Costume 30 Jul 2017 16:07 CEST

Depardieu: «Quando giocai contro Pasolini e vinsi facendo gol»

«Non mi volevo lamentare delle tasse, ma a un certo punto mi sono reso conto che arrivavano all87%»

GERARD DEPARDIEU HA RICEVUTO IL PREMIO DELLE NAZIONI AL TEATRO ANTICO DI TAORMINA

«Abbiamo pensato che il Premio cinematografico delle nazioni, dedicato al suo ideatore Gian Luigi Rondi, dovesse cominciare con un grande personaggio del cinema francese, riconosciuto a livello internazionale come Gérard Depardieu». Con queste parole Tiziana Rocca reintroduce il prestigioso riconoscimento cinematografico che fu ideato e istituito dal critico cinematografico scomparso di recente e lo conferisce a Gérard Depardieu al teatro Antico di Taormina dove è stato presentato per la prima volta. Depardieu che conserva un legame particolare con l’Italia e la sua cinematografia, racconta il suo rapporto con la nostra terra e con la Sicilia in particolare, dopo la proiezione di una clip da Ciao Maschio di Marco Ferreri che lo vede recitare al fianco di Marcello Mastroianni.

Ha avuto un rapporto molto intenso con il cinema italiano e con i nostri migliori registi. Che cosa può raccontarci di quel periodo?

Ho girato diversi film in Italia e insisto nell’affermare che il cinema italiano non ha niente da invidiare al cinema francese. Voi italiani dovreste essere orgogliosi del vostro Paese e non guardare alla cinematografia estera come se fosse migliore della vostra. Il cinema francese classico non è all’altezza del cinema italiano. Certo abbiamo avuto Truffaut, Chabrol; ma già Godard è sempre stato difficile e spesso risulta incomprensibile ancora oggi. Registi come Ferreri, Bertolucci, Bellocchio, Comencini, Monicelli, Carmelo Bene con Nostra Signora dei Turchi hanno rappresentato il cinema come deve essere. L’Italia è stata fortunata: quando ancora non si poteva divorziare, il cinema ha trovato lo stimolo per investire in commedie di grande interesse, come Divorzio all’Italiana.

Che cosa pensa delle due cinematografie oggi?

Il cinema francese non se la passa bene. Prendete il Festival di Cannes: se non fosse per la Quinzaine sarebbe finito e pieno di film noiosi come quelli dei Dardenne.

Anche in Italia, a nessuno interessa più fare bei film come si facevano una volta, crecano solo di fare soldi.

Che ne pensa invece del cinema americano?

Non mi importa nulla del cinema americano, che punta tutto su effetti speciali e fantascienza. È pieno di pupazzi orrendi. La fantascienza è per me solo letteratura, rappresentata da autori come Asimov.

Ci racconta un aneddoto legato al suo periodo italiano?

A fine anni Sessanta, ho lavorato in Italia e durante la lavorazione di Novecento di Bernardo Bertolucci ci siamo divertiti molto. Si girava in provincia di Parma e con la troupe abbiamo giocato una partita di calcio contro Pasolini e la sua troupe di Salò, le cui riprese erano in Brianza. Pasolini voleva sempre vincere e quando ho segnato si è molto arrabbiato con la propria difesa. Per lui perdere era inaccettabile. Nonostante questo, ha perso 4 a 1.

Lei ha avuto un impatto enorme nel cinema italiano tanto che ad un certo punto tutti volevano lavorare con lei.

Agli inizi, Bernardo Bertolucci cercava un attore russo per il ruolo di Olmo in Novecento ( la storia di due uomini nati lo stesso giorno, uno da famiglia contadina e l’altro da famiglia di ricchi proprietari, ndr). In quel periodo re- citavo in teatro e lo scenografo era Ezio Frigerio, già scelto per curare le scenografie del film. Sotto suggerimento di Frigerio, Catherine Deneuve e Marcello Mastroianni, che erano venuti a vedere lo spettacolo, Bertolucci, senza presentarsi, è venuto a Parigi e mi ha visto a teatro. Tornato a Roma mi ha chiamato per incontrarlo. Mi sono presentato distrutto, perché avevo fatto a botte la sera prima. Ma ero fiero di presentarmi così. Bertolucci mi ha raccontato il personaggio e io gli ho detto: «Sì, sono in grado di farlo». Alla firma del contratto, ho detto a Bertolucci che, visto che nel film io e Robert De Niro avevamo la stessa età, volevo essere pagato come lui.

Un suo pensiero sul fenomeno dell’immigrazione, che vede coinvolti il Mediterraneo e la Sicilia?

È un problema terribile e dovrebbe essere un problema da affrontare a livello europeo, an- che se le migrazioni hanno sempre fatto parte della storia dell’umanità ed hanno arricchito la nostra cultura.

Conosceva già la Sicilia?

La Sicilia è un Paese che ho amato grazie a Carole Bouquet. Qui c’è ancora la possibilità di avere dei prodotti naturali, cosa che nel resto del mondo sta scomparendo. Si rischia di fare la fine degli Stati Uniti dove i supermarket diventano sempre più grandi, il cibo è scadente e sono tutti sempre più obesi.

Ha avuto in passato un rapporto pessimo con la Francia: c’è stata la polemica sulle tasse. Come va adesso?

Sì, avevo parlato delle tasse, ma ne ho parlato prima di avere problemi con quello stronzo di Holland, e non mi vergogno a ripeterlo perché gliel’ho detto in faccia. Di Macron non mi fido, giudicando le sue mosse recenti. Ho sempre pagato le tasse e non ho mai dato peso alle cose materiali. Non mi sono mai preoccupato del denaro perché la ricchezza vera è godersi la vita. Ad un certo punto però mi sono trovato in una situazione per cui le mie tasse salivano all’ 87% e ho detto: «Non vi sembra un po’ troppo?». In quello stesso periodo, il mio amico Putin mi ha offerto il passaporto russo ed è stato facile per i giornalisti unire le due cose. Sono stato così ricoperto di insulti.

Cosa pensa di Putin?

Passa per essere un terribile dittatore, ma sono tutte costruzioni dei giornalisti.

 

 

Notizie correlate