Giustizia 28 Jun 2017 14:14 CEST

Woodcock e Sciarelli indagati: son loro le spie?

Svolta clamorosa; il sostituto di Napoli accusato dai colleghi di Roma di rivelazione di segreti in concorso con la conduttrice, il cuo telefono è stato sequestrato

Henry John Woodcock è indagato per rivelazione del segreto d’ufficio. E a iscriverlo nell’apposito registro è la stessa Procura di Roma a cui è passata per competenza l’indagine su Consip avviata dallo stesso pm partenopeo. Una svolta clamorosa eppure, in qualche modo, prevista. E che nello stesso tempo potrebbe dare un contributo decisivo per chiarire altri aspetti della intricata e inquietante vicenda, a cominciare dal rapporto tra Woodcock e gli investigatori del Noe a loro volta finiti nell’indagine.

Il sostituto procuratore di Napoli sarà interrogato forse già oggi, e in ogni caso prestissimo, dai colleghi della Capitale. Il clamore è accentuato se possibile dal fatto che le accuse ipotizzate dall’ufficio diretto da Giuseppe Pignatone riguardino un passaggio di informazioni dal pm partenopeo al giornalista del Fatto quotidiano Marco Lillo.

Le notizie coperte da segreto sarebbero quelle riportare dal Fatto nel primo articolo su Consip, uscito il 21 dicembre scorso. Particolare decisivo, che rimanda ad altri due altrettanto importanti. Primo: a far da tramite fra il magistrato e Lillo sarebbe stata la giornalista Federica Sciarelli, conduttrice di Chi l’ha visto? e amica di Woodcock, a sua volta indagata per concorso in rivelazione di segreto e alla quale è stato sequestrato il cellulare. Secondo: ci sarebbe una coincidenza temporale tra i passaggi di notizie e il trasferimento a Roma di gran parte dell’indagine Consip. I sospetti sembrerebbero condurre a un possibile sovrapporsi tra la fuga di notizie e il disimpegno, da parte di Woodcock, rispetto ai risvolti “politici” dell’indagine.

Il sostituto della Procura di Napoli non si è sottratto dal commentare a caldo la notizia. Interpellato dall’Ansa, ha detto di avere «assoluta fiducia nei colleghi della Procura di Roma» e di essere «quindi certo che potrò chiarire la mia posizione, fugando ogni dubbio e ombra sulla mia correttezza professionale e personale». Ha poi aggiunto: «Non nego di essere molto amareggiato, e che questo è per me un momento molto difficile: posso però affermare, in piena serenità, di esssermi sempre ispirato al solo intento di servire la giustizia, nel rispetto delle regole».

Di certo la posizione del pm adesso è molto complessa, e davvero la sua frase sul «momento molto difficile» è comprensibile. Intanto la sua iscrizione a registro arriva dopo essere stata in qualche modo annunciata quando il procuratore Pignatone ha aperto il filone sulla fuga di notizie dall’inchiesta ai giornali. Più precisamente quando lo scorso 16 maggio gli inquirenti della Capitale hanno ipotizzato il reato di rivelazione del segreto per Gian Paolo Scafarto ( già indagato per falso) e quello di pubblicazione arbitraria di atti giudiziari per Lillo. Già in quel momento la possibilità che potesse essere coinvolto anche Woodcock è parsa elevata. Lo stesso Scafarto ha rivelato che fu il pm di Napoli a suggerigli di dedicare «un capitolo a parte dell’informativa» ai sospetti che gli inestigatori del Noe fossero pedinati da agenti dei servizi. E ancora, in una conversazione intercettata, e riportata dalla Stampa, lo stesso capitano dei carabinieri confessava il timore di «dover pagare per persone più in alto di me», e appunto «Woodcock» tra questi. L’intrigo evidentemente imporrà ai magistrati di Roma di approfondire le connessioni tra i conflitti affiorati all’intrerno dell’Ama e i reati ipotizzati nei confronti del magistrato napoletano. Così come approfondimenti potrebbero essere svolti, da parte dei titolari dell’indagine, sulla decisione presa dai pm napoletani di intercettare Tiziano Renzi, nello scorso mese di marzo, nonostante le ipotesi contestate a quest’ultimo non prevedessero il ricorso alle captazioni.

Quando Woodcock parla di momento difficile mette insieme probabilmente la novità dell’iscrizione a Roma con altre “pratiche” a suo carico. Una in particolare: l’azione per illecito disciplinare condotta dal pg di Cassazione Pasquale Ciccolo, relativa a un’intervista rilasciata dal pm a Repubblica.

A questo si aggiunge la relazione chiesta dall’altro titolare dell’azione disciplinare, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, al pg di Napoli Luigi Riello. Relazione che contiene altre informazioni su condotte investigative inappropriate da parte di Woodcock. Sulla base del documento redatto da Riello, poi, il Csm ha aperto una pratica per incompatibilità ambientale a carico del magistrato dal cognome inglese. Che la situazione sia pesante, non ci sono dubbi.

E che ci sia una connessione tra questi procedimenti di diversa natura è confermato da un altro elemento emerso ieri. Il procuratore di Roma Pignatone ha comunicato l’avvenuta iscrizione di Woodcock ai due sopracitati titolare dell’azione disciplinare, Ciccolo e Orlando, e allo stesso Csm. Da chiarire anche la posizione di Sciarelli. Il suo telefonino sarebbe stato lo strumento con cui le informazioni su Consip sarebbero materialmente passate da Woodcock al Fatto.

«Non posso aver rivelato nulla a nessuno semplicemente perche Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tantomeno ciò che è coperto da segreto», ha dichiarato a sua volta all’Ansa la giornalista. Mentre Lillo ha parlato di «un grosso brutto granchio» preso dalla Procura di Roma. E ha aggiunto: «Io posso testimoniare, per quello che vale la mia parola e la mia credibilità, che in questo caso» l’ufficio inquirente «ha sbagliato: se Pignatone, Ielo e Palazzi volessero sentire la mia versione sono pronto a testimoniare. Probabilmente sono indagato anch’io».

Altro elemento che rende determinante l’imminente interrogatorio di Woodcock: la possibilità di ricavarne elementi utili per riscontrare l’affermazione, intercettata, con cui Tiziano Renzi indicò nel giornalista del Fatto la fonte da cui avrebbe appreso di essere citato nell’inchiesta Consip. E sempre le verifiche sul ruolo di Woodcock saranno utili a dipanare la matassa delle presunte trame ordite dai carabinieri del Noe. Uno di loro, il vicecomandante Alessandro Sessa, è stato ascoltato a sua volta ieri dagli inquirenti della Capitale. Che la fuga di notizie fosse legata innanzitutto agli scontri interni all’Arma, è sempre più avvalorato dalle novità dell’indagine. Se e in quale misura Woodcock possa essere stato coinvolto in quei conflitti, è tutto da verificare.

 

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