Opinioni 29 Nov 2016 11:35 CET

Sbagliato paragonare il femminicidio alla mafia

Questo ritornello di riportare tutto il male sociale alla mafia ha davvero stancato

Il giudice del Tribunale di Roma Paola Di Nicola ha formulato questa affermazione: "Il femminicidio ha la stessa valenza culturale, sociale e criminale della mafia".Se questa affermazione stupisce per la sua lapidarietà, molto di più stupisce il seguito delle dichiarazioni rese dal giudice. In estrema sintesi, ella ritiene che nel settore del femminicidio vigga lo stesso codice omertoso della mafia; che molte donne, quando denunciano le violenze subite, non sono credute pregiudizialmente; che in alcune sentenze di assoluzione si dice che la denuncia della donna era strumentale, me senza fornire la prova di tale strumentalità; che invece basterebbe l'accusa della donna per giungere ad una condanna anche senza ulteriori testimoni, posto che le violenze avvengono in ambito domestico.Credo che Paola Di Nicola abbia torto e spiego brevemente perché.1) Che il femminicidio abbia la stessa valenza della mafia è una vera esagerazione. Anche perché mentre esso è spesso un reato d'impeto, al contrario, l'associazione mafiosa è un reato di lunga e meditata ponderazione. Sostenere che siano sulla stessa lunghezza d'onda è davvero eccessivo e fonte di equivoci.2) Ancora. L'omertà mafiosa è una cosa, quella del femminicidio ben altra. La prima è la condizione principale per far parte dell'associazione; la seconda un problema di carattere psicologico da cui viene purtroppo irretita la vittima, che teme di parlare.3) Dire che ci sia pregiudizio nel non credere alle donne sarà pure vero in certi casi, ma forse oggi è un problema superato.4) Se in alcune sentenze di assoluzione si afferma la strumentalità delle denunce da parte delle donne, non serve dare la prova di questa strumentalità, perché è sufficiente accertare che a non trovare prova sufficiente sia la violenza e null'altro: infatti, è una verità di ragione – come dire che il triangolo ha tre lati senza che occorra verificarlo in tutti i triangoli che esistano sulla faccia della terra – che se si denuncia una violenza senza che ve ne sia prova, quella denuncia non può che avere un carattere strumentale. E che altro carattere dovrebbe o potrebbe avere?5) Se l'accusa da sola bastasse a condurre ad una condanna dell'imputato, non potremmo neppure uscire di casa e spiace che la Di Nicola non se ne renda conto. Addirittura i vecchi giuristi, raccogliendo una antica e saggia tradizione, affermavano che "unus testis, nullus testis", per dire che un solo testimone poteva non essere sufficiente per provare l'accusa, occorrendone invece almeno due che dichiarassero in conformità. E invece la Di Nicola, ritiene che potremmo fare a meno di tutti i testi e condannare solo facendo leva sull'accusa. Ma allora perché fare i processi che costano tempo e denaro? Facciamo piuttosto così: passiamo dall'accusa alla semplice esecuzione della pena, evitando di disperdere preziose energie nella verifica dell'accusa e dandola in ogni caso per vera, come fa il dittatore della Corea del Nord dal nome impronunciabile che appunto accusa un generale per ucciderlo due ore dopo, magari tramite l'artigleria.Più in generale, va detto che questo ritornello di riportare tutto il male sociale alla mafia ha davvero stancato, apparendo più come una moda che come un ragionamento degno di credito.Che tutto sia mafia fa soltanto sorridere; che il femminicidio sia rapportabile alla mafia ancor di più ed inoltre produce un rischio non indifferente.Precisamente quello di non capirci più nulla, né del femminicidio né, ancor peggio, della mafia: come diceva Hegel, "nella notte tutte le vacche sono nere".Lo aveva capito tre decenni or sono Leonardo Sciascia che amaramente notava che quando lui, per primo e solo, negli anni cinquanta, cominciò a parlare della mafia, nessuno ne voleva sapere e lo pigliavano per visionario; quando poi a metà degli anni ottanta, egli, per primo e solo, notò che non ogni fenomeno criminale può essere riportato alla mafia, fu parimenti criticato, anche con asprezza.Certo, occorre sempre esercitare il mestiere del pensiero e capisco che non sia facile. Ma è l'unico modo che si conosca per capire e distinguere. Come è necessario.