Sport 23 Jun 2016 19:17 CEST

Il calcio dei miracoli nel segno del Leicester

Resta il rammarico per l’Albania di Gianni De Biasi, che dopo aver sconfitto la Romania, è l’unica esordiente che non è riuscita a passare il turno

La prima volta non si scorda mai. Anzi, comunque vada sarà già nella storia. Islanda, Irlanda del Nord, Galles, Slovacchia e Albania hanno partecipato finalmente alla fase finale di un Europeo e sono tra le rivelazioni di questo torneo. Ben quattro di loro (purtroppo solo gli albanesi non sono stati fortunati nel ripescaggio) sono riuscite ad accedere agli ottavi di finale, un risultato difficilmente pronosticabile alla vigilia. Provate ad immaginare allora le sensazioni di questi popoli, che davanti ai maxischermi hanno potuto tifare per la loro nazionale: una volta tanto sono stati spettatori coinvolti emotivamente da questo grande evento calcistico. E ora sognano in grande. Niente frittatona di cipolle e birre, stavolta tutti davanti alla tv, ma con la bandiera in mano e con la mano sul petto al momento dell’inno. Michel Platini oggi è caduto in disgrazia (si è dimesso da presidente dell’Uefa dopo gli ultimi scandali della Fifa) ma se queste esordienti hanno potuto far parte di Euro 2016 il merito è anche suo. Fu infatti proprio l’ex giocatore transalpino della Juventus a decidere per un allargamento del numero di squadre partecipanti agli Europei, da 16 a 24. E quando ci sono più posti, ovviamente, è più semplice riuscire a salire sul carro. Più partite uguale più spettacolo. Questo probabilmente sarà stato il pensiero di Platini quando ha aperto le porte a nuove squadre per l’edizione francese degli Europei. Per adesso l’eccessivo gap tecnico tra le big e alcune nazionali, del quale si era parlato alla vigilia, non si è affatto visto. Il campo ha parlato: Islanda, Irlanda del Nord, Galles e Slovacchia vogliono fare sul serio, ancor di più dalle prossime partite ad eliminazione diretta che porteranno alla finalissima di Saint-Denis.Magari all’esordio avranno sentito addosso un po’ l’emozione e il peso della responsabilità di rappresentare una nazione intera, ma una volta rotto il ghiaccio sono usciti fuori i valori veri. L’Islanda, ad esempio, è arrivata seconda nel suo girone di qualificazione con ben 20 punti conquistati, facendo fuori una big come l’Olanda, che gli Europei li sta vedendo in tivù. Altro che popolo freddo, gli islandesi hanno infuocato una nazione intera (seppur piccola) a suon di buoni risultati, puntando sulla difesa. Nelle 10 gare di qualificazione ha subito soltanto 6 gol e perso due volte, una quando i giochi erano già fatti. Nella prima fase di Euro 2016 ha giocato a viso aperto contro chiunque: è vero che il suo girone era forse il più semplice del torneo, ma arrivare davanti al Portogallo e ora sfidare l’Inghilterra sono traguardi già soddisfacenti. E che dire del Galles? Non si può pensare che questa nazionale sia soltanto espressione del talento di Gareth Bale, stella del Real Madrid, anche se le tre prodezze in altrettante partite di questo campione lo fanno finire inesorabilmente in copertina. Primo nel suo girone davanti all’Inghilterra, il Galles si trova dalla parte favorevole del tabellone ed è pronto a giocarsi le sue chance, puntando sull’entusiasmo e sull’organizzazione tattica, oltre che sui gol del suo asso. Agli ottavi troverà un’altra esordiente, quell’Irlanda del Nord che già aveva stupito nelle qualificazioni, ottenendo il primo posto nel girone, con una sola sconfitta in dieci partite e la consapevolezza che la forza non risiede nel singolo, ma nel gruppo. A Euro 2016 va avanti tra le ripescate, ma in fondo poco importa. La maggior parte dei giocatori di questa nazionale milita nei campionati minori inglesi (c’è anche l’ex Palermo Kyle Lafferty, oggi al Norwich), per cui non sono nemmeno paragonabili ai colleghi delle big come Francia, Inghilterra e Spagna. Ma la favola del Leicester allora non ha insegnato proprio nulla? Le motivazioni prima di tutto, oltre il talento. Vedremo fin dove potrà arrivare. Battesimo europeo convincente anche per la Slovacchia, altra nazionale senza interpreti di primissimo livello, eccetto chiaramente Marek Hamsik, leader e trascinatore di un gruppo comunque capace di chiudere le qualificazioni alle spalle dell’imprendibile Spagna, battendola tra l’altro davanti al proprio pubblico. Una bella soddisfazione che conferma, ancora una volta, come anche nel calcio moderno Davide possa riuscire a battere Golia. Anche in questa prima fase la Slovacchia si è fatta rispettare, riuscendo a passare tra le migliori terze dopo essersi difesa strenuamente contro l’Inghilterra, costringendola al nulla di fatto. Ora dovrà vedersela contro la Germania, uno scoglio durissimo da superare. Nessun dramma, però, in caso di eliminazione. Il rimpianto rimane allora, tra le esordienti, soltanto all’Albania, nostra "vicina" sia in termini geografici che per motivi affettivi, visto e considerato che l’artefice della storia qualificazioni a Euro 2016 del paese delle Aquile è stato un allenatore italiano: Gianni De Biasi. Dopo una lunga gavetta in B e le esperienze con Torino, Levante e Udinese, per questo bravo tecnico alla soglia dei sessant’anni è arrivata la gioia più grande, quella di portare l’Albania a tagliare un traguardo storico, chiudendo al secondo posto il suo girone ed eliminando la Danimarca, nazionale che nel 1992 un Europeo lo vinse, contro ogni pronostico. A Euro 2016 dopo le prime due sconfitte, il popolo albanese ha potuto finalmente far festa in occasione della vittoria, storica, contro la Romania. I tre punti conquistati hanno fatto sperare e poi disperare: non sono bastati per andare avanti nel torneo. Poco male, c’è sempre tempo per riscrivere la storia.