Esteri 12 Jan 2017 12:16 CET

Hacker e festini hard, la Russia inguaia Trump

Schermaglie con i giornalisti alla prima conferenza stampa ufficiale

«Quel report non avrebbe dovuto essere scritto, né pubblicato. Ma forse lo hanno perso le agenzie di intelligence» parte con i fuochi d’artificio la conferenza stampa del presidente eletto Donald Trump, la prima dalle elezioni e a dieci giorni dall’insediamento alla Casa Bianca. È un braccio di ferro continuo con i giornalisti che battono dove il dente duole: le presunte interferenze russe a suo favore in campagna elettorale. Per la prima volta il presidente eletto ammette: «Penso che ci sia la Russia dietro l’hackeraggio. Ma non solo la Russia, ci possono essere anche altri Paesi, come la Cina». Nonostante il tentativo di dirottare la conferenza su altri temi, ringraziando la Fiat Chrysler e la Ford per «aver riportato i loro stabilimenti negli Stati Uniti» e autodefinendosi «il più grande creatore di posti di lavoro che Dio ha creato», Trump fatica a uscire dal tema che lo sta mettendo in croce. Soprattutto dopo l’ultimo documento pubblicato ieri da BuzzFeed e CNN che racconta di festini «depravati» di Trump con prostitute negli hotel di San Pietroburgo e Mosca, tangenti offerte dal Cremlino – e rifiutate – per «affari lucrativi» in occasione dei mondiali in Russia del 2018, altre relative ad affari in Cina e altri mercati emergenti che invece sarebbero state pagate, anche se «in modo molto discreto e solo attraverso società affiliate, rendendole molto difficili da provare».

È questo il cuore delle accuse che la stessa intelligence reputa «non verificabili» anche se la fonte, una ex spia inglese, è ritenuta affidabile. «Sono tutte notizie false, confezionate dai nostri oppositori. – ha risposto Trump – Mi erano state comunicate nell’incontro che ho avuto con l’intelligence, ma era un incontro privato. Non mi aspettavo di vederle pubblicate» . Poco prima, nel solito turbinio di tweet, Trump aveva paragonato il clima post elezioni a quello della «Germania nazista» incolpandone la CNN a cui nega parola in conferenza. Ma questo non lo ha salvato dalla raffica di domande: «Se piaccio a Putin credo che sia un valore aggiunto, non un problema, visto negli ultimi anni i nostri rapporti con la Russia sono stati pessimi. – ha detto Trump – Comunque ci sono buone possibilità che io non vada d’accordo con lui». Detto che «in tre mesi porterò un report più dettagliato su come difendere il nostro sistema informatico», poi Trump ha aggiunto che la Russia «dovrà avere maggior rispetto per noi» inserendola di nuovo nel calderone con Cina, Giappone, Messico e «molti altri Paesi».

Il problema per Trump è che l’interferenza russa potrebbe farlo apparire «ricattabile» agli occhi dell’opinione pubblica. Ricatti che il Cremlino è tornato a negare con forza anche ieri. Il documento declassificato parla di un’attività di controllo di Trump da parte del Cremlino che va avanti da cinque anni e che sarebbe stato ordinato da Putin in persona. Il materiale in mano a Mosca sarebbe di quelli scottanti sia riguardo le tangenti che i festini in Russia, pieni di dettagli piccanti che non stridono con l’immagine del Trump misogino già emersa in campagna elettorale.

Contenula ti che sarebbero già noti da tempo sia allo spionaggio americano che ai circoli giornalistici e politici di Washington compreso il senatore repubblicano John McCain, che ha ammesso di essere colui che ha consegnato il dossier all’ex direttore dell’Fbi James Coney.

Il presidente Trump ha provato a fare il “candidato Trump” mostrando il suo lato imprenditoriale, da «uomo di successo» che non avrà problemi a fare l’America «di nuovo grande». In questa conferenza sui generis è apparso anche l’avvocato di Trump, Sheri Dillon, chiamata ai microfoni per spiegare il futuro della compagnia del Presidente, la Trump Organization, il cui controllo «è già passato ai miei figli, anche se non ero tenuto a farlo» ha spiegato Trump che, per inciso, si è rifiutato ancora una volta di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Trump ha poi confermato che «cancellerà e rimpiazzerà allo stesso tempo la riforma sanitaria di Obama» e che «il muro con il Messico si farà e lo pagheranno i messicani». Ma ciò che è apparso evidente da questo primo round è la distanza fra il presidente e i giornalisti, con il primo incapace di dettagliare le risposte dei secondi, tacciati spesso di essere «meri procacciatori di notizie false». Non resta che aspettare gli sviluppi, in attesa dell’insediamento del 20 gennaio che – Trump ha annunciato «sarà fantastico».

 

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