Esteri 27 Feb 2017 15:33 CET

“Maledetto Trump, perché hai fatto morire mio figlio in quella stupida missione?”

Il padre di William Ryan Owens si è rifiutato di incontrare il presidente. Suo figlio è morto in Yemen nel primo raid compiuto dalla nuova amministrazione Usa: “Non lo voglio vedere”

Non ce l’ha proprio fatta a far finta di niente davanti al presidente che ha mandato suo figlio a morire per “quella stupida missione”. Bill Owens,  padre di William Ryan Owens, il soldato americano ucciso in Yemen nel primo raid compiuto sotto l’amministrazione Trump si è rifiutato di incontrare il presidente a inizio febbraio, quando la salma del figlio è tornata in patria.

La bara, coperta con la bandiera a stelle e strisce atterrò alla Dover Air base il primo febbraio scorso. Per accogliere la salma, il presidente lasciò la Casa Bianca, accompagnato dalla figlia Ivanka, e in elicottero raggiunse la base militare. “Mi spiace, non voglio vederlo”, disse Bill Owens  al cappellano. “Non volevo fare scene, ma la mia coscienza non mi permetteva di parlargli”, ha raccontato oggi. E adesso il padre ha chiesto un’inchiesta sull’accaduto: “Perchè proprio in quel momento si volle fare quella stupida missione, quando la sua amministrazione era cominciata da appena una settimana? Perchè?”. “Nei due anni precedenti, non c’erano stati ‘boots on the ground’, militari sul terreno, in Yemen: solo missili e droni. Perchè non c’era alcun obiettivo che valesse la vita di un americano, perché all’improvviso si è voluto dare tutto questo sfoggio?”

Il gran rifiuto e lo sfogo del padre sono stati raccontati dal Miami Herald. Il militare, uno dei più decorati soldati del mitico “team 6”, lo stesso che eliminò il 2 maggio 2011 Osama bin Laden in Pakistan, aveva 36 anni ed era padre di tre ragazzini: morì probabilmente, ha raccontato il padre- nelle fasi iniziali dell’operazione, in unno scontro a fuoco con i miliziani. L’ obiettivo era un campo ritenuto un covo di al Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap), vicino a al Bayda, nello Yemen meridionale. Nel raid, costata la vita a una trentina di civili, morì anche Nora, la figlia di 8 anni, con doppia nazionalità statunitense e yemenita, dell’ex leader di Aqap, Anwar al-Awlaki, ucciso da un drone Usa su ordine di Barack Obama il 30 settembre 2011. Il nonno della bambina, Nasser al-Awlaki, ex ministro dell’agricoltura yemenita, ha raccontato che da qualche tempo la piccola viveva con la madre. Quella notte morirono anche donne e altri bambini.

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