Palazzo 20 Jun 2016 18:58 CEST

Chiara e Virginia, così lontane e così vicine

Raggi e Appendino rispecchiano il camaleontismo di un partito nato con la raccolta firme per i beni comuni e cresciuto soffiando sul fuoco dell’anti austerità

Virginia e Chiara, due volti vincenti, eppure totalmente diversi. Raggi e Appendino sono la sintesi più efficace del Movimento 5 stelle, una forza capace di fagocitare qualunque elettorato – strizzando l’occhio a destra o a sinistra a seconda delle evenienza – e di sfuggire comunque a ogni catalogazione classica. A Roma e a Torino il grillismo è stato in grado di trionfare parlando due lingue diverse e apparentemente inconciliabili ma che rispecchiano in pieno il camaleontismo di un partito nato con la raccolta firme per la tutela dei beni comuni e cresciuto soffiando sul fuoco dell’anti austerità. Due anime che oggi assumono il volto di due donne vincenti.Avvocato, 38 anni tra un mese, in politica dal 2011: il nuovo sindaco di Roma, Virginia Raggi, almeno inizialmente sembrava il candidato perfetto per ammaliare gli elettori di centrodestra. Da consigliera è stata fiera oppositrice di Ignazio Giunta Marino, condividendo alcune battaglie con Forza Italia e Lista Marchini. Un percorso terminato in piazza del Campidoglio – subito dopo il licenziamento del Marziano ad opera del Pd – dove le bandiere del Movimento 5 stelle si confondevano con quelle di CasPound in una grottesca festa di “liberazione”. Poi, da candidata, vengono alla luce le esperienze professionali che Virginia Raggi ha dimenticato di inserire sul curriculum: un praticantato presso lo studio di Cesare Previti e la presidenza in una società legata ad ambienti vicini all’ex sindaco Gianni Alemanno. Era solo «un ruolo tecnico e di rappresentanza per una società cliente dello studio», si è difesa della giovane pentastellata. Ma intanto un certo tipo di elettorato inizia a mostrare interesse a quella ragazza spuntata dal nulla. Anche perché a Roma il centrodestra è in piena crisi di nervi, con Berlusconi e Salvini che si fanno la guerra a colpi di Bertolaso (poi sostituito con Marchini) e Meloni. Molti elettori disorientati cercano disperatamente un’alternativa e Virginia Raggi, a poco a poco, diventa un punto di riferimento per gli orfani del berlusconismo. Ma quando ormai il profilo della candidata sembra ben definito, è la stessa Raggi a cambiare ancora le carte in tavola, calando degli assi che possano sorprendere anche i potenziali sostenitore di Giachetti: guerra ai palazzinari e nomi cari alla sinistra romani in Giunta. Poco importa se Raggi ha firmato un contratto con Grillo e Casaleggio jr che prevede una clausola salatissima in caso di “tradimento” (150mila euro) e se lo Staff le ha già imposto una rosa di commissari che dovranno controllare il suo lavoro nei prossimi anni, la candidata 5 stelle comincia ad stuzzicare anche parte dell’elettorato di centrosinistra. Tanto che Stefano Fassina, candidato di Sinistra italiana, più volte lascia intendere che al secondo turno avrebbe votato la pentastellata. Neanche il mini scandalo sulle “consulenze illegittime” all’Asl di Civitavecchia, a poche ore dal ballottaggio, è servito ad arrestare la valanga di preferenze trasversali. Magie del populismo o abilità della candidata, a Roma il Movimento 5 stelle ha annientato il Pd.A Torino, invece, Chiara Appendino, ha subito voluto mettere in chiaro alcune cose. Soprattutto col suo partito. Unica candidata dei 5 stelle a non aver sottoscritto il contratto capestro imposto dallo Staff centrale (senza subire alcuna conseguenza), la neo sindaco piemontese si è proposta all’elettorato, fin dall’inizio, come figura indipendente e capace. «Giudicatemi per quello che sono e per la mia squadra», ha ripetuto mille volte in campagna elettorale. Bocconiana, 32 anni e imprenditrice, Appendino è figlia della buona borghesia sabauda. Suo papà Domenico è presidente esecutivo dell’azienda del capo di Confindustria Piemonte, Gianfranco Carbonato. Ma, a discapito delle simpatie mostrate nei suoi confronti da Salvini e Borghezio, Chiara preferisce parlare al cuore degli elettori di sinistra: contraria al reato di clandestinità e favorevole alla chiusura dei Cie, NoTav per vocazione e sostenitrice dei diritti civili tanto da affidare a Marco Giusta, presidente di Arcigay Torino, l’assessorato alle Pari opportunità. Tifosa della Juventus, società in cui ha anche lavorato da stagista, Appendino è una grillina atipica che non ama la politica strillata. Anzi, è lei a richiamare più volte all’ordine Piero Fassino che pochi giorni primi del voto promette finanziamenti e occupazione in caso di riconferma: «Promettere posti di lavoro, calcolati su investimenti ipotetici perchè non ancora stanziati è irresponsabile, soprattutto a poche ore dal voto», ha tuonato nell’ultimo giorno di campagna elettorale. In pochi immaginavano che la candidata del Movimento sarebbe riuscita nell’impresa di battere il sindaco uscente, recuperando 11 punti di distacco al ballottaggio e interrompendo 25 anni di dominio incontrastato del centrosinistra. Invece Chiara Appendino ha vinto, è riuscita a parlare alla gente comune, piantando la bandiera a 5 stella nella città simbolo dell’operaismo italiano.A Roma e Torino