Palazzo 13 Jun 2016 18:11 CEST

Quegli strani amori nati all’ombra dei ballottaggi

Da Dario Fo a Casini, gli endorsement che non ti aspetti

Strani amori, direbbe Laura Pausini. Oppure, più prosaicamente, adulterii veri e propri. O ancora, tradimenti. Che, come si conviene, vengono consumati con chi meno te l’aspetti. Chiamateli come volete, ma i ballottaggi sembrano essere diventati la fiera dei desideri, prima repressi adesso squadernati. Il risultato sono una serie stordente di unioni di fatto, frutto attraente del proibito, della cancellazione dell’obbligo alla fedeltà. Del resto, se il tuo candidato è rimasto impastoiato ai box, che fedeltà si può reclamare? Perciò via alla girandola di accoppiamenti politici, che più sono stravaganti meglio è. Infatti non a caso proprio alla categoria del paradosso ricorre Dario Fo, Nobel per la Letteratura diventato assoluta icona grillina, che a Milano tra il “sinistro” Beppe Sala e il “destro” Stefano Parisi, dice di essere tentato di votare il secondo: «Per paradosso, la voglia è proprio quella». Strani amori. Spiega sempre la Pausini: si confondono dentro l’anima che, poveretta, «s’interroga senza decidere se è un amore che fa per noi». Ma in politica interrogare l’anima è un lusso per privilegiati: meglio puntare la convenienza. E infatti Maria Stella Gelmini, ex ministro forzista nonché reginetta delle preferenze al primo turno, ricambia la cortesia del Nobel. Annuncia serafica che è innamorata ma non fidanzata «perché di maschi ce ne sono tanti ma di uomini pochi», e anche per questo – fuori dai Navigli of course – volentieri inclinerebbe a votare una fata Morgana a Cinquestelle, una tra la Raggi o la Appendino: «Hanno un bel piglio, soprattutto la seconda». Povero Fassino.Ma neanche a Roma si scherza. Ricordate l’ex presidente della Camera, Pierferdinando Casini? Nel momento della proclamazione a numero uno di Montecitorio non ebbe esistazioni ad affidarsi alla protezione della Madonna di San Luca. Con la stessa determinazione ora non ha esitazioni a schierarsi per Roberto Giachetti, un ex radicale. E la Raggi che fa vibrare Maria Stella? Casini è lapidario: «Una dilettante allo sbaraglio». Amen. Assai più tranchant Duccio Trombadori, figlio di purissimi lombi comunisti romani che si è schierato per Alfio Marchini, altro nome della nobiltà rossa capitolina, sostenuto oplà – ma meglio sarebbe dire azzoppato, visti i risultati – da Silvio Berlusconi: «La Raggi? Una stracciaculi». Tuttavia in fatto di slalom tra candidati, una menzione particolare spetta a Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto trucidato dalla mafia. Rita non ha aspettato il secondo turno. La Meloni la voleva al Campidoglio, lei ha scartato a favore di Marchini e poi, azzoppato il suo cavallo, ha ripiegato su Giachetti. Basta? Macché. «Chiamerò Giorgia per dirle di fare come me». Una risposta sapida la potrebbe dare Sabrina Guzzanti.Amori, flirt, tradimenti. Che producono l’inevitabile codazzo di corteggiatori: liaisons dangereuses tanto ingombranti quanto spesso non richieste. Così il risultato è che il competitor invece di impaurirsi, quella bella compagnia te la rinfaccia. E’ il caso del confronto tv – era il primo, è stato abbastanza – tra la Raggi e Giachetti. «Ti vota Alemanno, il sindaco sotto cui è nata Mafia Capitale», ha sussurrato al vetriolo il candidato pd. Con la grancassa dello stato maggiore romano: «Ora anche Casapound sostiene la Raggi». E la candidata grillina pronta: «Parla chi ha fatto il nuovo inciucio con Verdini, Bertolaso, Berlusconi, Marchini». Domanda: sono amanti o stalker?La verità è che come in tutte le storie di passione, quello che desideri e non riesci ottenere, finisci per odiarlo. Così se il primo turno è stato avaro di soddisfazioni e colmo di amarezze, sparito di scena il candidato del cuore, si finisce per appoggiare quello politicamente più lontano. Per fare più male.E’ il voto a dispetto. Sport in cui storicamente eccelle la sinistra della sinistra. Che in svariate occasioni si ritrova a votare, tipo a Roma (ma non solo) i Cinquestelle pur di fare lo sgambetto al candidato del Pd. Naturalmente, vale anche il contrario. Prendiamo Napoli. Sotto il Vesuvio da un paio di lustri il Pd il ballottaggio lo vede solo con il binocolo. Anche se l’arancione non si porta più molto, Luigi de Magistris sulla poltrona di sindaco ci si trova benissimo e gli fa molto piacere avere come contraltare l’imprenditore Gianni Lettieri, candidato del centrodestra: lo batte così facilmente che è un piacere. Beh, per rovinare la festa all’ex Pm, una bella fetta di piddini frustrati ha deciso di disertare la costiera e gli scogli di Posillipo per andare alle urne a votare proprio Lettieri, candidato dell’una volta odiatissimo Cavaliere. E’ vero: ricordano un po’ quelli che per far dispetto alla consorte eccetera eccetera. Pazienza: l’amore, tra le tante qualità che possiede, molto spesso privilegia la più inquietante: è cieco. Fortuna che c’è Maurizio Gasparri. Lui tentannamenti sentimentali non ne ha: «Giachetti o la Raggi? Nessuno dei due».