Giustizia 13 Apr 2017 17:26 CEST

Caso Consip, il Csm “indaga” sul duello tra procure

Il consigliere laico Zanettin chiede una verifica sullo scontro tra Woodcock e Pignatone: «Potrebbe sull’immagine di imparzialità e indipendenza del magistrato»

Continuano le tensioni intorno al caso Consip. II consigliere laico del Csm Pierantonio Zanettin ha chiesto infatti «l’apertura di una pratica sullo scontro fra le procure di Napoli e Roma». Lo scopo è «verificare se l’operato di taluno dei titolari dell’inchiesta Consip possa incidere negativamente sull’immagine di imparzialità e indipendenza del magistrato, determinando una incompatibilità ambientale e funzionale».

Nell’attesa che il ministro della Giustizia Andrea Orlando sciolga la riserva e decida di mandare gli ispettori a Napoli, è il consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin a prendere l’iniziativa.

Se per il Guardasigilli prima «c’è da capire la dinamica dei fatti» per Zanettin, invece, il Csm deve fare subito chiarezza sullo scontro fra le procure di Napoli e Roma.

Ieri mattina, dunque, la richiesta di apertura di una pratica al Comitato di presidenza del Csm, presieduto dal Vice presidente Giovanni Legnini, dal Presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio e dal Procuratore generale Pasquale Ciccolo.

Lo scopo è «verificare se l’operato di taluno dei titolari dell’inchiesta Consip possa incidere negativamente sull’immagine di imparzialità ed indipendenza del magistrato, determinando una incompatibilità ambientale e/ o funzionale. La stampa parla apertamente ormai di duello tra i Pm di Roma e Napoli», scrive Zanettin, ricordando che mentre la procura di Roma ha accusato di falso ideologico il capitano del Noe Giampaolo Scafarto «per aver alterato l’intercettazione contro Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, ed aver accreditato la possibilità che i servizi segreti stessero “spiando” l’inchiesta», la Procura di Napoli «ha ribadito “piena fiducia nel- l’operato del Noe” e confermato la delega per il filone investigativo che coinvolge Romeo in Campania».

«L’opinione pubblica – nota il consigliere – si chiede se Scafarto abbia agito per sbadataggine, o perché mosso da ambizione di carriera, o addirittura perché manovrato da qualche burattinaio che è rimasto nell’ombra. E’ certo che queste vicende gettano un’ombra inquietante sul comportamento di apparati dello Stato, in apparente conflitto tra loro». «In un quadro così delicato per l’equilibrio democratico del Paese, il Csm non può rimanere inerte – conclude Zanettin – e nei limiti e nel rispetto delle proprie prerogative, deve svolgere gli opportuni accertamenti sull’operato delle procure della Repubblica coinvolte».

Se la richiesta di Zanettin avrà il via libera, la Prima commissione del Csm, presieduta dal laico Giuseppe Fanfani ( Pd), sarà chiamata ad esprimersi sull’incompatibilità ambientale per i pm di Napoli.

Sul fronte della polizia giudiziaria, invece, nessuna iniziativa si segnala da parte del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri il cui comandante generale Tullio Del Sette è stato indagato proprio dal capitano del Noe Giampolo Scafarto, da alcuni quotidiani soprannominato “capitan riscrivo” per la sua propensione nel “ritoccare” le intercettazioni telefoniche.

Scafarto, già collaboratore del colonnello Sergio De Caprio, alias il “capitano Ultimo”, quando questi era Vice comandante del Noe, si è occupato di una gran quantità di inchieste – soprattutto su delega di Woodcock, il quale gli ha rinnovato la fiducia – che in realtà con i reati ambientali avevano poco a che fare. L’elenco è lunghissimo: dalle indagini sui conti del tesoriere della Lega Francesco Belsito a quelle sulle presunte tangenti pagate da Finmeccanica; dalla vicenda P4, alle rivelazioni di Gotti Tedeschi sullo Ior; dalle indagini sul tesoro di Massimo Ciancimino all’inchiesta che, partendo dalla metanizzazione dell’isola d’Ischia, ha coinvolto il colosso delle cooperative Cpl Concordia.

Come sta emergendo in queste ore pare che Scafarto si sia, appunto, già ripetutamente applicato nell’attività di riscrittura dei brogliacci. Nell’inchiesta su Cpl concordia, infatti, aveva sostituto “a piacere” un suono incomprensibile con una parola di senso compiuto dalla formidabile forza probatoria; nel procedimento per gli appalti all’ospedale Cardarelli di Napoli aveva fatto diventare un dipendente del gruppo Romeo, esperto di “cleaning”, quindi di servizi di pulizia, in un “esperto di crimini”.

Il Noe di Scafarto, pur sfiduciato dalla Procura di Roma che gli ha revocato la delega d’indagine, potrà dunque continuare ad indagare sul filone campano del procedimento Consip che non comprende però più da qualche settimana la posizione di Del Sette, ora confluita per competenza territoriale nelle mani dell’aggiunto della Capitale Paolo Ielo.

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