Editoriali 1 Dec 2016 12:28 CET

E “Il Fatto” fece lo scoop: «Renzi mangia i bambini»

Nessuno ha mai pensato che le campagne elettorali possano essere un luogo dove gli avversari si scambiano gentilezze. In genere le campagne elettorali si vincono con due strumenti: una idea politica chiara – che in teoria, ma solo in teoria, è lo strumento più importante – e una capacità forte di comunicazione e cioè di colpire la fantasia e i sentimenti e l’intelligenza della gente. Per comunicare in modo vincente bisogna promuovere le proprie ragioni e soprattutto demolire le ragioni dell’altro. Succede, non di rado, che invece di demolire le idee dell’avversario si tenda a demolire l’avversario. E’ ciò che è avvenuto spesso, in questa campagna elettorale, sia da parte dei sostenitori del Si sia da parte di quelli del No.E non è una buona cosa. Talvolta però si va un pochino oltre e si sfiora il ridicolo. Ieri “Il Fatto Quotidiano” ci è andato, e purtroppo ci è andato strumentalizzando, in modo francamente abbastanza rozzo, una vicenda drammaticissima che riguarda la salute e la vita dei bambini di Taranto che si sono ammalati, e alcuni sono morti, probabilmente per l’inquinamento prodotto dall’Ilva.Il Titolo in prima pagina, assai vistoso, del “Fatto” di ieri è questo: «Le mamme dei bambini malati di cancro: “il governo di Erode”». Erode, come sapete, era il re della Giudea che in occasione dell’annunciata nascita di Gesù Cristo diede ordine – così si dice – di uccidere tutti i bambini dai due anni in giù di età. Lo spunto per confezionare questo titolo viene da un “manifesto” sottoscritto da una associazione di mamme tarantine, e non è difficile capire la loro rabbia e il loro dolore. Siamo sicuri che abbia un senso strumentalizzare la rabbia e il dolore per queste mamme a scopi elettorali? E siamo sicuri che il compito della libera stampa sia quello di partecipare, con questa foga – a volte, oggettivamente, grottesca – alla battaglia elettorale, e non piuttosto quello di informare in modo il più possibile oggettivo e scrupoloso?I casi sono due. O “Il Fatto” crede che effettivamente la figura di Renzi possa essere accostata a quella che la storia – e in gran parte la leggenda – ci ha tramandato di Erode, e dunque ritiene che realmente il primo ministro stia progettando una strage di bambini, oppure ritiene che comunque – utilizzando certe forzature polemiche volutamente paradossali contenute in un atto di protesta di mamme esasperate – sia ragionevole, per ottenere un vantaggio nella battaglia elettorale, lanciare anatemi, anche se molto difficilmente credibili.Sarebbe logico pensare che “Il Fatto”- che comunque è un giornale, ed è confezionato da veri giornalisti – non creda a nessuna delle due cose. Né alla ferocia assassina di Renzi, né all’utilità delle accuse roboanti e inaudite, né alle scie chimiche.Allora però bisogna chiedersi come può succedere che la politica e il giornalismo arrivino a questi eccessi. Che non hanno niente a che vedere con le buone ragioni (che esistono eccome) per votare no al referendum, né, ovviamente, con le buone ragioni per votare sì.Il nodo – credo – sta nella totale commercializzazione di politica e giornalismo. Cioè nella trasformazione (per fortuna non ancora completata…) di buona parte dell’attività politica e dell’attività giornalistica in pura e semplice attività commerciale. Naturalmente non c’è niente di male nell’attività commerciale. Vendere una camicia, o un gelato, o un cellulare, è una opera importante negli equilibri di una società. E anche l’uso di tecniche di commercializzazione, e di conquista dell’opinione pubblica, sempre più raffinate e moderne, fa parte del gioco. Mi chiedo però se sia giusto, e moderno, considerare una idea politica alla stregua di un capo di abbigliamento o di un’automobile di marca. Non perché ci sia niente di immorale, in questo, ma perché forse c’è qualcosa che snatura la stessa idea politica e che, in modo quasi automatico, la rende magari più “vendibile”, ma non più funzionante.Naturalmente questo ragionamento riguarda soprattutto la politica. Che non può evitare di essere contagiata dai moderni metodi e dalle tecniche di persuasione. Ma deve evitare di essere sopraffatta e fagocitata da questi metodi. Usare tecniche moderne, per rendere più comprensibili le proprie idee, non è un male. Trasformare le proprie idee in tecniche, invece, lo è.Per il giornalismo è un discorso a parte. I giornali vanno venduti, e dunque nella loro “fabbricazione” esiste sempre – ed è sempre esistito – un aspetto di mercato, e quindi di commercio. Ma io mi pongo questa domanda: è possibile fare dei giornali che prescindono completamente dall’etica e dalla missione del giornalismo, che è quella di informare e di dire la verità? O invece, sacrificando a questa “mission” la necessità di far mercato a tutti i costi, si cancella il giornalismo stesso? E come sarà – se non si ferma questa deriva – una società senza giornalismo?P. S. Il ministro Gentiloni tempo fa coniò una battuta formidabile (riferendosi ai famosi slogan anni 50 secondo i quali i comunisti di Togliatti mangiavano i bambini): ha detto: «Renzi è il primo bambino che si è mangiato i comunisti… ». Beh, ora, con il titolo del “Fatto”, siamo tornati alla normalità.