Politica 16 Jun 2017 12:12 CEST

Padellaro: «Grillo di destra? No, è come la Dc»

«I 5 stelle non faranno accordi con la Lega»

Antonio Padellaro, da navigato conoscitore delle dinamiche 5 Stelle, non si scompone davanti al cambio di politica ordinato da Grillo sull’immigrazione, né vede uno spostamento a destra dell’asse del movimento. Secondo l’ex direttore del Fatto Quotidiano si tratterebbe soltanto di «opportunismi di tipo elettorale» per rimediare a una sconfitta recente. Sconfitta che per di più non scalfirebbe le ambizioni dei Cinque Stelle che puntano a essere il primo partito alle prossime Politiche. Chi è davvero in difficoltà, secondo Padellaro, è il «leader dimezzato» del Pd Matteo Renzi.

Dunque, come si spiega il cambio di passo sull’immigrazione impresso da Grillo a poche ore dalla chiusura delle urne?

Bisogna partire da un dato di fatto: i Cinque Stelle sono un movimento, o un partito, di centro. Per vocazione tendono a occupare uno spazio che durante la Prima Repubblica fu occupato dalla Dc e dal ‘ 94 in poi da Forza Italia. Questo spazio di centro non è moderato, ma interclassista e subisce gli orientamenti dell’elettorato cui si rivolge. Ovviamente nelle ultime scelte ci sono certamente opportunismi di tipo elettorale e postelettorale ed è chiaro che la mossa fatta il giorno dopo rispetto alle elezioni è così strumentale da risultare quasi ingenua. Un modo per coprire la sconfitta. Lasciando perdere, però, tatticismo e strumentalità, si capisce come il movimento vada avanti cercando di interpretare un mondo che è fatto di classi diversi ( ex ceto medio decaduto, giovani precari, pensionati stufi di essere maltrattati), ed ha capito che il problema dell’immigrazione viene percepito come grave e non vissuto come grave. Si stanno rivolgendo dunque alla parte di elettorato sensibile al problema, facendosi un po’ di propaganda. Sbaglieremmo a cercare di trovare logica e coerenza nelle loro scelte. Di sicuro però continuano a considerarsi una forza di centro.

La scelta di non prendere parte alla votazione sullo ius soli però non sembra da forza moderata… Il partito non ha la xenofobia nel suo dna. La Lega, ad esempio, è da 30 anni che predica alcune cose e guarda con diffidenza agli immigrati. Il M5S è geneticamente diverso e semplicemente sta usando l’immigrazione come un taxi su cui salire per arrivare un po’ più in avanti nei sondaggi e nella crescita dei consensi. Quando non funzionerà più, scenderanno. Stiamo parlando di un partito totalmente anti ideologico, tenuto insieme da un solo collante: la difesa della legalità con la messa al bando dei corrotti. Tutto il resto è cangiante, magari domani riscopriranno l’accoglienza. E lo ius soli che non va bene oggi, andrà bene in futuro. Magari domani si accorgeranno che ci saranno milioni di persone in più che potranno votare e si faranno qualche domanda. Inutile cercare di orientarsi nelle loro svolte politiche: ci vorrebbe il Tom-Tom.

Eppure qualcuno immagina possibile adesso un asse con la Lega… Non lo faranno mai. Questo sono nostre categorie mentali. Sono troppo furbi per farlo. Faranno un’altra cosa, anche se bisogna vedere quale sarà il sistema elettorale con cui si andrà al voto, nel caso diventassero il primo partito. Con l’incarico in mano andranno in Parlamento con 4 o 5 cose fondamentali da fare e chiederanno su queste il voto agli altri partiti. Se la Lega si farà coinvolgere è perché la Lega davanti a un programma di cui condivide molti punti darebbe la fiducia. Non sarebbe, però, un asse con la Lega, ma sa- rebbe la Lega ad accettare di sostenere il governo.

Il flop alle amministrative è da considerarsi un episodio dunque?

In realtà hanno sbagliato tutto e sono stati pure sfortunati. Si è votato nelle città peggiori per loro, come Parma e Genova per motivi precedenti al voto. Ha influito inoltre la cattiva gestione della Raggi a Roma e, sfiga delle sfighe, il loro miglior sindaco, Chiara Appendino, che finisce dentro la vicenda bruttissima di piazza San Carlo. Non è un episodio, ma solo un campanello d’allarme. Credo che se si votasse domani manterrebbero i consensi che i sondaggi hanno fornito negli ultimi mesi.

Si farà la legge elettorale?

Un secondo dopo che si fa legge elettorale si va alle elezioni. Chi non vuole la legge coincide con chi non vuole andare ad elezioni subito, come i tanti deputati e senatori che non sanno se saranno rieletti. Perché il tacchino dovrebbe partecipare festoso al pranzo di Natale? Poi abbiamo un Presidente della Repubblica che ha responsabilità di questo Paese e sa che un’Italia in campagna elettorale avrebbe diversi problemi. In Europa continuiamo a chiedere flessibilità, ma in cambio dobbiamo offrire stabilità. Terzo motivo per cui credo che si andrà a scadenza di legislatura è che il governo guidato da Paolo Gentiloni sta facendo bene la sua parte. Non sarà un super- premier, ma è un signore che sa tenere dritta la barra. Non credo dunque che ci sarà spazio per le voglie di voto anticipato di Matteo Renzi che è un leader dimezzato dopo il 4 dicembre.

Renzi è cosi «dimezzato» da poter rischiare la leadership del centrosinistra? Le primarie lanciate da Pisapia sembrano una sfida… Pensi come sta Renzi se pure Pisapia gli assesta un ceffone di questo tipo. E poi, citando Stalin, quante truppe ha Pisapia? Ha queste officine, ma in termini di voti? Eppure pur rappresentando pochino ha sfidato Renzi chiedendo le primarie.

Appena tre anni fa chi avrebbe osato tanto?

È chiaro che siamo davanti a un indebolimento progressivo. Sul referendum Renzi ha giocato l’intero piatto, forte di altre vincite, ma ha perso. È vero che poi è stato riconfermato leader, ma ha subito la scissione che gli costerà quel 3- 4 per cento di voti che non consentirà al Pd di essere il primo partito. Per di più adesso si ritrova dentro una minoranza che ha cominciato ad agitarsi. Se poi ci aggiungiamo la vicenda Consip… Il pronostico è per il centrodestra allora?

Il centrodestra ha i suoi problemi, legati soprattutto alla leadership e alle ambizioni di Salvini. Direi che sarà una partita molto aperta che dipenderà dal sistema elettorale con cui alla fine si andrà a votare. In ogni caso non è vero che è tornato il bipolarismo. Alle Amministrative c’è il ballottaggio e il M5S si è presentato impreparato. Alle Politiche il tripartitismo è quanto mai attuale con i tre blocchi molto vicini tra loro.

 

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