Commenti & Analisi 6 Aug 2017 18:32 CEST

Il gioco d’azzardo, l’antipolitica e la credibilità della politica

L’ultima bozza del riordino del gioco pubblico, come in burocratese è chiamato il gioco d’azzardo, è stata posta all’ordine del giorno della conferenza unificata in seduta straordinaria all’ultimo istante dell’ ultimo giorno di apertura delle Camere. Per comprenderne il tenore, basta dire che prevede l’equilibrata distribuzione sul territorio della gestione del gioco d’azzardo ‘ allo scopo di evitare il formarsi di ampie aree nelle quali l’offerta di gioco pubblico sia totalmente assente’. Quasi si tratti di un servizio pubblico, come quello degli uffici postali o delle farmacie. Questo, mentre le somme riversate sul gioco d’azzardo sono salite nel 2016 alla cifra record di 96 miliardi e la ludopatia è diventata una vera e propria piaga sociale, che spesso colpisce i più deboli, distruggendo vite e famiglie. Il blitz non è andato in porto per la immediata reazione, come riferisce Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dell’associazionismo legato alla CEI e dei 5 stelle. Se ne riparlerà a settembre.

Resta, tuttavia, la constatazione, o quantomeno l’immagine, di una politica piegata agli interessi delle lobbies, pronta ad agire di nascosto, approfittando della calura di agosto, per sottrarsi al giudizio degli elettori. Di fronte ad un episodio del genere, il gran polverone sulla abolizione dei vitalizi appare per quello che è: fumo negli occhi. Appare nient’altro che il tentativo di darsi una veste presentabile, volta a nascondere una

sostanza impresentabile. Non può essere meno duro il giudizio su di una condotta cosi spregiudicata in una materia, quale il gioco d’azzardo, che vede consumarsi giorno dopo giorno migliaia di tragedie individuali e familiari. Ed è inevitabile che un giudizio così duro, che fa esplodere nel cuore il grido ‘ vergogna’, finisce con il coinvolgere tutto il mondo politico che con attiva o passiva connivenza approva. E che magari si oppone all’ipotesi della liberalizzazione delle droghe leggere perché potrebbero spalancare le porte dell’inferno. Mentre il gioco d’azzardo aprirebbe quelle del paradiso?

E’ questa la radice vera dell’antipolitica. E’ questa l’origine di un inevitabile sentimento di ripulsa verso un mondo che si ostina a dare protezione agli interessi peggiori. Ed è solo da una attenta considerazione degli episodi come questo che può nascere un riscatto della politica ed un recupero di autorevolezza. Se questo non accade è inutile e fuorviante prendersela con la rozza incultura dell’antipolitica. Questa è destinata a vincere se di fronte c’è nient’altro che una raffinata corruzione morale. Questa politica incapace anche di darsi una legge elettorale, ma capace di provvedimenti che favoriscono le lobbies del gioco d’azzardo, non si rende conto che la partita che si giocherà nelle prossime elezioni politiche è vitale per il futuro del paese. E che sarà decisiva la sua credibilità.