Se si divide il partito dei Pm

Forse si può ricominciare a ragionare su giustizia e diritto

Forse qualcosa si muove. Forse oscilla impercettibilmente qualche corda anche dentro la magistratura. Forse scricchiola, appena appena, il partito dei magistrati, cioè il più potente partito politico che l’Italia abbia mai avuto dopo la Democrazia Cristiana.

Le dichiarazioni rilasciate da Piergiorgio Morosini ad un giornale siciliano non sono acqua fresca. Morosini è un membro del Csm, rappresenta la sinistra della magistratura, è stato un Pm e un Gip molto stimato a Palermo negli anni della lotta alla mafia.

Ora Morosini sostiene che una parte della magistratura inquirente – fiancheggiata da un settore del giornalismo – usa gli avvisi di garanzia come armi di lotta politica. Cioè dice esattamente quello che sinora ha detto solo una pattuglietta di spericolati garantisti. E osserva che non è una buona cosa, perché mette in discussione le relazioni tra i poteri dello Stato e dunque l’equilibrio dello Stato liberale.

Su questo giornale lo abbiamo scritto molte volte: difficile che possa cambiare qualcosa nel sistema della giustizia italiana, e difficile che si possa ridimensionare il potere abnorme che la magistratura sta assumendo nella direzione della nostra società, finché non si muove qualcosa dentro la stessa magistratura. Finora non si è mosso nulla. Da anni. Il partito dei Pm ha avuto carta bianca e si è comportato con grande spregiudicatezza, mostrandosi compatto. La politica ha subito rassegnata ( tranne qualche impennata recente del ministro Orlando).

Il Partito dei Pm ha due elementi indiscutibili di superiorità, nei confronti del “palazzo della Politica”. Il primo è che dal partito dei Pm possono partire avvisi di garanzia o richieste di arresto verso i politici, e non può, ovviamente, succedere l’opposto. Il secondo è che il partito dei Pm gode di una fortissima saldezza ideologica ( l’ideologia del sospetto e della certezza del male, per dirla in modo molto succinto a un po’ grossolano, e la convinzione della “missione” affidata da Dio ai Pm, che è quella non di scoprire i reati ma di ripulire la società dai malvagi). I partiti politici invece non hanno nessuna ideologia, e purtoppo dispongono anche di pochissime idee. Per loro, ad esempio, il giustizialismo e il garantismo sono due variabili dipendenti, non due punti fermi. Possono cambiare in 48 ore. E’ ovvio che soccombano difronte alla potenza di fuoco del partito della pubblica accusa.

E questa superiorità, il partito dei Pm la fa valere e gli permette di agire indisturbato, sebbene tutti sanno che esiste una parte grandissima della magistratura, che dissente, che non condivide l’ideologia del sospetto, che ambirebbe ad essere funzionale al Diritto e non all’ideologia “punizionista”. Questa parte della magistratura, però, in tutti questi anni è rimasta “acquattata” Per questo le dichiarazioni di Morosini possono essere clamorose. Se rompono il silenzio, se fanno emergere i giudizi e le idee dei magistrati che non sono “davighiani”, se mettono finalmente in discussione il “monolitismo” e soprattutto il “giustizialismo”, allora davvero possono cambiare i rapporti di forza, e si può riaprire una discussione pubblica che, più o meno, è chiusa in modo tombale da almeno un quarto di secolo.

P. S. Chissà, forse anche in altri settori del fronte giustizialista si sta aprendo qualche piccola crepa. Ieri, per esempio, sul «Fatto» si poteva leggere in prima pagina un editoriale di Travaglio, schierato pancia a terra a difesa delle piroette di Grillo e dei suoi proclami contro la libertà di stampa. E a pagina sei, piccolo, piccolo, piccolo, un articoletto di Antonio Padellaro che invece era molto critico verso il proclama di Grillo per la gogna ai giornalisti disobbedienti. Padellaro usava parole dure, citava il minculpop, cioè, più o meno, dava a Grillo del fascista ( il minculpop era il ministero della cultura popolare inventato da Mussolini).

Voci flebili, certo. Ma il dissenso, nel campo giustizialista, non è una cosa agevole. Il giustizialismo, qui da noi, è il figlio naturale della vecchia tradizione stalinista della sinistra e di quella fascista della destra. Lo sapete, quella era gente che con le critiche non ci andava molto d’accordo…

 

 

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