Focus 22 Apr 2016 11:23 CEST

Nuovo Codice, addio appalti integrati e massimo ribasso

Il nuovo Codice degli Appalti, in vigore dal 19 aprile, ha provocato la corsa ai bandi con il vecchio metodo, per 235 milioni di euro

Appalti pubblici integrati per 235 milioni di euro, considerando solo quelli pubblicati negli ultimi tre giorni utili. I più consistenti sono un bando di Anas da 42 milioni di euro per il Progetto Sulcis in Sardegna (una strada e un ponte per collegare l’isola di Sant’Antioco) e uno di Ferrotramviaria da 33 milioni, per il raddoppio della linea ferroviaria Bari-Barletta.Le pubbliche amministrazioni hanno reagito così allo shock del nuovo Codice degli Appalti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 aprile. Il decreto, infatti, presenta l’insidioso particolare di prevedere l’entrata in vigore «nel giorno stesso della sua pubblicazione», saltando dunque l’ordinaria vacatio legis di 15 giorni.Ecco spiegata la “corsa” all’appalto integrato – quello che permette l’affidamento dell’esecuzione e della progettazione di lavori. A partire dal 19 aprile, infatti, questa particolare forma di affidamento dei lavori pubblici – che ha spesso provocato contenziosi post-gara e la lievitazione dei costi, a causa di errori progettuali – è stata sostanzialmente cancellata dal nuovo Codice. Ora, «i lavori sono affidati ponendo a base di gara il progetto esecutivo» e viene indicato un elenco tassativo e residuale dei casi di affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione dei lavori.Ruolo centrale dell’Anac«Il codice degli appalti all’inzio creerà problemi di gestione, non ci giriamo intorno. Ma semplifica il sistema, adottando principi di soft law», ha spiegato Renzi. Perchè «Dove ci sono regole complicate, è più facile che si annidino fenomeni corruttivi». Il nuovo Codice punta, allora, a semplificare il quadro normativo: da oltre 662 articoli a 220. Il compito dell’attuazione, invece, viene affidata a “linee guida” elaborate dall’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone. Una struttura flessibile, in base alla quale le “linee guida” costruiscono il quadro nel quale inserire la normativa di dettaglio per gli specifici settori. Proprio l’Anac diventa il fulcro della nuova disciplina, con compiti non più solo di vigilanza.L’Autorità fissa i requisiti di qualificazione delle pubbliche amministrazioni appaltanti: anche le p. a., come gli operatori economici privati, dovranno dimostrare di rispettare parametri di trasparenza ed efficenza. Spetta all’Anac anche fissare il considdetto “rating d’impresa”, un sistema di valutazione della storia di ogni appaltatrice, modellato sul “rating di legalità” usato dall’Antitrust. Infine, l’Anticorruzione redigerà un l’albo dei commissari di gara.Principi cardine, iniezione di trasparenza nelle procedure e inasprimento delle soglie di discrezionalità nell’assegnazione dei bandi.Addio al massimo ribassoRipristinato il limite del milione di euro: solo per gli appalti sottosoglia sarà ancora possibile pubblicare bandi con il criterio del massimo ribasso, giudicato da commissioni interne alla stazione appaltante. Oltre questa cifra, il criterio prevalente di affidamento è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, ovvero dell’offerta con il miglior rapporto qualità-prezzo, con valutazione di una commissione esterna composta in base agli elenchi tenuti dall’Anac. Anche in questo caso, raffica di bandi al massimo ribasso soprasoglia pubblicati da Anas, con nove avvisi per lavori sulla Salerno-Reggio Calabria, tutti da 5 milioni di euro. La tagliola scatta anche per i cosiddetti “piccoli lavori”. Sospese le trattative senza bando sotto il milione di euro: la nuova soglia per fare a meno della gara d’appalto è di 150mila euro.