Ora chi glielo dice a Galli della Loggia?

L’EDITORIALE

L’EDITORIALE

Se l’impressione che ha l’opinione pubblica è quella di vivere in una società dove la violenza è in aumento, e invece il dato vero dice che la violenza e il crimine stanno subendo un vero e proprio crollo, dov’è l’inganno? E poi: chi produce questo inganno? E infine: quali sono gli interessi che si nascondono dietro questo inganno?

Ecco, prima guardiamo le cifre ( che nel dettaglio trovate nell’articolo qui accanto e a pagina 5) e poi proviamo a ragionare. Martedì il ministro dell’Interno ha fornito le statistiche sulla criminalità in Italia. Sono impressionanti. Giunti un po’ oltre la metà di un anno nel quale partiti politici, giornali e – soprattutto – talk show televisivi hanno parlato ogni giorno di violenza in aumento, di insicurezza dilagante, di crescita clamorosa della delinquenza e di riduzione esponenziale delle punizioni e del carcere (…) E ora chi glielo dice al professor Galli della Loggia?

(…) noi ci troviamo di fronte questa realtà: il numero dei detenuti è aumentato, tutto il resto è diminuito. I reati, nonostante la crisi economica ( generalmente, ci spiegano i sociologi, in corrispondenza con le congiunture economiche negative aumenta il tasso di criminalità) sono in ripida discesa: nell’ultimo anno, circa del 12 per cento. E cioè sono scesi da un milione e 463 mila nei primi sette mesi del 2016 a 1 milione e 286 mila nei primi sette mesi del 2017. ( Un dato statisticamente enorme, un vero e proprio record). E tuttavia ci sono cifre ancor più sorprendenti. Quelle relative agli omicidi, innanzitutto. Sono scesi da 245 a 208. Una riduzione del 15 per cento. Se volete un raffronto con qualche anno fa, possiamo dirvi che nel 2007 ( sempre primi sette mesi) gli omicidi volontari furono 397, e nel 1991 furono 1.108. Lasciamo stare, magari, gli anni novanta, quando si uccideva, in Italia, senza pensarci su. Ma anche con il 2007 il paragone è davvero confortante: omicidi volontari quasi dimezzati. E visto che abbiamo parlato degli anni novanta, che furono anni di mafia, vediamo cosa succede in quel campo. In un anno, dicono le statistiche, gli omicidi di mafia si sono addirittura ridotti del 40 per cento. Infine, al contrario di quello che spesso si dice, sono diminuiti anche i furti e le rapine, seppure in misura minore. I furti da 783 mila a 702 mila ( circa l’ 11 per cento in meno) e le rapine da 19 mila a 16 mila ( circa il 15 per cento).

Ora noi ci aspetteremmo che questa mattina tutti i giornali ( a partire dai quattro quotidiani “dell’Avemaria”, e cioè Il Giornale, Libero, Il Fatto e la Verità) aprano la loro prima, a tutta pagina, con un titolo che dice: “Ci eravamo sbagliati, la criminalità è in ritirata”. O qualcosa del genere. Però non accadrà. Questi quattro giornali, e al loro seguito, nei prossimi giorni, anche gli altri giornali, compresi i grandi giornali ( e le Tv, il web e tutto il resto), continueranno a scrivere e a dire che ormai la criminalità controlla il territorio e lo Stato si è arreso. Come ha scritto, non più di una cinquantina di giorni fa, il professor Galli della Loggia in un serissimo editoriale del Corriere della Sera. Ora chi glielo dice al professor Galli della Loggia, che facendo lo storico è costretto a registrare questi dati ( sennò che storia racconta?), chi glielo dice che la criminalità sta perdendo molti colpi? Altro che controllo del territorio!

E allora torniamo alle due domande. Perché esiste questa frattura, vistosissima, tra realtà e senso comune? E chi lavora per tenere aperta questa frattura?

La frattura esiste perché tutto il sistema dell’informazione è impegnato nel fornire un quadro sbagliato all’opinione pubblica. E nell’alimentare la spirale tra opinione pubblica che insegue l’informazione e viceversa, esaltandosi a vicenda e immaginando una società in crescente pericolo e bisognosa soprattutto di sicurezza.

Prima di morire, Marco Pannella iniziò l’ultima delle sue battaglie visionarie. Quella per il “diritto alla conoscenza”. Sembrava una cosa astrusa, eccentrica, come spesso appaiono, a prima vista, le campa- gne di Pannella. Invece affrontava esattamente questo tema: non le fake news, che sono occasionali e possono essere facilmente smentite. Ma la rappresentazione organica e insistente della realtà in modo diverso o addirittura del tutto opposto a come la realtà è. È in questo modo che, sistematicamente, si viola il diritto alla conoscenza e si limitano in modo drastico le possibilità di libero sviluppo della democrazia. Gli organi di informazione, in larghissima parte, sono responsabili di questa violazione di diritti. E lo sono, generalmente, in legame stretto con una parte consistente della politica.

Perché questo avviene? Io credo che avvenga per due ragioni. Da una parte c’è la forza del populismo, che è un movimento politico forte, generalmente privo di ideologie e anche di idee, che trova la sua forza nell’alimentare l’ira popolare su temi facili e che non chiedono grande cultura e grandi strumenti politici. Come appunto i temi della sicurezza e della ricerca del linciaggio. Dall’altra c’è la debolezza dei liberali, che non trovano la forza di contrastare il populismo e preferiscono assecondarlo. E nell’esercito dei liberali metto gran parte dell’intellettualità, che evidentemente ha rinunciato consapevolmente al proprio ruolo di “sapienza”. Accettando la divisione netta tra realtà vera e realtà raccontata.

In questa divisione c’è la morte della politica. Perché non è possibile nessuna politica seria se si confonde realtà e demagogia.