Cronaca 10 Aug 2017 11:41 CEST

Avviso di nobel e avviso di reato…

Il tribunale di Trapani ha inviato un avviso di reato a un sacerdote che si chiama Mussie Zerai e si occupa di aiuto ai migranti. A metterlo nei guai con la legge è stato proprio il suo “lavoro quotidiano”. Aiutare qualcuno è permesso, ma se quelli che aiuti sono considerati fuorilegge allora tu stai commettendo il reato di favoreggiamento. Quindi puoi aiutare un migrante regolare ma non un migrante clandestino, perché dal 2009, in Italia, essere clandestino è una condizione che costituisce reato.

Padre Mussai giusto due anni fa aveva ricevuto un altro avviso, non da Trapani ma da Oslo: era la commissione per il Nobel della pace che lo aveva candidato al premio. Non si montò la testa. Né stavolta si è molto preoccupato – suppongo – per l’alzata di ingegno di un magistrato siciliano. Padre Zerai sarà assolto, naturalmente, o forse il procedimento sarà archiviato da qualche Gip con un po’ di sale in zucca. E potremmo anche considerare chiuso il caso. Quello che preoccupa è l’uso ossessivo della legge, e la moltiplicazione delle leggi, per affrontare i problemi che via via si pongono davanti a noi. Avviso di Nobel e avviso di reato ( Se la legge diventa ossessione)

In questi giorni stiamo affrontando uno dei grandi problemi del nostro tempo: l’ondata di migranti provocata dalla crisi economica e militare dell’Africa, e del Sud del mondo, e dai processi inarrestabili della globalizzazione. Questione complessa e sulla quale abbiamo scritto varie volte su questo giornale, anche esprimendo posizioni diverse. ( Del resto sarebbe illogico se un problema di queste dimensioni d’epoca avesse una sola soluzione giusta e indiscutibile).

Però vorremmo sottolineare un fatto. E cioè che anche in questa occasione, come in tante altre recenti crisi – vere o create dall’informazione – la scelta decisiva è sempre quella di inventare nuovi reati e nuove pene. Quante volte è successo? Vogliamo elencare le più recenti? Furti, tutti parlano di furti: sù le pene per furto. Incidenti stradali, vanno spesso in prima pagina: sù le pene, e anzi si inventa un nuovo reato, quello di omicidio stradale. Rapine, le Tv non parlano d’altro ( anche se le statistiche dicono che sono in diminuzione): nuova legge sulla legittima difesa. Corruzione, i grillini premono, “Il Fatto” è in campagna permanente: nuove pene e addirittura equiparazione della corruzione all’attività mafiosa. E così arriviamo ai clandestini. L’opinione pubblica è preoccupata per l’arrivo dei profughi dall’estero ( già da alcuni anni: parliamo del 2009) e allora il Parlamento vara una legge che stabilisce che chi è clandestino sta commettendo un reato. E’ la prima volta che in un codice occidentale un reato viene associato all” essere” e non al “fare”. Nasce un reato, l’unico reato al mondo, che si compie senza compiere alcun atto.

Reato, credo, mai applicato, per fortuna: anche perché gran parte della magistratura è un po’ meno peggio di come ce l’immaginiamo. Ma ora che l’emergenza sale ( e l’emergenza, spesso, nelle società moderne sale non perché sia reale ma perché tale è decretata dall’informazione, stampa e Tv), senza bisogno di nuove leggi si trova un nuovo reato da applicare: “favoreggiamento del reato di clandestinità”. E questa nuova figura di reato rende “rei”, praticamente, tutti coloro che si occupano di soccorso ai migranti, specie ai migranti in mare, perché evidentemente tutti i migranti, almeno finché non ottengono il titolo di rifugiarti, sono clandestini.

Molto probabilmente questa appassionata ricerca di nuovi reati, nuovi delinquenti, nuove pene, non porterà a grandi risultati. Né positivi né negativi. Semplicemente servirà ai partiti a dire all’opinione pubblica: «io son rigoroso, ioson rigoroso!». E servirà ad alcuni magistrati a mettersi in mostra, magari con l’idea di un salto in politica nel prossimo futuro. Dunque potremmo anche non curarcene. Però è uno dei tanti aspetti di quel processo che sta trasfor-mando la politica in attività di tipo giudiziario. Cioè sta uccidendo la politica, la sta radendo al suolo. Non c’è più la ricerca della soluzione, della mediazione, magari del compromesso. Che tenga conto degli interessi diversi, configgenti, e legittimi, di moltitudini di donne e di uomini. C’è solo la gara a fare o a usare la legge e la repressione.

Date un’occhiata, in questi giorni, al libretto di Cesare Beccaria che pubblichiamo a puntate nella pagine interne ( per tutto il mese di agosto). Vedrete che Beccaria, che era solo un ragazzo di 25 anni, e viveva nel settecento, e scriveva prima della rivoluzione francese, aveva in mente idee di società molto più moderne di quelle che, pare, prevalgano oggi nello spirito pubblico.

 

Notizie correlate