Commenti & Analisi 13 Jan 2017 11:51 CET

Il mercato dell’antimafia? Ne fanno parte anche i magistrati

La polemica

Che esista, e non da oggi, un “florido mercato dell’antimafia”, come scrive il dottor Alberto Cisterna, è indubbio. Ma di questo mercato fanno parte a pieno titolo anche ( alcuni) magistrati. E l’associazione Libera, che anche il dottor Cisterna pare apprezzare, voleva aprire una pizzeria “antimafia”. Le geniali intuizioni di Sciascia e quelle carriere dei pm “anti”

Che esista, e non da oggi, un “florido mercato dell’antimafia”, come scrive il dottor Alberto Cisterna, è indubbio. E l’aveva previsto trenta anni fa, senza mai sbagliare un colpo, la genialità di Leonardo Sciascia. Ma di questo mercato fanno parte a pieno titolo anche ( alcuni) magistrati. Basterebbe il fatto che si pensano, si esibiscono ( e ci costruiscono carriere) come “antimafia”. Non è solo un fatto linguistico. Nessun Pubblico ministero né alcun giudice può mai definirsi “anti” qualcosa o qualcuno, soprattutto ergersi a combattente nei confronti di un fenomeno, neppure il più criminoso e sanguinario quale è per l’appunto la mafia. Essendo la lotta alla criminalità organizzata compito dello Stato e delle forze dell’ordine, solo in un caso i Pubblici Ministeri ( e mai i giudici) potrebbero gettarsi nella mischia dell’” antimafia”, se fossero sganciati dall’Ordine giudiziario e sottoposti all’esecutivo. Ma così non è e difficilmente sarà. Questa definizione solo apparentemente lessicale è importante proprio per quel che diceva Leonardo Sciascia, cioè che attraverso questa sorta di “professionismo” e di costruzione di carriere si sarebbe arrivati a una crisi profonda dello Stato di diritto e a un’amministrazione della giustizia strabica e, alla fine, ingiusta. È vero, non solo i magistrati si sono macchiati del “reato” di professionismo. Ci sono state scalate politiche nate sulle lenzuola bianche alle finestre, e florilegi di convegnistica e produzioni per così dire letterarie a fare da contorno all’attività della giustizia con il piglio dell’inevitabile, quasi tutto fosse concesso in nome di una battaglia di religione.

Pure si sarebbe potuto fare diversamente. E diversamente si è fatto in tante parti d’Italia, senza protagonismi né luci della ribalta. Un piccolo esempio di un episodio cui ho partecipato personalmente. Quando ero assessore alla sicurezza a Buccinasco ( cittadina attaccata a Milano e ingiustamente chiamata la “Platì del nord”), abbiamo aperto un asilo in una villetta confiscata. L’associazione Libera, che anche il dottor Cisterna pare apprezzare, voleva aprire una pizzeria “antimafia”. Qui sta la differenza tra il fare e l’apparire. L’asilo non era “anti” niente, ma forse era utile. E ancora non ho capito che sapore abbia la pizza mafiosa rispetto a quella dei ragazzi di Libera.

La magistratura ha enormi responsabilità in tutto ciò. Non può chiamarsi fuori. Neanche Falcone. La polemica di Leonardo Sciascia sul maxiprocesso non fu questione di facciata né di personale inimicizia. Fu allarme e avvertimento: non combattete i fenomeni, non innamoratevi di un’ipotesi, non lasciatevi lusingare dalle sirene che agiscono per interesse. Era appena entrato in vigore il nuovo codice di procedura, almeno “tendenzialmente” accusatorio e ne fu fatta carne di porco. Venne incenerito il giudice Carnevale ( vogliamo ricordare i sondaggi di Martelli-Falcone sulla sua giurisprudenza, senza risultato?) perché troppo pignolo e si portò a casa il risultato politico. Sì, politico. Con conseguenze tragiche.

Ma quel che di politico successe dopo le stragi fu ancora peggio. Leggi speciali ( l’ergastolo ostativo esiste ancora oggi) e gestione sciagurata dei “pentiti” ( con un vero mercato della calunnia affidato alle mani di delinquenti assassini) servirono a distruggere lo Stato di diritto e a costruire brillanti carriere ad alcuni Pubblici Ministeri. Non c’è bisogno di fare nomi e cognomi, li troviamo ogni giorno sui giornali, qualcuno ai vertici massimi dello Stato. E qualcuno vuole ancora mettere in discussione la genialità di quell’intuizione di Leonardo Sciascia?

NON SOLO I MAGISTRATI SI SONO MACCHIATI DEL “REATO” DI PROFESSIONISMO CI SONO STATE SCALATE POLITICHE NATE SOTTO L’EGIDA DELLA LOTTA A TUTTO CAMPO ALLA MAFIA, IN NOME DI UNA BATTAGLIA DI RELIGIONE

 

 

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