Opinioni 30 Nov 2016 12:28 CET

Lapo Elkann, il Peter Pan odiato e amato dalla rete

Di questa vicenda rimangono gli sberleffi ad una famiglia che ormai l’ombra dell’Avvocato non protegge più dagli scandali

Viva Lapo che, in fondo, non ha fatto nulla di così grave. Abbasso Lapo, che è il tipico rampollo di nobil schiatta che si permette il lusso di esagerare senza pagarne le conseguenze. I Social Network sono diventati un campo di battaglia per i due opposti schieramenti di sostenitori e detrattori di Lapo Elkann, pizzicato dalla stampa americana a commettere l’ennesima bravata e subito diventato trending topic su Twitter, oltre che notizia di apertura su tutti i siti italiani d’informazione on-line.Prima di tutto i fatti: giovedì scorso Lapo Elkann, azionista del gruppo Fiat-Chrysler e manager di società, è a New York per festeggiare il giorno del Ringraziamento. Ha affittato un appartamento a Manhattan, dove – secondo la ricostruzione del New York Daily Mail – organizza un festino a base di «cocaina e sesso» che dura due giorni e due notti, insieme ad una escort transessuale di 29 anni. A un certo punto, però, Elkann finisce i soldi per pagare la droga, così chiede alla escort di anticipargli i 10mila dollari necessari a saldare il conto. Per restituirli, decide di chiamare la famiglia, sostenendo di essere stato sequestrato e di aver bisogno di 10mila dollari per essere rilasciato. Dopo la telefonata – secondo fonti da ambienti giudiziari – la famiglia Agnelli contatta la polizia di New York per denunciare il sequestro. Gli agenti organizzano una simulata consegna del denaro e fermano la transessuale “sequestratrice” ma dopo poco Lapo confessa di essersi inventato tutto perchè a corto di denaro. A quel punto la escort viene rilasciata, mentre l’erede di casa Angelli viene arrestato con l’accusa di sequestro simulato. Ora scarcerato, Lapo dovrà comunque comparire davanti alla corte del tribunale di New York per rispondere dell’accusa.Una versione leggermente diversa la racconta invece Dagospia, che descrive un Lapo in America per lavoro e alle prese con un lungo percorso riabilitativo, con le sue carte di credito a copertura illimitata strette nelle mani delle sue guardie del corpo, per evitare ogni vizio. A riportarlo sulla cattiva strada sarebbero state le sue amicizie newyorkesi: dopo una notte di festa si sarebbe recato da solo a casa della escort con poco più di qualche spicciolo in tasca e senza bodyguard, e i problemi si sarebbero presentati la mattina dopo al momento di saldare il conto. Quanto alla telefonata alla polizia per denunciare il finto sequestro, si sarebbe trattato di una punizione familiare in piena regola.Al netto delle ricostruzioni, la vicenda è talmente surreale da generare un tam-tam mediatico istantaneo: da una parte i colpevolisti che ironizzano sul fatto che la famiglia abbia tagliato la paghetta al manager 39enne, dall’altra chi si scaglia contro il perbenismo dei benpensanti che criticano Lapo per la sua vita libertina. C’è chi ricorda il passato movimentato del nipote preferito dell’Avvocato, che già nel 2005 era stato salvato in extremis da un’overdose mentre si trovava a casa di una escort torinese. Chi invece rispolvera i suoi parcheggi “allegri” nel centro di Milano con la sua auto mimetica, che gli costano svariate migliaia di euro di multa. Tra fotomontaggi di copertine Adelphi col titolo “Sequestro è un uomo”, nessuno risparmia stoccate sul fatto che uno come Lapo avrà sempre qualcuno pronto a rimediare alle sue bravate di quasi quarantenne.Il fronte dei sostenitori, invece, è meno articolato e si divide tra chi apprezza, divertito, la trovata tutto sommato innocua di Lapo e chi aggiunge: «Dopo questa, è di sicuro il più simpatico della famiglia Agnelli». Mentre l’hashtag #LapoElkann inizia piano piano a sparire dalla colonna sinistra di Twitter, di questa vicenda rimangono gli sberleffi ad una famiglia che ormai l’ombra dell’Avvocato non protegge più dagli scandali, l’ennesima bravata di un Peter Pan tragicomico e il proverbiale gusto per l’ironia di un’Italia un po’ perbenista e un po’ provinciale.