Sport 1 Jun 2016 17:59 CEST

Conte senza campioni si affida agli schemi

L’italia non produce più fenomeni e il ct prova a organizzare una squadra con un gruppo di calciatori che possono ricoprire vari ruoli

Se è vero che ci sono sogni che alimentano numeri, ce lo rivelano i giocatori incalliti del Lotto, è altrettanto vero che ci sono numeri che alimentano i sogni. Anzi, potremmo dire un numero, quel dieci che in passato è finito sulle spalle di grandi campioni e che ha alimentato miti e leggende sugli eroi del calcio. Alzi la mano chi non ha mai sognato di immedesimarsi in Rivera o Mazzola (avete i capelli brizzolati, vero?) o in Baggio, Del Piero e Totti. Nell’immaginario collettivo, soprattutto alla vigilia dei grandi appuntamenti calcistici internazionali, Europei e Mondiali, il faro è stato spesso puntato sull’uomo che, con quel 10 sulle spalle, avrebbe dovuto far sognare una nazione intera e trascinarla verso il trionfo. Oggi, duole dirlo, l’Italia forse non sogna più. Le convocazioni di Antonio Conte per Euro 2016, torneo che inizierà il prossimo 10 giugno, hanno alimentato addirittura uno show televisivo, e pazienza se nomi e numeri di maglia erano già in circolo da qualche ore: le notizie, ormai, viaggiano a velocità supersonica. Soprattutto sui social network, dove non sono mancate le solite polemiche sulle scelte del ct (quelle sono sempre esistite…) e sull’assegnazione proprio del 10, finito sulle spalle di Thiago Motta. Dare torto ai nostalgici non si può. Non ce ne voglia il bravissimo giocatore italo-brasiliano che ha vinto molto con le maglie di Inter e Psg, ma il numero più importante nell’elenco, quello che fu di stelle di questo sport come Pelè, Maradona e Platini, assegnato ad un uomo d’ordine di centrocampo, suona proprio male. Con le polemiche e i dibattiti da bar, però, potremmo fermarci qui. Già, avete letto bene, perché sul piano tecnico discutere le scelte di Conte è molto difficile.Niente più fenomeni"C’era una volta una generazione di fenomeni"… potrebbe essere l’incipit di una favola per bambini, tanto suona bene. Perché l’Italia deve essere consapevole di non essere più una "fabbrica" di grandi giocatori. Attenzione, questo non vuol dire che la nostra nazionale non possa essere vincente, ma solo che c’è forse bisogno di riflettere e pensare al perché i nostri settori giovanili non riescono più a sfornare campioni come Baresi, Maldini, Nesta, Pirlo, Totti, tanto per non andare troppo indietro nel tempo. Quattro anni fa l’Italia di Prandelli, pur finalista, non aveva campionissimi in rosa, eppure disputò un grande torneo, aggrappandosi alle prodezze di Balotelli.Oggi Conte ha dovuto pescare in un serbatoio non troppo pieno, sia a causa di pesanti infortuni (difficile rinunciare a Verratti e Marchisio) ma soprattutto per mancanza di grandi interpreti, specie in alcuni reparti. Le parole di capitan Buffon, "dobbiamo mettere l’elmetto e partire all’assalto", ci fanno del resto capire che questa Italia dovrà giocare di spada e non di fioretto, e che gli azzurri sanno benissimo di non avere quella qualità che invece abbonda in altre nazionali.Solo il campo ci dirà se le scelte di Conte (che dopo Euro 2016 lascerà la panchina della nazionale per finire su quella del Chelsea) sono state azzeccate o meno, ma nel frattempo bisogna avere la massima fiducia in questa Italia.Italia camaleonteJorginho lasciato a casa per far posto a Sturaro è stata una delle decisioni più discusse nelle ultime ore. Il playmaker del Napoli è stato titolare fisso in campionato, con rendimento sempre superiore alla sufficienza, lo juventino ha giocato soltanto la metà delle partite (19). Con Thiago Motta non al meglio, Montolivo out e un De Rossi ripescato in extremis, la chiamata di Jorginho sembrava scontata, il ragionamento non fa una piega. Conte però non è certo ammattito di botto, e cercando una spiegazione logica alle sue scelte, viene quasi da pensare che l’Italia a Euro 2016 farà a meno del classico playmaker. De Rossi e Thiago Motta, più che grandi costruttori di gioco dai piedi fatati, sono ottimi uomini d’ordine in mezzo al campo, sanno dare solidità ed equilibrio alla squadra, anche in virtù della loro grande esperienza (hanno entrambi superato da un pezzo i trent’anni). Sarà questa la mossa vincente del ct? L’Italia partirà proprio dalle certezze del suo allenatore, che si è affidato al granitico blocco Juve per non prendere gol. Un "trapianto" dal bianconero all’azzurro nel corpo della nazionale: usato sicuro, con Bonucci che ha piedi buoni e può essere il vero iniziatore delle azioni.Come dare torto allora a Conte? Del resto c’è poco tempo per sperimentare, bisogna fare di necessità virtù. Il 3-5-2 è pronto a diventare 3-4-3 o 4-3-3, con un rapido scambio di posizioni. Ed è anche per questo che il ct nell’elenco dei convocati ha inserito elementi che sanno ricoprire più ruoli. Due di loro, Florenzi e Giaccherini, saranno probabilmente nell’undici titolare, nel ruolo di interni di centrocampo. Conte punterà sulla loro corsa e sulla capacità di inserirsi negli spazi, considerando anche il loro fiuto del gol. La forza dell’Italia dovrà essere però anche nelle corsie esterne, nella capacità di chi ricoprirà questo ruolo: servono fiato e piedi buoni per mettere al centro palloni invitanti per un centravanti "fisico" come Pellè (che può essere anche chiamato in causa con lanci lunghi dalle retrovie…), pronto ad aprire golosi spazi non solo per chi giocherà al suo fianco, ma anche per chi è pronto a inserirsi dalle retrovie.Magari quest’Italia, senza un campionissimo con il 10 sulle spalle non fa sognare, ma fermatevi un attimo a riflettere, con raziocinio, sui convocati di Conte. Siete ancora sicuri che abbia sbagliato qualcosa?