Politica 22 Sep 2016 12:02 CEST

Dopo mafia capitale impossibile fare le Olimpiadi

Virginia Raggi ha ragione. Anni e anni di malgoverno da parte della classe politica dirigente hanno portato ad un allentamento di tutti i principi di sana e corretta amministrazione

Il sogno delle Olimpiadi a Roma. Quando alcuni anni fa ha cominciato a prendere forma il progetto di candidare Roma per le Olimpiadi del 2024, la prima reazione è stata il ricordo delle emozioni bellissime che arricchirono il cuore di tutti gli italiani durante le Olimpiadi del 1960.Da allora, però, è mutato tutto. Purtroppo in peggio. Ed il sogno rischia di diventare un incubo.Le Olimpiadi a Roma sono state presentate come un'occasione di riscatto per la città. Esse consentirebbero di investire somme rilevantissime per rendere la città più moderna ed efficiente. Roma ritornerebbe a splendere. Ma una prospettiva del genere si scontra con alcuni dati di fatto purtroppo incontestabili. L'inchiesta Mafia Capitale, al di là delle osservazioni critiche sulla correttezza della contestazione della aggravante della mafiosità, ha messo in luce l'esistenza di un tessuto amministrativo ormai profondamente degradato, che costituisce una delle palle al piede dell'Amministrazione Capitolina. Anni di malgoverno da parte della classe politica dirigente hanno portato ad un allentamento di tutti i principi di sana e corretta amministrazione anche da parte della struttura burocratica. Con la conseguenza che resta inefficace anche l'azione dei molti dipendenti leali e ligi al loro dovere. Ciò è accaduto a macchia di leopardo, come è reso del resto evidente dai mille scandali che giorno dopo giorno investono il sistema amministrativo della città. Potrebbe mai un sistema del genere reggere l'urto di una sfida così imponente? È prevedibile che prenderebbe corpo per l'ennesima volta una palude capace di inghiottire qualsiasi buona intenzione. Tutto ciò a prescindere da ogni considerazione sulla adeguatezza della attuale giunta.Neppure tali difficoltà potrebbero essere superate attraverso una gestione straordinaria degli investimenti occorrenti da parte di organismi appositi. A parte la considerazione che, comunque, l'amministrazione comunale avrebbe voce in capitolo, costituiscono un monito insuperabile le tristi esperienze dei Mondiali di nuoto e degli stessi Mondiali di calcio. Gli scheletri di opere mai ultimate o abbandonate al degrado, realizzate in occasione di quegli eventi, ricordano la incapacità del nostro sistema amministrativo di affrontare vittoriosamente la sfida costituita dalla organizzazione di un grande evento planetario come le Olimpiadi.Accanto al tema dell'inefficienza, tuttavia, vi è anche un tema prettamente psicologico e tuttavia non meno importante. In una città in cui non funzionano i servizi pubblici essenziali, dai trasporti alla raccolta dell'immondizia, il cittadino si attende un recupero faticoso della normalità e non può accettare i lustrini di un evento straordinario destinato a nascondere il disonore della quotidianità.Da ultimo, vi è una ulteriore considerazione. Le Olimpiadi hanno, ormai da tempo, perso in larga misura lo spirito di De Coubertin. Sono diventate uno spettacolo di potenza e di opulenza. Se si fa caso alle cerimonie inaugurali delle Olimpiadi celebrate negli ultimi anni, a cominciare da quelle di Atene, si è assistito ad uno sfarzo in contrasto doloroso e lacerante con la povertà circostante. A Rio lo spettacolo lussuoso, che è stato proposto all'apertura, conviveva con la miseria estrema delle favelas. È inammissibile. Le Olimpiadi, nella dimensione che hanno da ultimo assunto, sono uno spettacolo poco conciliabile con la crisi che, sotto molti aspetti, sta vivendo la modernità.