Televisione 18 Nov 2016 11:51 CET

Schiavone, vietato vietare di farsi una canna in tv

Sotto accusa il vicequestore interpretato da Giallini: fuori dalle regole, non crede nella giustizia. Ma è boom di ascolti. Un successo di Raidue

Un'interrogazione parlamentare non si nega a nessuno, e figuriamoci quindi se qui si vuole conculcare il sacrosanto diritto di Maurizio Gasparri, Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi di rivolgersi al governo per protestare contro la messa in onda sulla Rai di Rocco Schiavone, una fiction (fiction, appunto) in cui appare un vicequestore che inizia la sua giornata in ufficio rollandosi e fumandosi una bella canna. Evidentemente non si sono ancora ripresi dalla vittoria del referendum radicale che nel 1993 ha abolito ogni sanzione penale per i consumatori di sostanze stupefacenti. Una conquista di civiltà per il Paese e anche per chi scrive, avendo promosso negli anni Novanta il movimento antiproibizionista ed essendomi pure fatto arrestare vent'anni or sono a Porta Portese per spaccio di droga insieme ad alcuni loschi figuri come Marco Pannella e l'attuale sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.L'iniziativa annunciata da questi tre parlamentari, che verrà presto archiviata nello straripante faldone del ridicolo prestato al Parlamento, suggerisce però una riflessione sullo stato del rapporto tra la cultura e la nostra classe politica.La bella serie trasmessa su Rai Due non è altro che la riproposizione didascalica dei romanzi di Antonio Manzini che Sellerio pubblica da anni con grande, meritato successo. Fino a quando è rimasto confinato nelle pagine di un romanzo, al vicequestore Schiavone è stato consentito di fumarsi quel che voleva. È bastato però che facesse capolino sugli schermi per suscitare scandalo. Se ne deduce che per costoro le cose esistono solo se finiscono in televisione. Non dobbiamo stupircene, purtroppo: moltissimi parlamentari sono infatti convinti che le tesi e i dati che sostengono siano veri per il solo fatto che ce li propinano inquadrati da una telecamera.Per molti deputati e senatori lo iato tra verità e conoscenza riguarda peraltro anche la saggistica. Ce ne siamo accorti ad esempio in occasione di un'inchiesta di Report sulla discutibile gestione dei fondi pubblici assegnati all'Italia dei Valori. Le stesse rivelazioni erano da tempo disponibili in una densa, accurata biografia di Antonio Di Pietro scritta da Filippo Facci. Quelle centinaia di pagine non avevano suscitato alcuna reazione, un loro estratto di pochi minuti sulla Rai è stato invece più che sufficiente per stroncare la carriera politica dell'ex campione di Mani Pulite.Ecco perché mi piacerebbe che i nostri politici si rollassero qualche volta un buon libro: per tenersi aggiornati su quel che accade o semplicemente per allenare la loro fantasia. Ne hanno un gran bisogno. Se non altro darebbero il buon esempio a un Paese che legge sempre meno (molto spesso i libri vengono comprati per essere regalati, non per essere letti). Quanto a Gasparri, Quagliariello e Giovanardi immagino già le loro reazioni scomposte quando fra qualche settimana scopriranno che il vicequestore Schiavone, oltre a farsi le canne, ha a suo tempo deciso di regolare in privato i conti con l'omicida di sua moglie, sparandogli in un agguato e seppellendo nottetempo il suo cadavere. Vuoi vedere che presenteranno sdegnati in Procura una denuncia per istigazione a delinquere a mezzo televisivo?