Diritto 7 Jan 2017 10:42 CET

Giudici schierati sul fronte migranti: ecco il ddl Orlando

Il ministro Orlando trasmette a Palazzo Chigi il ddl migranti. Il testo messo riguarda i procedimenti in materia di protezione internazionale e introduce norme dal significato emergenziale

GIUDICI IN PRIMA LINEA. IL MINISTRO ORLANDO TRASMETTE A PALAZZO CHIGI IL DDL MIGRANTI

Come in guerra: magistrati al fronte. Non militare ma umanitario. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando trasmette a Palazzo Chigi il ddl migranti. Il testo messo a punto da via Arenula riguarda i procedimenti in materia di protezione internazionale e introduce norme dal significato emergenziale: in particolare l’istituzione in 12 tribunali distrettuali di sezioni speciali esclusivamente preposte al contenzioso sulle richieste d’asilo, con possibili applicazioni extradistrettuali di magistrati fino a un massimo di 20 unità per sede.

Il tutto sarà a breve integrato con un secondo ddl, messo a punto dal ministro dell’Interno Marco Minniti, che definirà tra l’altro l’annunciata delocalizzazione dei Cie in tutte le regioni. Si formerà così un un unico pacchetto immigrazione. In cui comunque il versante relativo alla giustizia avrà un peso enorme. Da una parte le sezioni specializzate alle quali, diversamente da quanto avviene oggi, non potranno essere affidati altri affari: le 12 sedi in cui saranno costituite sono Roma, Bari, Catanzaro, Catania, Palermo, Milano, Venezia, Firenze, Salerno, Bologna, Torino e Cagliari. Dall’altra parte la prevista soppressione del giudizio d’appello. Resta però la possibilità di ricorrere in Cassazione entro 6 mesi. Considerato il possibile aumento della popolazione carceraria, sarà aumentato di 887 unità l’organico della polizia penitenziaria.

Sembrano misure di guerra se si considera che le forze della magistratura destinate all’immigrazione verranno sottratte appunto a questioni come lo smaltimento dell’arretrato civile, per le quali spesso l’Italia è censurata dai partner europei e dagli organismi internazionali. Pur di fronteggiare la nuova emergenza il governo italiano ritiene dunque di poter sacrificare in parte l’efficienza complessiva della macchina giudiziaria. D’altronde le statistiche dimostrano come l’allarme umanitario legato all’immigrazione abbia un pesantissimo risvolto giudiziario, che il sistema non riesce più a controllare: nella relazione introduttiva del ddl Orlando si ricorda come nell’anno appena trascorso ci sia stata una crescita esponenziale delle impugnazioni proposte dagli aspiranti rifugiati, fino al 300% in più in tribunali come quelli di Milano, addirittura superiore in altre sedi come Ancona e Catania. Nel capoluogo lombardo i procedimenti aperti nel 2015 dai richiedenti asilo erano 1674, l’anno scorso sono stati 400 al mese: vuol dire che nell’intero 2016 se ne conteranno poco meno di 5000, il 300% in più appunto.

I dati sono incredibilmente allarmanti. Sembrano giustificare sia la “dislocazione” di magistrati sulla nuova emergenza sia la scelta di abolire l’appello, anche se quest’ultima rischia di rivelarsi incostituzionale. Spetterà ora al ministero dell’Interno integrare le misure con le norme sui Cie: l’intero pacchetto sarà innanzitutto sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni il prossimo 19 gennaio. In quella sede probabilmente saranno individuate misure da stralciare e destinare a un decreto legge. In tal modo il governo riuscirebbe a battere sul tempo il Csm, da mesi impegnato sulla stessa materia. In particolare la Settima commissione presieduta dal togato di Mi Claudio Galoppi ha quasi concluso un monitoraggio sui carichi di lavoro nei tribunali distrettuali, quelli dei “capoluoghi” dei distretti di Corte d’Appello, preposti oggi a definire i procedimenti sulle richieste d’asilo. «L’obiettivo è individuare buone pratiche per accelerare procedure e decisioni», spiega Galoppi. In particolare si vuole incoraggiare la specializzazione dei magistrati sulla complessa materia. Le “linee guida” saranno catalogate in una circolare della stessa commissione. Nell’ultima seduta prenatalizia il plenum ha già approvato una delibera favorevole al progetto organizzativo della presidente della Corte d’Appello di Firenze, Margherita Cassano, che ha disposto il rafforzamento della sezione immigrazione del tribunale con l’applicazione temporanea di magistrati provenienti da tutte le sedi del distretto. Nello specifico, il Csm si è mosso nonostante il Consiglio giudiziario di Firenze avesse bocciato il progetto. Gran parte della magistratura ritiene evidentemente pericoloso dirottare risorse dal già impegnativo fonte dell’arretrato civile e penale. Ma l’emergenza è tale da doverci passare sopra, almeno secondo il governo.

In realtà il Csm rischia di arrivare al traguardo anche prima del Parlamento. A meno che l’esecutivo non decida davvero di utilizzare, per gran parte delle norme, la via della decretazione d’urgenza.

VIA L’APPELLO E SEZIONI SPECIALI IN 12 TRIBUNALI, VI SARANNO “DISLOCATI” FINO A 20 MAGISTRATI DI ALTRI DISTRETTI: SARÀ SACRIFICATO L’ARRETRATO CIVILE. MA LA CIRCOLARE DEL CSM POTREBBE ANTICIPARE IL GOVERNO

 

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