Commenti 8 Feb 2017 12:35 CET

Dalla magistratura Usa una lezione a Davigo

EDITORIALE

È molto interessante quello che sta succedendo negli Stati Uniti in questi giorni, e cioè la battaglia che si è aperta tra Donald Trump e un pezzo importante della giurisdizione. L’oggetto dello scontro, sapete, è il blocco dell’immigrazione da alcuni paesi musulmani. Trump ha deciso di attuare questa misura in funzione antiterrorismo. La magistratura americana e Davigo. Dov’è l’autonomia?

Un gran numero di avvocati è sceso in campo, gratuitamente, per sostenere i diritti dei migranti, bloccati negli aeroporti. Alcuni importanti magistrati, a loro volta, hanno preso posizione contro la misura di Trump, che giudicano anticostituzionale, e per ora l’hanno bloccata.

Ecco, dall’America ci arriva una fotografia nitida di cosa voglia dire separazione dei poteri e bilanciamento dei poteri. E ci arriva anche un’altra informazione: che non sempre avvocatura e magistratura devono scontrarsi: a volte si trovano fianco a fianco, e si trovano fianco a fianco quando hanno l’impressione che sia stato messo in discussione lo Stato di diritto.

E’ molto interessante anche mettere a confronto quello che sta succedendo in America con quello che sta succedendo da noi in Italia. Qui è aperta una battaglia campale dei magistrati contro il gover no su un tema più circoscritto: le pensioni degli stessi magistrati. Naturalmente è giusto e legittimo difendere gli interessi della propria categoria, ma è praticamente impossibile, almeno in questo caso, farli passare per simboli di un interesse generale. Come ha fatto l’Anm, e in particolare il suo presidente, Davigo. Il quale ha sostenuto che con il provvedimento che rinvia di un anno la pensione del Presidente della corte di Cassazione, Giovanni Canzio ( e non le pensioni di tutti gli altri magistrati) si realizza una condizione di disparità e addirittura un’invasione di campo del governo che lede l’indipendenza della magistratura. Canzio però – qualcuno lo ha inutilmente fatto notare a Davigo non è stato nominato dal governo ma da una assemblea composta, per i due terzi, da magistrati che appartengono alle varie correnti dell’Anm.

In America invece la battaglia dei magistrati ha due caratteristiche che contrastano con le caratteristiche della battaglia italiana. La prima è che si lotta su principi generali che non hanno niente a che fare con le rivendicazioni di categoria. I magistrati chiedono l’applicazione della Costituzione secondo il loro modo di interpretarla, a favore degli immigrati. Gli avvocati prestano gratuitamente il loro lavoro per la medesima ragione. Trump ritiene invece che i magistrati e gli avvocati abbiano letto male la Costituzione. Non so chi ha ragione, comunque è una lotta di idee, non di interessi.

La seconda caratteristica di questo scontro riguarda la struttura della magistratura americana, la quale, a differenza della magistratura italiana, non è formalmente indipendente. I magistrati sono nominati o dal Presidente, con ratifica parlamentare, o dai governatori dei singoli stati, o eletti direttamente dal popolo. In Italia invece i magistrati sono di carriera, e sono scelti da altri magistrati, diciamo così – scherzando “auto- riprodotti”. Sono l’unica, fra le caste di potere, che si forma per cooptazione e non per nomina esterna o per elezione popolare. Questo garantisce loro indipendenza: anche autonomia e imparzialità? Non è detto: forse autonomia e indipendenza sono principi distinti, che non sempre coincidono Negli Stati Uniti il magistrato che ha bloccato Trump è stato nominato da George Bush e ratificato da un Congresso a maggioranza repubblicana. Ma questo fatto non esclude la sua autonomia, e infatti il giudice ha dimostrato in modo clamoroso la sua autonomia bloccando l’iniziativa di Trump.

In America non esiste l’indipendenza della magistratura ( e i pubblici ministeri dipendono dal ministero della giustizia) e non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, e le carriere tra Pm e giudici sono totalmente distinte: eppure la magistratura è autonoma e il bilanciamento dei poteri funziona perfettamente.

In Italia la magistratura è indipendente, c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, le carriere di accusatori e giudicanti sono unificate, la politica non ha potere di intervento sulla magistratura ma la magistratura è in grado di condizionare ampiamente la politica.

Non sono sicuro che il sistema democratico americano – che ha moltissimi difetti – sia nettamente superiore al sistema corporativo italiano. Non sono sicuro, però, neanche del contrario.

 

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