Esteri 13 Mar 2017 15:11 CET

La Scozia fissa il referendum: «Via da Londra per stare nell’Ue»

L’annuncio della premier Nicola Surgeon: entro marzo 2019 il voto per l’indipendenza dal Regno Unito. I sondaggi prevedono un testa-a-testa

Colpo d’acceleratore di Nicola Sturgeon, che gioca d’anticipo su Theresa May e annuncia a sorpresa che la Scozia andrà per la seconda volta in tre anni alle urne per proclamare l’indipendenza dal Regno Unito. Il premier britannico potrebbe annunciare nelle prossime ore l’avvio delle procedure per lasciare l’Unione Europea, ma il first minister scozzese l’anticipa facendo sapere che la prossima settimana verrà avanzata formale richiesta per la consultazione.

Un diritto che le riserva, sostiene, il manifesto dello Scottish National Party così come approvato al congresso dello scorso anno: si starebbe infatti realizzando il caso di “significativo o materiale cambiamento” nella posizione costituzionale della Scozia all’interno del Regno Unito. Del resto, si sottolinea ad Edimburgo, al referendum di giugno sulla Brexit l’orientamento degli scozzesi fu europeista e, se ci fossero ancora dubbi a proposito, il prossimo congresso è già in agenda per la fine di questa settimana.

La svolta separatista avrà con ogni probabilità un nuovo avallo. I risultati degli ultimi sondaggi, intanto, inviano al premier scozzese un duplice messaggio. Da una parte, il sostegno all’indipendenza è salito dal 45 al 49% (indecisi esclusi): in termini statistici, c’è in pratica un testa a testa tra “Si” e “No”.

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Ma i sondaggi hanno anche evidenziato che un terzo degli elettori del suo partito sostiene  il leave nel questito sull’Ue. Sturgeon ha bisogno quindi di persuadere una larga maggioranza di questi elettori a sostenere l’indipendenza ma per essere sicura di vincere deve anche convincere gli elettori non nazionalisti a sostenerla.

In ogni caso sono pochi quelli che vogliono un referendum prima che il Regno Unito lasci l’Ue: ecco quindi che il premier dovrà giustificare la sua eventuale decisione di uscire dal Regno Unito prima della Brexit.

Sturgeon dovrà chiedere (oggi ha detto che lo farà la prossima settimana) il “via libera” del Parlamento scozzese per concordare con il governo britannico la procedura che consentirà all’assemblea di Edimburgo di legiferare per un nuovo referendum.

In pratica il Regno Unito e la Scozia dovrebbero firmare un secondo accordo come quello che nel 2012 ha permesso il referendum sull’indipendenza del 2014. Questo causerà sicuramente una battaglia sui tempi, tra coloro che vorrebbero farlo dopo la Brexit e chi vuole farlo prima dell’uscita effettiva del Regno Unito dall’Ue. La stessa Ue potrebbe decidere di considerare la richiesta di adesione della Scozia solo dopo l’avvenuta Brexit.

Intanto la situazione, in tre anni, è cambiata da diversi punti di vista. L’economia scozzese è peggiorata dopo il 2014. Il crollo dei prezzi del petrolio ha determinato un aumento del deficit della spesa pubblica del 20% la crescita è rallentata. Le esportazioni verso il resto dell’Ue poi non crescono velocemente come quelle della Gran Bretagna.

Sturgeon inoltre deve rispondere a una serie di questioni, prima tra tutte quale valuta la Scozia deciderebbe di usare e se accetterà di usare l’euro in futuro; creare o meno una nuova banca centrale. Interventi massicci contro il deficit; eventualità di ripagare la sua parte di debito pubblico del Regno Unito. E infine su come può avere un libero scambio a parità di condizioni sia con la Gran Bretagna che con l’Ue. Non sarà una passeggiata. Nè arrivare al referendum, nè gestire l’eventuale indipendenza

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