause contro i 5 Stelle, io assisto le persone che si rivolgono a me per far valere un diritto. Non ho un potere autonomo di impugnazione, spetta agli associati. Posso però confermare che alcune persone si sono già rivolte a me per avere chiarimenti.

Tradotto: Di Maio non stare sereno?

Davvero, non so cosa accadrà, ricevo almeno tre richieste di consulenza a settimana per i motivi più svariati. Quel che posso senz’altro dire è che ho notato un certo fer- mento tra alcuni attivisti.

Come potranno mettersi contro il futuro “capo politico” del Movimento?

In realtà l’espressione “capo della forza politica” è presa testualmente, se non ricordo male, da un Dpr in materia elettorale. Tecnicamen- te, si tratta di un’espressione di stile burocratico, non so dire se in futuro si trasformerà in altro.

Parliamo di ciò che è accaduto in Sicilia: un giudice sospende le “regionarie” ma il Movimento 5 Stelle è libero di ignorare quel dispositivo. Che senso ha vincere le

battaglie legali?

Il tribunale non può ordinare a un’associazione cosa fare, può solo annullare o sospendere l’efficacia di un atto assembleare laddove ravvisi delle criticità, come avvenuto con le regionarie siciliane. L’associazione dovrebbe uniformarsi a quanto stabilito da un procedimento giudiziario e fare di tutto per conformarsi ad esso. Non è una questione di ingerenza dei tribunali, ma di rispetto di un’istituzione su cui si fonda lo Stato di Diritto. I tribunali pronunciano le sentenze ‘ in nome del popolo italiano’.

Ma perché la politica dovrebbe farsi dettare le regole dalla magistratura?

Lo ripeto, la magistratura non detta niente alla politica, garantisce la legalità e stabilisce solo ciò che non si può fare in base alle regole che le stesse organizzazioni si sono date. Non si può ritenere che esistano soggetti non sottoposti o non sottoponibili a una valutazione giudiziaria. Alcuni si percepiscono come un’avanguardia o un’elite, evocando Lenin e Pareto. C’è qualcuno, al vertice, che continua a modificare le regole seguendo una ratio contrastante con quelle che ci si è dati al momento della fondazione, ma che sono ancora lì, scritte nero su giallo. Il “non Statuto” del Movimento 5 Stelle, la carta costituzionale grillina, dice che l’indirizzo politico compete alla Rete, non ai vertici o alle avanguardie.

Dunque, il senso dei ricorsi da lei patrocinati è più di natura politica che giuridica. L’obiettivo è mettere in luce le contraddizioni del Movimento 5 Stelle?

Diciamo che le valutazioni sul comportamento del Movimento, a seguito dell’accoglimento del ricorso, sono senz’altro politiche. Perché se quando viene emesso il decreto cautelare di sospensione delle primarie dici che ti adeguerai alle decisioni della magistratura e una settimana dopo, quando il decreto viene confermato da un’ordinanza, dici che non c’è più tempo, è chiaro che il mio personale giudizio su di te cambia. Ma il ricorso in sé nasce da valutazioni di carattere giuridico: è stato violato il principio pacta servanda sunt. Le associazioni sono regolate dagli accordi tra gli associati, e i provvedimenti giudiziari che sospendono o annullano gli atti assembleari vengono disposti in base alla violazione di questo principio fondamentale.

È più soddisfatto del risultato politico o di quello giuridico?

Io faccio l’avvocato, non il politico, anche se ho militato per quattro anni nel Movimento 5 Stelle. La mia soddisfazione è di carattere professionale, cioè mi accontento di veder riconosciute le critiche mosse all’ordinamento interno del Movimento e ai suoi continui cambi di regole. Mutazoni che non nascono da una riflessione politica condivisa ma vengono calate dall’alto.

I regolamenti cambiano ma Borré riesce sempre a trovare delle falle. Come è possibile? Sono scritti con troppa fretta?

Non lo so, sinceramente. Rilevo solo che il partito di Grillo sconta il peccato originale di aver vagheggiato su una sorta di comunità ideale degli iscritti, tanto da dotarsi di uno statuto composto di soli 7 articoli, lasciando al codice civile la regolamentazione di molti aspetti della vita associativa. Quando hanno provato a correggere questo errore attraverso una normazione interna non sono hanno adottato gli strumenti giusti.

 

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