Prima pagina 1 Mar 2017 17:15 CET

Cappato: «Mi autodenuncio, ora lo Stato batta un colpo»

Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni dopo aver assistito Dj Fabo va dai Carabinieri a Milano e lancia la sfida al Parlamento per una legge sul fine vita: rischia fino dodici anni di carcere

Una folla di giornalisti circonda Marco Cappato all’uscita della stazione dei carabinieri della compagnia Duomo di Milano dove è andato ad autodenunciarsi per aver accompagnato Dj Fabo in Svizzera e averlo aiutato nel suicidio assistito. Il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica ha spiegato nel dettaglio cosa ha fatto verbalizzare dalle forze dell’ordine: «Sabato mattina alle ore 12 circa su sua richiesta ho caricato Fabiano Antoniani sulla sua macchina predisposta per il trasporto disabili e ho guidato dalla sua casa fino a Zurigo, in Svizzera, dove poi lo abbiamo spostato nel letto dove ha ricevuto le visite mediche e poi ha ottenuto l’assistenza medica alla morte volontaria. Una buona parte dei fatti è avvenuta in Italia, e senza il mio aiuto oggi Fabiano sarebbe ancora in quella condizione in cui voleva essere più”. L’esponente radicale ha tenuto a ribadire che questa azione di “disobbedienza civile nei confronti delle leggi esistenti, in nome dell’affermazione del diritto all’autodeterminazione” nelle scelte di fine vita, si inserisce all’interno di una più ampia campagna di soccorso civile per aiutare a fornire assistenza medica a morire a quelle persone che si trovano in condizioni di “malattie e sofferenze insopportabili».

«In particolare, spiega Cappato attraverso il sito internet soseutanasia. it insieme a Mina Welby e Gustavo Fraticelli forniamo informazioni e aiuto di ogni tipo alle persone che si rivolgono a noi per ottene- re una soluzione alle loro sofferenze. Questa nostra attività ha avuto diversi risultati: due anni fa ho accompagnato Piera Franchini nella stessa struttura di Dignitas dove è morto Dj Fabo. In quell’occasione la donna è tornata a casa e poi è andata autonomamente in Svizzera a morire. A dicembre 2015 mi sono autodenunciato per aver pagato, tramite il conto corrente dell’associazione, il biglietto del treno per la confederazione elvetica per Dominique Velati, affetta da un tumore incurabile. In questi anni sono centinaia le persone a cui ho fornito personalmente informazioni e in alcuni casi anche aiuto materiale».

Marco Cappato annuncia azione future: «Ci sono in Italia molte persone che non hanno soldi e condizioni di trasportabilità per la Svizzera. Noi le aiuteremo, due in particolare: hanno già fissato un appuntamento, e io le aiuterò economicamente e materialmente a raggiungere il loro scopo» di una morte dignitosa. E promette di non fermarsi «fin quando non ci sarà risposta po- litica, finché non ci sarà l’eutanasia legale in Italia contro l’eutanasia clandestina».

Quasi commosso, dinanzi a taccuini e telecamere, Cappato ha ricordato cosa disse l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo a Piergiorgio Welby: «Lui sì che rispose e disse che l’unico atteggiamento intollerabile sarebbe stato il silenzio. Penso che avesse ragione. Non possiamo tollerare più silenzio, lo Stato si assuma la responsabilità di girare la testa dall’altra parte oppure ci dia l’occasione di spiegare davanti ad un giudice le nostre azioni, in nome dei principi costituzionali di libertà e responsabilità fondamentali, che sono più forti di un Codice penale scritto in epoca fascista. Non chiediamo tolleranza ma di fare come si fa in uno Stato di Diritto». Ora spetta ai pm valutare la situazione e trarre le conclusioni dalle azioni messe in atto da Cappato, che spera dunque di arrivare a processo. Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, spiega che rischia 12 anni di carcere per il reato di aiuto al suicidio: «La magistratura a questo punto deve fare chiarezza – spiega Gallo – e dire se l’aiuto al suicidio è reato e basta, come prevede il codice penale, o se sono possibili delle eccezioni, in base alle condizioni cliniche di chi chiede l’eutanasia».

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: «Sono sinceramente colpito dalla vicenda di Dj Fabo, come credo tutti i nostri concittadini. Il governo guarda con rispetto al confronto parlamentare che c’è e che credo sia doveroso e interpella le coscienze dei singoli parlamentari» .

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