Giustizia 7 Jul 2017 11:05 CEST

L’avvocato di Maroni accusa Scafarto: «Falsificò gli sms del suo processo»

Domenico Aiello è convinto: «Il Noe ha truffato il Tribunale, modificando gli orari di invio». Era stato Woodcock ad affidare il mandato investigativo originario

Il difensore di Roberto Maroni, l’avvocato Domenico Aiello, ha sostenuto che i carabinieri del Noe, e in particolare il capitano Gianpaolo Scafarto, avrebbero “falsificato” gli orari di alcuni sms agli atti dell’inchiesta in cui il Governatore lombardo è accusato di pressioni illecite per far ottenere un contratto e un viaggio in Giappone a due sue ex collaboratrici. Secondo Aiello, «il Tribunale è stato truffato» dagli investigatori che indicano «tre versioni diverse di cinque messaggi» agli atti, decisivi per determinare la competenza milanese rispetto a quello romana. Scafarto è accusato dalla Procura di Roma di avere falsificato anche degli atti sull’inchiesta Consip.

In particolare il capitano del Noe sarebbe accusato di falso per due episodi: l’attribuzione all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo di una frase pronunciata da Italo Bocchino e riferita a Tiziano Renzi, e per la presunta presenza di 007 durante le indagini su Consip.

C’è un pool di investigatori di cui la Procura di Napoli si fidava molto, moltissimo. Un acronimo che fino a pochi mesi fa era garanzia di efficacia e professionalità: il Noe. Adesso il reparto Tutela ambientale dei carabinieri è sotto una tempesta che pare non finire mai.

Dopo i dubbi della Procura di Roma, le indagini sul capitano Scafarto e sul vicecomandante Sessa, dopo le ombre di falsificazione dell’informativa Consip e quelle sull’indagine Cpl Concordia, un nuovo colpo all’immagine dei Nucleo operativo ecologico viene inflitto dall’avvocato Domenico Aiello, difensore di Roberto Maroni: «Il Tribunale è stato truffato, gli atti di polizia giudiziaria sono falsi», ha dichiarato il legale durante l’udienza del processo in cui il governatore lombardo è accusato di “turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente” e di “induzione indebita” finalizzate a procurare un contratto di lavoro e un viaggio a Tokyo a due sue giovani collaboratrici.

Secondo Aiello i carabinieri del Noe che hanno materialmente condotto le indagini fin dall’inizio, quando erano nelle mani della Procura di Napoli, avrebbero indicato «tre versioni diverse sull’orario di cinque messaggi», messi agli atti e decisivi per determinare la competenza territoriale del processo, assegnato a Milano anziché a Roma. Si tratta di sms in cui il capo della segreteria di Maroni, Giacomo Ciriello, chiedeva all’ad di Expo Christian Malangone di includere in un viaggio di rappresentanza a Tokyo anche Maria Grazia Paturzo, una delle due giovani per cui Maroni avrebbe commesso i reati.

Gli sms sono trascritti «in due note riepilogative firmate dai carabinieri del Noe Gian Paolo Scafarto e Giuseppe Di Venere». Il nome di Scafarto torna anche qui. Lo scambio avviene il 28 maggio 2014. E secondo una delle versioni predisposte dagli investigatori, i messaggi sarebbero partiti quel giorno in un’ora in cui «Ciriello e Malangone si trovavano già a Roma». Dettaglio che avrebbe radicato l’indagine nella Capitale, ma che nella versione successiva sarebbe stato modificato.

Si sarebbe trattato di un ulteriore passaggio di competenze dopo quello del fascicolo originario, relativo alle tangenti internazionali che Finmeccanica avrebbe pagato per vendere all’India elicotteri dell’Augusta. Indagini partite da Napoli e finite a Busto Arsizio.

La presidente del collegio della quarta sezione penale di Milano, Maria Tersa Guadagnino, davanti alla quale si celebra il processo, ha respinto l’eccezione sollevata da Aiello. Secondo quest’ultimo il procedimento sarebbe stato radicato in virtù di una “truffa”. Secondo la giudice e il pm di Milano Eugenio Fusco, si tratta di rilievi «sbagliati e tardivi: una volta stabilita, la competenza del processo non può essere modificata».

Processo che riprenderà il 14 settembre e avrà un calendario di udienze molto serrato. Ma resta la curiosità di una vicenda, tutta da verificare, in cui compare di nuovo il nome di Scafarto. L’inchiesta era rimasta affidata al suo reparto perché era stato Woodcock a conferire il mandato quando, nel 2012, era aperto a Napoli solo il filone su Finmeccanica. Dopo il trasferimento a Busto Arsizio del fascicolo principale, alcuni elementi d’indagine avevano portato nel 2014 alle accuse contro Maroni, formulate dalla Procura di Milano. Ma le basi investigative erano sempre quelle costruite dal Noe.

Seppure in modo indiretto, esiste dunque un nesso tra l’episodio avvenuto ieri in Tribunale a Milano ed Henry John Woodcock. Coincidenza vuole che lo scontro tra Aiello e i magistrati si verifichi mentre la quinta commissione del Csm è riunita a Roma per scegliere il nuovo procuratore di Napoli, ossia il futuro capo dello stesso Woodcock ( seduta aggiornata alla prossima settimana, decisione finale in plenum entro luglio) e a ventiquattr’ore dall’interrogatorio, previsto per oggi, in cui lo stesso pm partenopeo dovrà comparire davanti ai colleghi della Procura di Roma. C’è un filo che unisce vicende e questioni lontane e che però rischia di rendere sempre più complicato il chiarimento all’interno della magistratura.

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