Editoriale del Direttore 16 Dec 2016 12:32 CET

Il gioco di fare ‘ammuina’

I garantisti diventano giustizialisti, i giustizialisti garantisti

EDITORIALE

«Facite ammuina», sapete che significa? E’ una espressione napoletana, vuol dire: fate casino. Si dice che nel regolamento della Marina borbonica ci fosse un articolo che in determinate situazioni prevedeva un comportamento un po’ goliardico dell’equipaggio, per sbalordire e confondere il nemico. Diceva così: «All’ordine, tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora: tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio…».

È un po’ quello che sta succedendo attorno al caso Raggi. E cioè all’irrompere della magistratura nella vicenda politica del Campidoglio. L’opposizione, che si raccoglie attorno al Pd e proviene da posizioni moderatamente garantiste, ora è scatenata sul fronte pienamente giustizialista, prendendo a prestito il vocabolario dai 5 stelle. I 5 Stelle, Travaglio, il Pd, i Pm e il gioco di fare ‘ ammuina’

Aloro volta con rapida inversione di rotta dichiarano che le indagini sono “ridicole” ( testuale della Raggi) e invocano la presunzione di innocenza.

Cosa è successo? Tre cose. Prima gli avvisi vari di garanzia all’assessora 5 stelle Paola Muraro per indagini note da molti mesi ma per un lungo periodo di tempo tenute nascoste dalla stessa Muraro e dal candidato premier grillino Di Maio, che pare sapesse tutto.

Poi la decisione di alcuni magistrati di fornire al Corriere della Sera gli atti dell’inchiesta, nei quali sta scritto che Di Maio era «referente» della Muraro e aveva «offerto copertura politica a lei e alla sindaca Virginia Raggi». Niente di illegale, per carità, e infatti nessun avviso di garanzia né per lui né per la sindaca. I magistrati si limitano a scrivere personali valutazioni politi- che e a dargli peso diffondendole e rendendole clamorose attraverso i giornali. Più che un documento giudiziario, quello pubblicato dal Corriere, sembra il testo di un intervento al comitato centrale di un partito politico: ma ormai ci siamo abituati, e raramente in questi casi vediamo qualche costituzionalista insorgere e chiedere che si ponga un freno all’invasione di campo.

Terzo passo, la perquisizione in Campidoglio effettuata ieri dalla Guardia di Finanza che si è portata via un bel po’ di scatoloni di carte che riguardano la sindaca Raggi e le nomine che ha deciso negli ultimi mesi. È molto, molto probabile che gli scatoloni non serviranno a niente, però il segnale è fortissimo. Perquisire il Campidoglio è una iniziativa spettacolare, e contiene un avvertimento: “Siamo in grado di arrivare ovunque e la politica o si sottomette o la spazziamo via. Vuoi decidere te il nome di chi dirigerà la tua segreteria? No, devi chiederci il permesso… ”.

Era troppo sperare che dinnanzi a questa offensiva, in conflitto con la democrazia, il Pd insorgesse e difendesse le prerogative della democrazia politica, schierandosi con la Raggi. Però almeno ci si poteva augurare che non si gettasse a pesce sulla ghiotta occasione, sperando, come tutti, di potere di volta in volta lucrare dagli sconfinamenti dei Pm qualche vantaggino politico o elettorale.

Non è andata così. Il Pd ha iniziato a strepitare allo scandalo con lo stesso tono usato, di norma, dai grillini. Ha fatto come i marinai borbonici: «Chilli che stanno a prora vann’a poppa…». A difendere Virginia Raggi da questo nuovo attacco sono accorsi invece i giustizialisti. Il Fatto di Marco Travaglio, che di quello schieramento è il “cacciatorpediniere”, ha reagito in primo luogo depotenziando le notizie, e poi congratulandosi con la Muraro che si è dimessa appena raggiunta da avviso di garanzia e segnalando come questo sia un fatto del tutto inedito nella politica italiana perché quei manigoldi dei renziani non si dimettono mai e poi mai. Bah. E La Guidi, ministra di primo piano che se ne è andata a casa in 12 ore perché sfiorata da una inchiesta sul suo fidanzato? E Lupi, ministro alle infrastrutture – mica niente – dimessosi in quattro e quattr’otto per un’inchiesta su suo figlio ( anche lui senza avviso di garanzia)? Oppure vogliamo restare al Campidoglio, e raccontare di Marino ( renzaino no ma piddino sì), liquidato dal suo partito per una inchiesta che poi è finita con assoluzione piena? Il fatto è che i giustizialisti quando si mettono a fare i garantisti ( «chilli che stanno abbascio vann’ncoppa… » ) si trovano a disagio, non conoscono bene i meccanismi, le parole giuste, e così dicono e scrivono molte cose imprecise. Travaglio, che dà del bugiardo a Renzi un giorno sì e l’altro pure, dovrebbe starci un po’ attento, sennò finisce che l’appellativo che ha appiccicato a Renzi (“il bomba”), ora che l’ex premier esce di scena lo eredita proprio lui…

Naturalmente scherziamo. Travaglio ha pienamente ragione – al di là delle argomentazioni un po’ sbilenche – a difendere la Raggi dagli attacchi di stampa e Pm ( sarebbe quel circolo mediatico– giudiziario del quale forse, altre volte, ha sentito parlare). E anche Grillo, che è sceso a Roma per occuparsi della questione, fa bene a difendere il Campidoglio e la giunta democraticamente eletta. Però forse dovrebbero prendere atto del fatto che la magistratura, se non le si danno dei limiti, rischia di far saltare il gioco democratico. Una volta faceva male solo a Berlusconi. Poi ha iniziato a bastonare il Pd. Ora tocca ai 5 stelle. Come diceva Nenni? «Attenti a fare i puri, che poi viene uno più puro di voi e vi epura» .

 

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