Commenti & Analisi 15 Jun 2017 13:33 CEST

Graviano, se vuoi iscriverti al partito Radicale vieni pure

Agenzie di stampa, giornali, notiziari radio- televisivi, informano delle “confidenze” di Giuseppe Graviano, a un suo compagno di ora d’aria. “Confidenze” che non si sa bene perché vengono fatte: l’interlocutore è un nessuno; e che un mafioso senta il bisogno, l’impellenza di “confidarsi” è curioso, stravagante. Graviano è considerato un boss di spessore: uno degli strateghi di quella lunga e sanguinosa stagione delle stragi e delle bombe degli anni Novanta; quella stagione che parte da via D’Amelio e poi Milano, Roma, Firenze… È sottoposto al regime del carcere duro del 41- bis, e al suo compagno di passeggiata, senza preoccuparsi d’essere registrato – anzi: forse confidando proprio in questo – dice quello che poi viene rilanciato e pubblicato sui giornali; per lo più è roba vecchia, risapu- ta; ribollite giornalistiche, funzionali e utili a teorici ed estimatori di quella che si suole definire “trattativa”; a proposito della quale si potrebbe dire quello che Metastasio, nel Demetrio dice della “fede degli amanti”: «… Che vi sia ciascun lo dice, dove sia, nessun lo sa».

Come sia, e quale opinione se ne abbia, le “confidenze” di Graviano hanno ampio risalto, e se ne dà sapore di credibilità.

Tra le tante cose più o meno vere, più o meno verosimili, Graviano parla anche di Marco Pannella, dei radicali. Dice che ha votato Pannella fin dal primo momento che è stato carcerato: fino al 2002, prima che gli fosse revocato il diritto di voto. Quando il Partito Radicale rischiava di chiudere ha versato un contributo, «Se fossi in condizioni mi iscriverei al partito…» . La tessera radicale costa il classico caffè quotidiano. Se lo possono permettere tutti, se vogliono. Perfino Graviano, mai come in questo caso volere è potere. Qualcuno, a questo punto, forse potrebbe obiettare: d’accordo essere un partito “aperto”; ma anche, perfino, il partito di mafiosi come Graviano? La risposta è sì: se Graviano vuole, anche il partito di Graviano. Lo statuto del Partito Radicale in proposito parla chiaro: si può iscrivere chiunque; e chiunque va inteso nel suo senso letterale: chiunque. Anche Graviano.

Com’è del resto accaduto in passato: quando si sono iscritti al Partito Radicale personaggi che ad altri avrebbero fatto accapponare la pelle: elementi della ‘ ndrangheta, della malavita organizzata, del terrorismo nero e rosso. Lo hanno potuto fare, quando hanno voluto farlo, e nessuno di noi glielo ha potuto e voluto impedire: perché a suo tempo, Pannella, Sergio Stanzani, Angiolo Bandinelli, Gianfranco Spadaccia, e gli altri radicali anni Sessanta concepirono uno statuto dove la tessera, se la si chiede, non la si può rifiutare a nessuno, per nessuna ragione; e non solo: nessuno può essere espulso. Chi vuole si iscrive, chi vuole smette di iscriversi. Chi vuole viene a congresso, presenta mozioni, vota; chi decide di non venire, non viene. E’ una libera, autonoma scelta del singolo. Ed è, questo, l’elemento costitutivo, fondante, del Partito Radicale; la sua forza di ieri, di oggi, di domani. L’episodio di Graviano che manifesta l’intenzione di iscriversi al Partito Radicale poteva essere l’occasione per aprire un dibattito, un confronto, una riflessione su come si intende una forma partito, su come ci si può organizzare, sulle regole che possono governare e costruire un partito: su come il Partito Radicale ha scelto di rinunciare ai probiviri, alla possibilità di negare una tessera, di poter espellere chi non è gradito; sulla scelta di non vincolare l’iscrizione ad altre iscrizioni, per cui, se chi ha fiducia nel Partito Democratico o in Forza Italia, in casa Pound o nel Movimento 5 Stelle, chiunque, si può iscrivere e militare.

Poteva ( può) essere una buona occasione per questo dibattito, questa riflessione, questo confronto. E invece… Diciamo che il “regime” è astuto. Ha compreso benissimo che è meglio silenziare, ignorare, censurare. Dunque neppure il presunto scandalo fa più scandalo. Diceva Pannella che da vivo lo trattavano da morto, pronti, una volta morto, a trattarlo da vivo. Pannella deve essere ancora un po’ vivo, visto che ancora lo censurano, lo travisano, ne fanno al massimo una figurina da album. Bisognerà prima o poi chiedersi come mai altri, che sono “vivi”, a differenza di Pannella, sono trattati da vivi: “accolti”, accettati. Come mai accade, e perché. Una ragione ci sarà.

 

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