Sport 11 Jul 2016 15:09 CEST

Quella volta, alla finale degli Europei del Sessantotto

Quando l’Italia vinse il suo primo e unico titolo europeo

Dopo i campionati del mondo del 1934 e del 1938, la nazionale italiana non aveva vinto più nulla. Anzi, era uscita malconcia dal mondiale del ’50 disputato in Brasile, da quello del ’54 in Svizzera, da quello del ’62 in Cile e dalla “storica” eliminazione da parte della Corea nel ’66 in Inghilterra, mentre per la fase finale del ’58 in Svezia non arrivò neppure a qualificarsi. E non disputò neppure le due precedenti fasi finali del Campionato Europeo, quella del ’60 vinta dall’URSS, per rinuncia, e quella del ’64 vinta dalla Spagna (azzurri estromessi negli ottavi di qualificazione da parte dei sovietici).Dopo la defenestrazione di Edmondo Fabbri, all’indomani della figuraccia in terra inglese contro i coreani, la nazionale venne affidata per un breve periodo al tandem Helenio Herrera – Ferruccio Valcareggi e poi solo a quest’ultimo, che era stato vice di Fabbri.Le qualificazioni alla fase finale degli Europei del 1968 si disputarono già a partire dall’autunno del ’66 e la formula prevedeva 8 gironi, con le prime classificate che si sarebbero poi affrontate in gare di andata e ritorno nei quarti e con le squadre vincitrici di questi incontri che avrebbero avuto accesso alla fase finale, quindi solo 4 squadre (oggi sono 32!) a giocarsi il trofeo e la possibilità di organizzare ed ospitare le gare di semifinale, finale 1° posto e 3° posto (allora prevista), spettante alla federazione di una di queste quattro nazionali e che quell’anno l’UEFA assegno all’Italia.Fasi finali in Italia, quindi, ma torniamo indietro a vedere come gli azzurri arrivarono a quella fase finale. Il girone di qualificazione comprendeva Romania, Svizzera e Cipro. L’Italia, in buona parte rinnovata nell’organico dei calciatori rispetto alla spedizione in Inghilterra, vinse 5 incontri su 6, pareggiando solo l’incontro in trasferta con la Svizzera. Qualificazione facilmente raggiunta, con goleade contro la squadra cipriota (5-0 in casa, prima e unica gara della nazionale maggiore disputata allo Stadio San Vito di Cosenza) e quella svizzera (4-0 in casa) e una difesa d’acciaio, con 3 sole reti subìte in sei incontri. Ora c’era da affrontare la partita dei quarti di finale. Oltre ai ragazzi di Valcareggi, si erano qualificate, vincendo i rispettivi gironi, la Spagna, l’Inghilterra (che all’epoca era campione del mondo in carica), la Bulgaria, l’Ungheria, la Jugoslavia (che nel girone eliminatorio aveva fatto fuori la Germania Ovest, vice-campione del mondo) e la Francia. Il sorteggio mise di fronte Francia e Jugoslavia, URSS e Ungheria, Inghilterra e Spagna, Bulgaria e Italia. Sulla carta, l’avversario sembrava abbordabile, era stato evitato lo scontro diretto con l’URSS, la Jugoslavia, l’Inghilterra e la Spagna. Superando l’ostacolo bulgaro ci sarebbe stato l’accesso alla fase finale, ma bisognava prima giocare 180 minuti (salvo spareggio, all’epoca le gare terminate in parità si ripetevano) e la trasferta a Sofia non era priva di insidie.A Sofia, il 6 aprile del ’68, la prima gara. La squadra bulgara aveva tra le proprie fila validi atleti, tra i quali il difensore Penev, il centrocampista Kotkov e gli attaccanti Asparuhov e Dermenjiev. Valcareggi schierò Albertosi in porta, Burgnich, Facchetti, Bercellino e Picchi in difesa, Bertini, Domenghini, Juliano e Rivera a centrocampo, Mazzola (falso-nueve, come si dice ora) e Prati in attacco. Ma la partita non si mette bene: all’11° i bulgari segnano con Kotkov su calcio di rigore e il primo tempo si chiude sull’1-0. Nella ripresa, però, al quarto d’ora, l’Italia segna grazie a un’autorete di Penev, ma dopo l’uscita di Albertosi per infortunio (sostituito da Vieri, all’epoca poteva subentrare solo il dodicesimo) e l’altro infortunio occorso a Picchi (ultima gara, la sua, con la maglia azzurra), la difesa ne risente e prende altri due gol. Il risultato è ora alquanto pesante, anche se rimediabile, ma alla fine l’esordiente Pierino Prati, giocatore del Milan stellare dell’epoca, segna una rete stupenda, di testa in tuffo. L’Italia chiude la sfortunata gara con una sconfitta onorevole, tenuto conto anche di due pali colpiti da Prati e del fatto di aver giocato praticamente in dieci per l’infortunio di Picchi. C’è la gara di ritorno, il 20 aprile, a Napoli. E proprio a Napoli, nella cui squadra all’epoca giocava, Valcareggi fa debuttare in porta Dino Zoff al posto di Albertosi. Non è il solo cambiamento della formazione rispetto a quella scesa in campo a Sofia: Ferrini prende il posto di Bertini e la coppia centrale è costituita da Guarneri e da Castano. La supremazia della squadra italiana, supportata dal calore dei tifosi partenopei, è fuori discussione. Segnano Domenghini nel primo tempo, al 14', e poi Prati (denominato all’epoca “Pierino la peste”) nella ripresa, al 10°. E’ fatta, si va alla fase finale. Il lavoro di Valcareggi era stato notevole. Si disse del c.t. che era l’uomo giusto al posto giusto, chiamato al vertice della Nazionale in un momento molto difficile per riportare serenità nell’ambiente scosso dalle polemiche, ancora vive, della spedizione ai mondiali del ’66.Nella fase finale, come detto prima, disputata in Italia, si incontrano in semifinale Inghilterra – Jugoslavia mentre agli azzurri tocca l’URSS, l’avversario più difficile, almeno sulla carta. Ma avversaria difficile la squadra sovietica lo era davvero, e nel corso della partita, disputata a Napoli il 5 giugno, frenano tutte le iniziative degli intraprendenti Mazzola e Domenghini. Valcareggi ripropone la stessa formazione vittoriosa nella gara di ritorno contro la Bulgaria, ad eccezione dello stopper Guarneri, sostituito da Bercellino. La gara è in salita, perché presto si infortuna Rivera, il golden-boy. Partita tattica e grigia, con entrambe le difese che prevalgono sulle iniziative avversarie. Finisce 0-0 e si va ai supplementari, con Domenghini che da fuori area colpisce un palo. Niente da fare, ma una delle due squadre dovrà pur andare in finale e all’epoca si usava sorteggiare con una monetina, modalità decisamente opinabile e che non poche polemiche suscitò, riprese anche in tempi recenti. Ma il capitano, l’indimenticabile Giacinto Facchetti, è ispirato: sceglie “testa" e l’Italia va in finale. San Gennaro ha fatto il miracolo! E in finale c’era la Jugoslavia, che a Firenze aveva avuto ragione dell’Inghilterra con un gol del suo bomber Dzajic.La gara che assegna il titolo è in programma all’Olimpico di Roma per la sera dell’8 giugno. Nel frattempo, gli inglesi avevano conquistato il laconico 3° posto battendo l’URSS con reti di Hurst e Bobby Charlton. Valcareggi schiera Zoff; Burgnich, Facchetti; Ferrini, Guarneri, Castano; Domenghini, Juliano, Anastasi, Lodetti, Prati. Debutta in azzurro Pietro Anastasi, che ha disputato una grande stagione col Varese e sta per accasarsi alla Juventus. L’Italia prende l’iniziativa, poi, sul finire del primo tempo Dzajic segna e il sogno sembra svanito, perché i balcanici disputano un ottimo secondo tempo, sfiorando il 2-0 e recriminando per un rigore a loro favore non accordato dall’arbitro svizzero Dienst, ma a dieci minuti dal termine una punizione di Domenghini perfora la barriera e il pallone si insacca alle spalle del portiere Pantelic. Il risultato non cambia più e le finali, in caso di parità, all’epoca venivano ripetute.E così bisognerà rigiocare contro la forte formazione jugoslava. A Roma, 48 ore dopo, il 10 giugno di quell’anno nel quale in molti si erano illusi di poter cambiare il mondo. Valcareggi capisce che con il caldo e con la stanchezza, e anche per l’infortunio occorso a Lodetti nella precedente gara bisognava cambiare qualche cavallo. Aveva a disposizione, oltre ai portieri Albertosi e Vieri, anche i difensori Anquilletti, Bercellino, Rosato (utile anche in mediana) e Salvadore, i centrocampisti De Sisti e Bulgarelli, gli attaccanti Riva e Mazzola. Quindi, mini-rivoluzione. Scendono in campo Zoff; Burgnich, Facchetti; Rosato, Guarneri, Salvadore; Domenghini, Mazzola, Anastasi, De Sisti e Riva. La squadra jugoslava è pressoché la stessa di due sere prima. La partita si chiude nel primo tempo, con due reti, quelle di Riva al 12° e di Anastasi al 31°, che sono rimaste per anni negli occhi degli appassionati di calcio, e lo sono ancora. La nazionale italiana domina gli avversari e alla fine Facchetti, che ebbe l’intuizione del verso della monetina, può alzare l’ambito trofeo.Quello del ’68 è il primo e unico, sinora, titolo europeo conquistato dall’Italia. E’ stato sfiorato in Francia nel 2000 (sconfitta con i transalpini nei supplementari 1-2) e nel 2012, nella finale persa contro la Spagna per 0-4, ma nell’edizione di quest’anno sembra difficile ripetersi, anche se l’Italia ha vinto due mondiali senza essere favorita. Nel 1968 c’era tanta voglia di riscatto dopo le uova marce ricevute dalla nazionale al ritorno dall’Inghilterra, qualcuno dirà che c’è stata tanta fortuna, e di sicuro la dea bendata era ispirata, ma c’era di sicuro un uomo giusto al posto giusto, Valcareggi, che ha poi portato l’Italia in finale nel ’70 contro il Brasile, e c’erano tanti giovani di belle speranze che nel tempo sono diventati mitici.