Sport 9 Jun 2016 19:24 CEST

Brutti, scarsi e cattivi. L’Italia di Conte si affida a… Conte

Privi di talento e campioni, approdiamo alla kermesse francese senza grandi ambizioni. Si punta sull’unità del gruppo. E sui ricorsi storici

L’ultima vittoria dell’Italia agli Europei ha quasi cinquant’anni e fa parte di un mondo che ormai non c’è più, travolto da nuovi idealismi, guerre e mutamenti sociali. Dal 1968 in poi la nazionale azzurra è andata vicina alla conquista dell’Europa in due occasioni, ma sul più bello il sogno è sempre svanito, bolla di sapone degli anni Duemila scoppiata prima dalla Francia e poi dalla Spagna, quattro anni fa. Già, soltanto nel 2012, anche se sembra essere passato un secolo da quando le Furie Rosse ci travolsero in finale con un 4-0 che non ha bisogno di commenti. Dobbiamo dirlo subito: a Euro 2016 l’Italia non è tra le grandi favorite per la vittoria finale. Non lo è perché mancano i campioni di una volta (non esistono più i Riva, Rivera e Facchetti, protagonisti di quello storico e unico trionfo, tanto per fare un esempio, così come mancano i Mancini, i Del Piero, i Baggio e i Totti) e perché il nostro calcio si è impoverito terribilmente, non soltanto da un punto di vista economico. Impoverito terribilmente perché i nostri giovani faticano terribilmente a trovare spazio, meglio l’usato sicuro targato straniero. E così ci presentiamo agli Europei che inizieranno stasera con l’inedito ruolo di outsider, possibile squadre rivelazione che può arrivare in fondo al torneo, pur senza essere imbottite di campioni. Almeno così spera Conte, ct già con la valigia in mano (destinazione Chelsea) ma voglioso di lasciare un buon ricordo e di arricchire il suo personale palmares, anche se alcune sue certezze azzurre sono già svanite prima ancora di presentarsi in Francia, visto che i due playmaker titolari Marchisio e Verratti rimarranno a casa a curarsi dai rispettivi infortuni.La nuova formulaEuro 2016, che purtroppo ha già fatto scattare l’allerta terrorismo, si giocherà in 10 città francesi, a partire come detto da stasera e sarà una edizione “allargata”, visto che per la prima volta parteciperanno a questo torneo ben 24 squadre. E’ chiaro, dunque, con l’aumento delle partecipanti, l’approdo agli Europei anche di nazionali che finora non avevano mai partecipato a eventi del genere, come ad esempio l’Albania di Gianni De Biasi. Saranno ben cinque le esordienti. Ne gioverà lo spettacolo? Difficile dirlo a priori. Di sicuro però possiamo dire che superare il primo turno non sembra rappresentare un ostacolo insormontabile. Le 24 squadre partecipanti sono state divise in sei gironi e approderanno agli ottavi di finale le prime due di ogni gruppo più le migliori quattro terze classificate. In soldoni, dopo la fase a gironi saranno "tagliate" solo otto squadre. Da lì in poi però si farà sul serio: sfide ad eliminazione diretta, fino alla finale del 10 luglio, a Saint Denis, dove si giocò anche la finalissima dei mondiali del 1998. Chi succederà alla Spagna?La nazionale azzurraQuella che trionfò agli Europei del 1968 era un’Italia piena zeppa di campioni, in tutti i reparti. Zoff in porta, Burgnich e Facchetti in difesa, gente come De Sisti, Rivera, Riva, Bulgarelli e Mazzola che poteva fare la differenza con la sua classe. Oggi la nazionale azzurra, tranne pochissime eccezioni, deve accontentarsi di convocare calciatori dal buon curriculum, ma in fondo niente di più. Il lavoro di Antonio Conte, senz’altro uno dei migliori allenatori italiani sulla piazza, non è stato dei più agevoli durante questi anni. E forse anche per questo ha deciso di lasciare proprio dopo questo impegno. Senza stage programmati, la nazionale ha "lavorato" insieme sul campo soltanto in occasione di amichevoli o partite ufficiali. Troppo poco per fare gruppo, troppo poco per far trovare i giusti automatismi sul terreno di gioco. La qualificazione a Euro 2016 è arrivata senza troppi patemi d’animo, va detto, ma la nostra rosa non sembra essere al livello di quella delle altre big di questo torneo. Almeno sulla carta, poi magari il campo ci smentirà. Prima di tutto manca una stella in attacco, il leader, il trascinatore. Quel calciatore, insomma, che fa scoccare la scintilla e che fa innamorare anche chi si appassiona a questo sport soltanto in queste occasioni. I tifosi azzurri sperano in qualche esplosione a sorpresa, che Totò Schillaci si reincarni in uno qualsiasi dei nostri attaccanti e che ci spinga il più avanti possibile. Le certezze del ct sono storiche, nel senso che si basano sulla conoscenza del pacchetto difensivo che lo ha portato ai trionfi sulla panchina della Juventus. Stiamo parlando appunto dell’eterno Buffon, capitano e leader indiscusso, per talento e carisma, di questa nazionale e dei suoi tre alfieri Barzagli, Bonucci e Chiellini. Un terzetto che si conosce alla perfezione e che, numeri alla mano (almeno nella loro squadra di club) è affidabile e vincente come la Ferrari negli anni di Schumacher. L’Italia parte da qui, con Conte che probabilmente utilizzerà più moduli, adattandoli anche al valore dell’avversario: dal 3-5-2 si potrà passare facilmente al 4-3-3 e anche per questo motivo il ct ha preferito puntare su giocatori multiruolo, uno su tutti il romanista Florenzi, capace di fare praticamente tutto, dal terzino all’attaccante esterno. Poi conteranno le motivazioni, prima di tutto, la voglia di vincere, di stupire, di andare contro i pronostici della vigilia che non ci vedono favoriti. Al contrario delle altre nazionali, l’Italia dovrà puntare tutto sul collettivo, sperando di trovare i giusti equilibri per provare ad arrivare almeno ai quarti. Poi, semmai, l’appetito verrà mangiando. E l’Italia, nelle grandi sfide, difficilmente ha sbagliato il modo di approcciare alla partita.Le grandi favoriteNon sono certo le quote dei bookmakers a indicarci quali saranno le formazioni che si contenderanno questo torneo (almeno sulla carta): Francia, Germania e Spagna hanno indubbiamente qualcosa in più delle altre e lo hanno dimostrato nel corso degli ultimi mesi. Ma, di rincorsa, occhio alle grandi ambizioni di Inghilterra e Belgio, due nazionali che non devono assolutamente sottovalutate e che forse, proprio per il fatto di non avere l’obbligo di dover vincere a tutti i costi, possono disputare un grande torneo. La Francia ha il vantaggio di giocare in casa questi Europei: la formazione di Didier Deschamps (uno che ha praticamente vinto in carriera da giocatore tutto quello che c’era da vincere) sembra solida in tutti i reparti, un buon collettivo, con giovani molto interessanti, come Martial, astro nascente dello United. La stella? Griezmann è una punta ormai di alto livello, ma dovrà essere Pogba il vero trascinatore della squadra transalpina. È da anni invece che la Germania è sulla cresta dell’onda, Loew ha plasmato un gruppo che può togliersi ancora grandi soddisfazioni e dove c’è sempre un validissimo cambio generazionale. Mario Gomez ha deluso con la Fiorentina, ma nell’ultimo anno giocato in Turchia si è riscattato e ha convinto il ct. Quel che fa paura nella formazione tedesca è però la batteria di centrocampisti votati all’attacco: da Reus a Gotze, da Ozil a Draxler.Tutti elementi che possono sconvolgere una partita anche con una giocata. Anche la Spagna rientra nel novero delle grandi favorite, pur vivendo la fase calante della sua straordinaria era calcistica. Xavi non c’è più, Iniesta e Fabregas iniziano a sentire il peso degli anni, eppure occhio alle Furie Rosse. In attacco ci sarà Morata, titolare non più inamovibile nella Juventus, ma attenzione al “vecchio” Aduriz, basco di 35 anni che vuole stupire. E poi, come dicevamo, due squadre che partono in seconda fila ma che sono pronte a giocarsi le loro chance. L’Inghilterra di Roy Hodgson nella fase di qualificazione a Euro 2016 non ha conosciuto l’onta del pareggio. Si, proprio del pareggio. Perché tutte le partite giocate le ha sempre vinte. L’entusiasmo è contagioso e può portare a grandi traguardi. Questo il ct lo sa bene e forse anche per questo ha puntato anche su due assi del Leicester, fresco campione di Premier League. Parliamo ovviamente del mediano Drinkwater ma soprattutto di bomber Jamie Vardy, calciatore che con Kane forma un duetto niente male. E che dire del Belgio? Quella fiamminga è forse la formazione più arrembante e talentuosa, con calciatori ormai affermati nel panorama mondiale e una “fame” da saziare con un grande Europeo. I Diavoli Rossi sognano in grande e fanno bene: con gente com De Bruyne, Lukaku, Nainggolan, Fellaini e Hazard chi non lo farebbe?