Giustizia 6 Sep 2016 19:48 CEST

Colpire gli avvocati. Così si uccide la democrazia

Nella sua relazione l’Osservatorio degli avvocati in pericolo segnala i Paesi in cui il diritto è piegato al potere. Cosa che avviene anche dove la mafia condiziona la libertà

L'Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo (Oiad) è stato costituito dai Consigli Nazionali Forensi italiano e francese nonché dall'Ordine degli Avvocati di Parigi e dal Consiglio Generale dell'Avvocatura spagnola. L'obiettivo è quello di condurre una vigilanza permanente sulla situazione degli avvocati minacciati nel mondo a causa dell'esercizio legittimo della loro professione. L'Osservatorio ha diffuso di recente una relazione nella quale denuncia la drammatica situazione internazionale e fa riferimento, in particolare, agli omicidi, agli arresti e ai processi sommari a carico di avvocati in Turchia, Asia (Cina, Pakistan e Bangladesh), America latina (Honduras e Guatemala), Paesi mediterranei (Egitto) e centrafricani (Burundi). Per ogni Paese sono citati i casi più significativi e descritte le vessazioni, in taluni casi giunte fino all'omicidio, perpetrate nei confronti di avvocati.Il comune denominatore delle vicende descritte è costituito dalla circostanza che l'aggressione alla figura dell'avvocato segnala un deficit di democrazia. In realtà è lo stesso ruolo del diritto che finisce con l'essere messo in discussione, nel momento in cui è negato spazio alla libera avvocatura. L'essenza stessa del diritto richiede, difatti, che vi sia un contraddittorio, il quale consenta di far emergere le ragioni di tutte le parti coinvolte. Solo nella contrapposizione tra tali ragioni è possibile raggiungere un punto di equilibrio che costituisca affermazione della legalità democratica. Se il contraddittorio manca, dunque, l'applicazione del diritto finisce con l'essere espressione della prospettiva di una sola parte. Il processo diventa esso stesso una espressione di mero potere. Già il diritto, in quanto spesso espressione della volontà di chi ha il potere, esprime i rapporti di forza esistenti nella società. Se poi, addirittura, anche la sua attuazione è espressiva di una manifestazione di potere, tutto il sistema che viene comunemente racchiuso nel concetto di legalità finisce con l'essere un puro strumento di oppressione.L'intreccio tra mafie e stati totalitariEcco perché il ruolo dell'avvocatura libera è un elemento di disturbo per il potere. Essa, difatti, è l'unico mezzo attraverso il quale tentare di impedire che anche il momento applicativo del diritto sia puro strumento di oppressione. Nelle società democratiche questo ruolo dell'avvocato è accettato ed anzi ritenuto essenziale per un effettivo compimento dei valori democratici. Nei regimi totalitari è certamente inaccettabile. Contano poco le ipocrisie che vengono spesso utilizzate per colpire l'avvocato che esercita in modo libero ed indipendente la propria funzione. Anzi, proprio le ipocrisie che sono invocate per legittimare gli arresti e le condanne segnalano che i valori democratici sono calpestati irrimediabilmente.Tuttavia, la lettura del rapporto potrebbe indurre ad una distinzione tra Paesi buoni e Paesi cattivi, lontana dalla realtà. Essa, difatti, trascura la circostanza che se la democrazia è un valore sostanziale e non già meramente formale vi sono anche altre situazioni alle quali deve essere prestata particolare attenzione. Il riferimento è, soprattutto, a quelle aree in cui vi sono incrostazioni di potere mafioso capaci di controllare e condizionare l'ordinato svolgersi di una intera società. Basta fare un esempio per tutti: quello dell'omicidio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, il quale era commissario liquidatore della Banca Italiana Privata già di Michele Sindona. Quell'avvocato si è mostrato libero ed indipendente rispetto alla struttura di potere mafioso cui faceva riferimento la Banca, e per questo è stato ucciso.Il caso di Ambrosoli è emblematico, ma purtroppo niente affatto isolato. La cronaca nera dà con frequenza notizia di intimidazioni, di attentati e talvolta anche di omicidi di avvocati nell'Italia democratica e repubblicana. Soprattutto nelle regioni in cui impera il potere mafioso ed in cui la politica è debole. Si tratta di un fenomeno che ha spesso momenti di esplosione che hanno rilievo mediatico, ma che sovente resta nell'ombra, come di regola accade per le minacce di tipo mafioso.Questa prospettiva, offrendo un valido criterio per considerare il livello di effettività del rispetto delle regole democratiche in una determinata società, porta alla conclusione che, anche nelle società cosiddette democratiche, laddove vi sono minacce per l'esercizio libero della professione di avvocato è in gioco la stessa tenuta del tessuto democratico. L'attacco alla libertà dell'avvocato, se non costituisce un episodio del tutto occasionale, ma è uno dei sistemi attraverso cui la criminalità organizzata esercita il proprio potere, diventa il segnale che la legalità democratica è assente.Quando la difesa è azzerata dai pmNon si può neppure ignorare la condotta di quelle Procure le quali, senza alcuna prudenza, non esitano a mettere l'avvocato sul banco degli imputati. È, anche questa, una prassi che nel tempo si è diffusa e consolidata. Essa ha oggettivamente l'effetto di scoraggiare lo svolgimento di una difesa efficace di determinati soggetti e consente al potere dell'accusa di svolgere il suo ruolo nella applicazione del diritto senza ostacoli. E perciò contro le regole democratiche.In questi ultimi vent'anni si è tanto parlato, e sotto molti profili giustamente, della necessità di tutelare l'indipendenza del giudice come garanzia per la tutela dei diritti dei cittadini. E in effetti, un giudice che non sia indipendente non è un giudice affidabile e che possa garantire l'eguale rispetto del diritto di tutti. Ma cosi è anche per l'avvocato se l'esercizio dell'avvocatura non è libero, se l'avvocato è oggetto di intimidazioni, di vessazioni o se è addirittura ucciso. I cittadini, specie quelli che non fanno parte del sistema di potere, finiscono con l'essere privati della possibilità di far valere le loro ragioni e, in definitiva, di affermare la propria dignità di cittadini di uno Stato democratico. Questo avviene non solo nei Paesi autoritari, ma anche nei Paesi, cosiddetti democratici, in cui lo strapotere mafioso nega le libertà.