diritti 24 May 2017 11:10 CEST

Chiude il “bunker” di Gorizia: 150 migranti sbattuti in strada

I rifugiati cacciati dal grande scantinato che li accoglieva ma non c’è una soluzione alternativa. La protesta dell’associazione “Ospiti in Arrivo”. Anche il leghista Franco Zotti ha esclamato: «Non è umano»

A Gorizia c’è bisogno di pane, scatolame, biscotti, merendine, frutta, ma mancano anche prodotti igienici come sapone, lamette, dentifricio, spazzolini. Non si ratta di una raccolta per zone terremotate ma di tutto ciò che è necessario per i migranti protagonisti della drammatica notte del 20 maggio. Una notizia relegata nelle cronache locali ma che dovrebbe avere il risalto nazionale. A lanciare l’appello è l’associazione Ospiti in Arrivo che racconta come a Gorizia è stato chiuso uno scantinato, denominato tristemente “Bunker” dove avevano trovato sistemazione almeno 150 persone. Lo spazio doveva essere una soluzione di emergenza durante la stagione invernale, ma secondo la Caritas era diventato troppo affollato. Il problema è che non sono state trovare soluzioni alternative e così i migranti senza più neppure un alloggio di fortuna sono stati letteralmente sbattuti in strada. A questo punto è iniziato un pellegrinaggio tragico attraverso la città.

Dopo essersi accampati alla Valletta del Corno, sono stati accompagnati dalla polizia nel tunnel sotto il colle del castello, aveva iniziato a piovere. In fila con le loro poche cose, scortati dalla polizia e con le luci dei lampeggianti ad illuminare la colonna dei migranti. Una scena orribile come riportato dai testimoni. E’addirittura un leghista locale come Franco Zotti ad esclamare «non è umano», certo magari poco prima aveva la maglietta “Stop Invasione” ma fa comunque un certo effetto e dai il senso di ciò che stava succedendo.

Al mattino del 21 maggio la conclusione davanti la Prefettura dove i migranti sono stati prelevati da alcuni pullman, destinazioni diverse per loro. Alcuni sono stati trasferiti ai centri di accoglienza di Roma e Bologna, altri a Gradisca d’Isonzo dove c’è la struttura indicata per tornare ad essere quella che era, un Cie. Per altri è stata trovata una soluzione in alcuni container.

E’chiaro che si è trattato ancora una volta di una soluzione in perfetto stile emergenziale, denuncia sempre l’associazione Ospiti in Arrivo con un post su Facebook. Infatti che il cosiddetto Bunker chiudesse era già noto, ma niente è stato fatto per prevenire la situazione. Lo scantinato era gestito da volontari che si occupavano dei migranti che per la maggior parte “avevano appena formalizzato le loro richieste d’asilo e che per legge avrebbero dovuto trovare immediata accoglienza (D.lgs 142/2015)”. La cronica carenza di spazi, per un fenomeno ormai diventato strutturale, ha contribuito a far si che i migranti si spingessero sulle rive dell’Isonzo, nella tristemente nota jungle di Gorizia, per trovare almeno un posto dove cucinare.

“A queste persone, infatti, non sono mai stati garantiti dei pasti, se non un pranzo e una saltuaria colazione, sempre gestiti dai volontari. Al ripopolamento della jungle, Prefettura , Regione, Comune, nel nome della sicurezza, del decoro e dell’ordine pubblico, hanno risposto con lo smantellamento, dimenticandosi contemporaneamente dell’esistenza di precise norme relative all’accoglienza dei richiedenti asilo. Non sono mancate le ronde di civili per intimidire e cacciare le persone, la cui unica colpa è quella di essere fuggite dai propri Paesi e di aver chiesto protezione internazionale nel nostro Paese” scrive ancora Ospiti in arrivo.

Intanto è cominciato il balletto delle responsabilità dove nessuno ci fa una bella figura. Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli ha dichiarato: «non mi avrebbe fatto piacere se ci fossero state persone a dormire all’aperto. Non ho però capito i motivi che hanno spinto la Caritas a lasciare per strada queste persone». Un quesito al quale ha risposto Don Paolo Zuttion: «il bunker era stato aperto per dare una risposta all’emergenza freddo, emergenza che ora è venuta meno. All’inizio andava bene, ma ora c’erano presenze massicce e con un tale assembramento si creavano problemi di sicurezza. Non è stato un gesto politico, anzi: con la prefettura lavoriamo molto bene. Ci è dispiaciuto lasciare queste persone fuori, ma per loro era meno pericoloso così».

Notizie correlate