Diritto 13 May 2017 09:10 CEST

Progetto Imperial, gli avvocati italiani riaprono l’hotel di Sousse assaltato dai terroristi

Dal 18 al al 21 maggio la grande iniziativa in Tunisia: un convegno lungo quattro giorni nell’albergo rimasto chiuso dal giorno della strage sulla spiaggia del giugno 2015. Cnf italiano e Ordine degli avvocati tunisini insieme «per la democrazia e la pace»

È rimasto chiuso da quel giorno, da quel 26 giugno 2015 in cui un assalto terrorista arrivato dal mare lasciò a Sousse 39 vittime, turisti colti inermi sulla spiaggia. Da allora l’Hotel Imperial ha smesso di essere un fiore all’occhiello dell’industria turistica tunisina. Grazie all’avvocatura italiana quel luogo segnato dall’infamia jihadista riaprirà i battenti e sarà restituito a un Paese libero dal terrore: dal 18 al 21 maggio prossimi in quell’albergo prenderà vita infatti il Progetto Imperial. Si tratta dell’iniziativa «per la democrazia e la pace» messo a punto dal Consiglio nazionale forense insieme con Onat, l’Ordine nazionale degli avvocati tunisini. Un convegno lungo quattro giorni che si svolgerà proprio all’interno dell’Hotel Imperial. Una sfida inedita per l’avvocatura a livello mondiale. Il coraggio del «ritorno alla vita» si manifesterà nei dibattiti già messi in calendario, ma anche in un gesto che promette di avere risonanza planetaria: un «tuffo collettivo» nelle acque di quella spiaggia presa d’assalto due anni fa. L’appuntamento è per le 11 di sabato mattina. E la risonanza rischia di andare ben oltre le relazioni tra gli ordini forensi italiano e tunisino. Oltre ai 400 professionisti coinvolti dal Cnf e ai 300 colleghi che aderiscono alla sfida dell’Onat, ci saranno almeno altri 200 avvocati dai Consigli forensi di Francia e Spagna e da altri Paesi europei. L’importanza del gesto ha attirato l’attenzione dell’avvocatura persino Oltreoceano: legali provenienti da studi statunitensi hanno fatto sapere che faranno il possibile per esserci.

Dietro la macchina organizzativa che giovedì prossimo consentirà il decollo di charter da diverse città Italiane, per facilitare gli avvocati che hanno aderito dagli Ordini di tutto il Paese, c’è l’instancabile impegno del coordinatore della Commissione Diritti umani del Cnf, Francesco Caia. È lui ad aver portato già nel giugno del 2016 la solidarietà del Cnf italiano, in occasione di un precedente convegno organizzato in Tunisia su “Democrazia e diritti umani”. Un contributo decisivo per la materiale organizzazione dell’evento è arrivato dall’Ordine di Oristano, la cui presidente Donatella Pau si è occupata persino delle convenzioni con le compagnie aeree. Dopo l’arrivo a Cartagine e il trasferimento a Sousse, si dispiegherà il ricco programma di dibattiti nelle sale dell’Imperial. Ha grande rilievo il patrocinio del presidente tunisino Beji Caid Essebsi, così come l’assegnazione al Cnf di una medaglia d’oro da parte della presidenza della Repubblica italiana. Dopo i saluti di giovedì pomeriggio, venerdì 22 si entrerà nel pieno dei lavori, aperti dal presidente dell’Onat Ameur Merhrzi. Nel corso della mattina si svolgerà il dibattito su “Come combattiamo il terrorismo” moderato dall’ex presidente dell’avvocatura tunisina, Abdelaziz Essid, sotto la cui guida fu attribuito all’Onat il premio Nobel per la Pace 2015 come parte del “Quartetto per il dialogo nazionale”. Nel pomeriggio di venerdì si discuterà su “La condizione della donna nel Mediterraneo”, incontro che sarà seguito dalla commemorazione delle vittime cadute nell’attentato del giugno 2015. Da segnalare il sostegno del Banco di Sardegna e di Tunisair, solo per citare le imprese che maggirmente hanno contribuito all’evento.

Domenica torneranno, dall’aeroporto di Cartagine, gli almeno 400 avvocati italiani rappresentativi anche delle tante realtà associative che, insieme con l’Organismo congressuale forense, hanno aderito all’iniziativa, dall’Aiga all’Anf e alle Unioni delle Camere civili e penali. L’Hotel Imperial restituito a nuova vita e alla sua vocazione di polo turistico è un omaggio alla futuro della Tunisia divenuto ormai da mesi il principale motivo di discussione e di speranza nella sponda sud del Mediterraneo.

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