Editoriali 2 Nov 2016 11:26 CET

Il papello, una «boiata pazzesca»

L’editoriale del Direttore

La giudice che ha mandato assolto l’ex ministro democristiano Calogero Mannino ha avuto parole durissime nei confronti dei suoi colleghi della Procura di Palermo, quelli che hanno costruito il castello della “trattativa Stato-Mafia”. Ha detto che quel castello non sta in piedi. E poi ha detto che il famoso “papello” (e cioè il documento che conteneva, secondo l’accusa, le richieste di Totò Riina al governo italiano in cambio della fine della strategia stragista della mafia) è frutto di una grossolana manipolazione. Nella quale sono caduti, evidentemente, i Pm che da diversi anni stanno guidando uno dei più clamorosi processi politici del secolo.Che vuol dire? Vediamo. In primo luogo – evidentemente – che la trattativa “Stato-Mafia” non c’è mai stata. In secondo luogo che i magistrati che hanno indagato, o erano accecati da pregiudizi o avevano scarse doti di investigatori. In terzo luogo che personaggi di grande spessore politico, come Nicola Mancino, lo stesso Calogero Mannino e persino Giorgio Napolitano, sono stati ingiustamente coinvolti in uno scandalo che ha fatto tremare il governo e il Quirinale per ragioni del tutto infondate e per l’imperizia dei magistrati. In quarto luogo che la nostra stampa – tranne rarissime e coraggiose eccezioni – è una stampa un po’ ridicola, che va appresso a lestofanti e impostori quali Massimo Ciancimino e li trasforma in eroi antimafia.La storia della trattativa Stato-mafia è una bufala. Diceva una volta Paolo Villaggio: “E’ una boiata pazzesca” (lui però si riferiva a un bellissimo film di Sergei Eisenstein, e scherzava; qui invece siamo di fronte a una boiata vera e propria, e c’è poco da scherzare).I giornali ieri non hanno dato tanto spazio alla notizia (cioè la motivazione della sentenza che assolve Mannino). Qualcuno la ha anche del tutto ignorata. Del resto nel testo della motivazione vi sono parole di critica (e anche di leggera e sprezzante presa in giro) per i giornali. Scrive la dottoressa Petruzzella (cioè la giudice che ha emesso la sentenza: «accompagnato (Ciancimino, ndr) nel suo luminoso cammino dalla stampa e dal potente mezzo televisivo». Tradotto, possiamo dire che la magistrata di Palermo mette sul banco degli accusati il famoso “circo-mediatico giudiziario”.Sarà utile ricordare a questo proposito sia il gran numero di trasmissioni Tv, in particolare quelle di Michele Santoro, nelle quali Ciancimino e il suo papello venivano portati come inoppugnabili prove a carico, a volte di Mannino, a volte di Berlusconi, a volte di Napolitano. E poi la campagna battente dei giornali, che tra l’altro travolse il povero Loris D’Ambrosio, accusato di nefandezze che non aveva commesso e morto d’infarto. A guidare la campagna, lo sapete tutti, fu “Il Fatto Quotidiano” che avrà dedicato alla trattativa stato-mafia (della quale ha sempre proclamato l’esistenza certa) un centinaio di titoli e almeno 50 editorialiNell’edizione di ieri del “Fatto” la notizia che la trattativa era una boiata è data nelle pagine interne. esattamente a pagina 12. Il titolo – diciamo così – è esilarante. Non so se volutamente. Lo trascrivo: «Mannino si rivolse al Ros solo perché aveva paura». Cioè la notizia non è che il papello è falso e l’inchiesta una montatura. La notizia è che Mannino è un tipo pauroso.Leggendo queste cose qui vengono in mente tutte le volte che nella discussione sui rapporti tra stampa e Procure, stampa e giustizia, i giornalisti hanno indicato l’autoregolamentazione e l’etica professionale come via maestra. Poi esce la sentenza Mannino, e capisci che con l’etica professionale, di solito, i giornalisti ci si puliscono le scarpe.P.S. Il Pm Di Matteo, protagonista assoluto del processo Stato-mafia, recentemente mi ha querelato perché avevo criticato il modo ruvido nel quale lui aveva interrogato De Mita. Mi aspetto che ora quereli anche la sua collega Petruzzella, che è stata assai più aspra di me…