Opinioni 29 Nov 2016 11:35 CET

Barbara D'Urso si candida a ospitare la terza Camera

La conduttrice, in un’intervista al “Corriere della Sera” si è detta convinta che ci sarà un “patto del Nazareno 2”, questa volta nella sua trasmissione televisiva

In questo spettacolo continuo della politica italiana, dove diventano sempre più labili i confini fra il reale e l'irreale, tra la battuta e la dichiarazione, fra l'annuncio e lo sberleffo, fra lo sgambetto e il soccorso, fra il Dante dell'indimenticabile Vittorio Sermonti e il Boccaccio di Beppe Grillo, Barbara D'Urso non sa cosa stia rischiando, fuori e dentro Mediaset, dopo avere ospitato nel suo salotto televisivo domenicale di Canale 5 Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Entrambi trattati con amicizia e garbo, e in orari ben studiati per toglierli dall'imbarazzo di un incontro prematuro, neppure nella postazione del trucco.Ma più del garbo, con quell'elogio della forma fisica del suo editore e quel "bellino" conferito al pur ingrassato presidente del Consiglio, potrebbe costare cara alla conduttrice della rete ammiraglia del Biscione una spiritosa intervista strappatale per il Corriere della Sera da quel birbante di Fabrizio Caccia. Al quale, avventuratosi ad evocare il Patto del Nazareno fra Berlusconi e Renzi infrantosi l'anno scorso contro lo scoglio dell'elezione di Sergio Mattarella al Quirinale, e a lamentare la mancata "stretta di mano" nel pomeriggio televisivo appena concluso, Barbara ha detto: "Ci sarà la prossima volta. Vedrete. Piano piano ci arriveremo". Immagino con quale sollievo per il presidente di Mediaset, che ha già cominciato a dare il proprio contributo prima mormorando e poi annunciando il suo sì referendario, per quanto motivato maldestramente dall'amico fraterno Silvio con la "paura di ritorsioni" di Renzi contro le aziende del gruppo.La conduttrice ha insomma scommesso, pur "ridendo", parola dell'intervistatore, su "un Nazareno bis", da preparare e siglare però "stavolta a casa mia, in televisione", perché "io vivo qui, a Canale 5: dalle 8 di mattina a mezzanotte".Anche nella nuova edizione, gestita questa volta dalla D'Urso, anziché da Denis Verdini e Gianni Letta, che furono i plenipotenziari della prima, il patto potrebbe conservare a buon ragione il nome del Nazareno perché sull'omonimo largo romano, a due passi da Palazzo Chigi, si affacciano sia la sede del Pd sia la rappresentanza capitolina di Mediaset.Il guaio, per Barbara, è che potrebbero ingelosirsi in troppi, anche se a torto, nel giro stretto e largo di Berlusconi, dove ormai si sprecano i consiglieri, i federatori, gli ambasciatori e quant'altri spesso pescati nelle stesse aziende del Biscione e qualche volta accantonati bruscamente, con le più diverse motivazioni, o senza alcuna spiegazione, sempre comunque col sollievo dei tanti generali, colonnelli, capitani, tenenti, marescialli, brigadieri e caporali di Forza Italia, tutti abituati a sentire minacciate le loro postazioni e quindi a difenderle con l'elmetto calato sulla fronte.L'esperienza del "federatore" Stefano Parisi, privo comunque di trascorsi nel Biscione, si è appena conclusa come tutti ormai sanno, con l'improvvisa scoperta, anche da parte di Confalonieri, sino a pochi giorni prima suo grande estimatore, di un carattere troppo cattivo per i gusti, le attese, le esigenze e quant'altro del sempre inquieto ed esigente segretario leghista Matteo Salvini. Che peraltro, per niente accontentato dal pur brusco allontanamento dello sgradito Parisi, ha continuato e continua a mettersi di traverso sulla strada di Berlusconi, per esempio reclamando le primarie con Giorgia Meloni all'annuncio del proposito dell'ex presidente del Consiglio di rimanere alla guida di quello che fu il centrodestra e di ricandidarsi a Palazzo Chigi già la prossima volta, magari fra qualche mese. Sempre che la Corte Europea di Strasburgo si decida ad accettarne il ricorso pendente da troppo tempo e a restituirgli la piena agibilità elettorale, ancora sospesa per ragioni giudiziarie.I sospetti e l'insofferenza di Salvini, e della Meloni, crescono anche per il dichiarato proposito di Berlusconi di trattare con Renzi dopo il referendum di domenica prossima, a prescindere dal risultato, un ritorno più rapido possibile al vecchio sistema elettorale proporzionale, magari con qualche correzione.Ciò disinnescherebbe la bomba grillina, essendo inimmaginabile una maggioranza assoluta del movimento delle cinque stelle, ma affrancherebbe anche Berlusconi dall'assedio e dalle ambizioni di Salvini. Sarebbe insomma un affare per l'ex Cavaliere, che potrebbe ereditare dall'amico e compianto Bettino Craxi il ruolo di ago della bilancia nella costruzione delle maggioranze di turno, ma non so francamente se pure per Renzi. Che non a caso non si lascia ormai scappare un comizio senza osservare che l'ex presidente del Consiglio in caso di vittoria del No alla riforma costituzionale dovrà accontentarsi di avere come interlocutori gli occasionali compagni d'avventura referendaria: da Beppe Grillo a Massimo D'Alema.Renzi ha perfidamente aggiunto, a proposito di D'Alema e dei trascorsi e sfortunati rapporti collaborativi con l'allora Cavaliere sul terreno sempre scivoloso delle riforme costituzionali, che le relazioni fra i due somigliano a quelle che si nascondono alle rispettive famiglie, o comunque le imbarazzano.Pur vecchio e convinto proporzionalista, orgoglioso di non essersi mai venduto, come si dice con disprezzo, un solo voto di preferenza, quando se ne disponeva addirittura a grappoli, capisco le resistenze di Renzi al ritorno al sistema proporzionale per ciò che esso ha obiettivamente procurato nella pur decorosissima storia della cosiddetta prima Repubblica: governi della durata media di un anno, per quanto a volte ottimamente diretti, e spesso caduti per mano non dell'opposizione, anch'essa ottimamente condotta, ma di qualcuno dei partiti e delle rispettive correnti di maggioranza. Sarebbe disonesto negarlo.Quando accadevano quelle cose Barbara D'Urso era una ragazzina, beata lei. E anche non più ragazzina dubito che le piacessero le cronache politiche. Le converrà quindi farsele raccontare da qualcuno, o fare ricerche dirette, sia pure col poco tempo che le rimane con quegli infernali orari di lavoro che ha, per assistere davvero, e non solo per scherzo, i suoi due amici nel tentativo di un nuovo, più fortunato accordo.