Scienze 30 May 2017 12:52 CEST

Omeopatia, la grande truffa

La tragica morte del bimbo di Ancona riapre l’annoso dibattito su una pratica magica spacciata per scienza e diventata nel corso dei secoli un businness miliardario

Quando Samuel Hahnemann pubblica il suo Organon della guarigione razionale, sacra Bibbia della “medicina” omeopatica corre l’anno del Signore 1810. Pasteur non aveva ancora scoperto l’esistenza dei batteri, negli ospedali i malati venivano curati con i salassi e le iniezioni di piombo, si operava senza anestesia, non esistevano antibiotici e non avevano ancora inventato il microscopio elettronico. La chimica, la biologia, la genetica e tutti gli altri campi del sapere scientifico che avrebbero poi contribuito alla nascita della moderna medicina erano ancora allo stato embrionale.

In oltre due secoli siamo riusciti a debellare malattie tremende grazie alle scoperte dei vaccini e delle penicilline, abbiamo realizzato strumenti di osservazione e di analisi clinica sempre più sosfisticati e precisi, la speranza di vita è aumentata di oltre il 50%, la mortalità infantile è precipitata; due secoli in cui la scienza medica è passata attraverso cambiamenti profondi e piccole grandi rivoluzioni. E mentre la medicina cambiava, si rimetteva in discussione e si emendava, l’omeopatia è rimasta uguale a se stessa, eterna e immutabile, come una credenza religiosa o un dogma senza tempo.

Come è possibile che una pseudoscienza simile all’astrologia possa aver avuto un simile successo? Ogni giorno nel mondo milioni di persone ingeriscono i graziosi granuli zuccherati convinti di curarsi da fastidiose patologie, i più sprovveduti addirittura di salvarsi da malattie molto pericolose mettendo seriamente a rischio la propria salute. Che conoscenza han- no questi consumatori del prodotto che ingeriscono?

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Al pari di altre pratiche figlie dell’epoca premoderna, l’omeopatia ignora i nessi di causa- effetto e le evidenze sperimentali seguendo il suggestivo principio di similitudine del farmaco: per curare un malato sarebbe sufficiente somministrare una dose altamente diluita della sostanza che ha provocato la malattia. Più la dose è diluita, più la cura sarà efficace. Il prodotto si ottiene sciogliendo una parte della sostanza di base in cento parti d’acqua, poi si agita la miscela e ripetere il procedimento altre decine e decine di volte. Lo scuotimento dei flaconi viene pomposamente chiamato “succussione” e servirebbe nientemeno che a “dinamizzare” il medicinale “energizzandolo”. Un lessico farlocco dal retrogusto new age che non ha alcun significato medico. Basta un corso di chimica elementare per apprendere che una sostanza diluita oltre il 12esimo centesimale in una soluzione liquida dà luogo a un prodotto che non contiene nessuna molecola della sostanza originale. Ce lo spiega il cosiddetto numero di Avogadro, un principio della chimica insegnato in tutte le scuole superiori. In sintesi: nei granuli non è presente nessun principio attivo. Le diluizioni infinitesimali dell’ingrediente originale, in alcuni casi fino alla potenza di 200 ( un numero che supera la quantità di atomi presenti nell’universo) rende qualsiasi prodotto omeopatico niente più che un placebo. Arnica montana, nux vomica, iniatia amara, sambucus nigra e altri simpatici rimedi della nonna smerciati a peso d’oro come prodotti da banco sono in realtà nient’altro che acqua fresca. Se non ci credete, provate far analizzare una confezione qualsiasi da un laboratorio e osservate i risultati.

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È comprensibile che all’inizio del XIX Secolo si prestasse attenzione a pratiche magiche e aleatorie come l’omeopatia. Quel che stupisce è il successo che essa ha ottenuto nel tempo, in particolare tra le classi medie e istruite delle società occidentali ( per paradosso il consumo di omeopatia è poco diffuso tra i ceti meno istruiti che evidentemente si affidano al vecchio, sano, buonsenso). Quando ne vengono svelati gli pseudoprincipi molti consumatori non vogliono crederci, restano stupiti, strabuzzano gli occhi. Altri si irrigidiscono, affermando che la comunità medico- scientifica lavora soltanto per i profitti delle multinazionali, che la medicina alternativa è osteggiata per motivi di interesse economico, che, anche se avesse ragione, la scienza non può spiegare tutto: i granuli funzionano, punto e basta. Funzionano su una zia che ha curato la tendinite, un nipote che è guarito dall’asma, un vicino di casa che ha sconfitto la sinusite, tutti esempi che stanno là a testimoniare la malafede di dottori e scienziati e le virtù taumaturgiche degli omeopati. Un’aneddotica priva di riscontri scientifici ma che trova nella vox populi di internet un fertile terreno di coltura e propaganda. Anche in seguitissime rubriche di quotidiani nazionali come La Repubblica e La Stampa noti giornalisti tessono le lodi dei rimedi omeopatici per affrontare le attese influenze stagionali e altri fastidiosi virus più o meno invalidanti.

Prendiamo il caso delle palline di “Oscillococcinum”, l” antinfluenzale” omeopatico più diffuso al mondo, consigliato da molti farmacisti e persino da qualche medico. Si tratta di palline di lattosio e saccarosio, normali caramelle di zucchero vendute a 1500 euro al chilo. Chi ne decanta i miracolosi effetti e le virtù “preventive” probabilmente non ne conosce la mirabolante genealogia.

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Nel 1925 il medico francese Joseph Roy osservò dal suo microscopio alcuni campioni di sangue infetto notando un corpuscolo sferico che oscillava nel plasma. Questo corpuscolo fluttuante era presente nei campioni di pazienti affetti da patologie diverse, il che suggerì a Roy l’idea che si trattasse di una specie di batterio trasversale, un “metabatterio” responsabile di tutte le principali infezioni. Lo chiamò “oscillococco” e provò ad estrarlo dal fegato e dal cuore di un’anatra muschiata per ricavare un rudimentale quanto improbabile vaccino universale. Le sperimentazioni sui malati non sortirono alcun effetto, ma Roy non demordeva ossessionato da quelle strane sfere oscillanti. La soluzione è decisamente triviale e venne a galla qualche anno dopo: Roy, che non era proprio un fenomeno nell’utilizzo del microscopio, e aveva infatti posizionato in modo errato i vetrini della preparazione, quei corpuscoli non erano batteri ma banali bolle d’aria. Con i microscopi di generazione successiva le bolle d’aria scomparvero e con loro anche le misteriose sfere.

Ma l’intuizione errata di Roy è stata sfruttata con grande senso del marketing dall’industria francese Boiron che dagli anni 50 ha messo in commercio l’Oscillococcinum e altre decine di rimedi. Un business miliardario che non ha nulla da invidiare alle citatissime multinazionali del farmaco, anche se i comunicatori della Boiron presentano i loro prodotti come una specie di Mulino Bianco della medicina, seguaci di innocui metodi “naturali” contrapposti alle pericolose tossine prodotte dalla farmacologia chimica.

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Ma nonostante la fede di milioni di adepti, la reputazione del fegato di anatra muschiata ha iniziato a oscillare pericolosamente, un po’ come le sfere del dottor Roy. Nel 2012 Boiron è stata costretta a rimborsare 12,5 milioni di dollari a dei consumatori americani per pubblicità ingannevole in seguito ad una class action di cittadini. Un giudice californiano stabilì che vendere palline di zucchero per curare l’influenza è una truffa e impose all’azienda transalpina di indicare che l’oscillococcinum non è riconosciuto come un farmaco dalla Food and Drugs Administration. Una sentenza molto importante che ha segnato una svolta nel consumo globale. Da quel momento la crescita esponenziale delle vendite di granuli si è fermata e, nel 2016, si è addirittura registrato un calo degli introiti: – 5% di fatturato, – 7% di prodotti venduti.

 

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