Focus 19 Apr 2016 10:45 CEST

Processi civili lunghi: la colpa non è di avvocati e cittadini

In italia il numero di cause è in linea con la media europea

L'arretrato civile diminuisce, ma rimane il nodo che disincentiva l’investimento in Italia. Lo certificano i dati del “Quadro di valutazione della giustizia 2016” prodotto dalla Commissione europea, secondo cui servono 500 giorni per avere una sentenza civile di primo grado, e anche gli ultimi numeri elaborati dal ministero della Giustizia, che fissano l’arretrato a 4,5 milioni di pratiche (nel 2009 erano 5,9 milioni). Eppure, la colpa non può essere attribuita nè ai cittadini che chiedono giustizia nè agli avvocati che li assistono, come invece sembra ipotizzare Federico Fubini sul Corriere della Sera.Che il problema non sia dell’eccessiva litigiosità degli italiani è certificato dai numeri: in Italia si discutono 2.613 cause ogni 100 mila abitanti, perfettamente in linea con la media europea (2.602 casi). «Sostenere che la mole di arretrato civile sia da ascrivere agli avvocati è un’illazione non avvalorata da alcun dato. Non esistono statistiche che stabiliscono che in un circondario si siano avviate più cause di quelle necessarie», ha commentato l’avvocato Enrico Merli, referente per l’Osservatorio Nazionale Permanente sulla Giurisdizione.Le risposte sulle ragioni di una zavorra così pesante per il sistema Paese si trovano nei dati. La Commissione europea colloca i giudici italiani ai primi posti per produttività, ma l’Italia crolla nelle ultime posizioni non solo per la durata dei processi, ma anche nel rapporto tra numero di toghe e popolazione (12 ogni 100 mila abitanti). I problemi, allora, sono più legati alla struttura-giustizia che all’umoralità della cittadinanza. «Senza considerare che il cosiddetto riordino della geografia giudiziaria, con il taglio di 30 tribunali periferici, ha peggiorato la situazione in quelli accorpanti», ha commentato l’avvocato Merli. La chiusura dei tribunali periferici, infatti, prevedeva sì che l’organico togato e amministrativo venisse trasferito nella nuova sede, tuttavia nella pratica molti giudici hanno optato per chiedere il trasferimento in altra sede. Risultato: tutto il contenzioso delle sedi periferiche è stato riversato su altri tribunali, non tutto il personale, però, ha seguito.Sul tema dell’arretrato ultratriennale, l’Italia fotografata dai dati è a macchia di leopardo. Il metodo di lavoro di ogni singolo tribunale conta molto, come dimostrano picchi di eccellenza sia al Sud che al Nord. Trieste conta solo l’1,8% di cause civili in appello ultratriennali, seguita da Trento, Torino e Marsala, la più virtuosa del meridione con il 4,3%. Maglia nera per Potenza con oltre i 50%, seguita da Firenze al 46%. Una soluzione parziale al problema dell’arretrato è stata trovata grazie al “Programma Strasburgo”, ideato dall’ex Presidente del Tribunale di Torino Mario Barbuto, che prevede la trattazione delle cause in ordine cronologico, a partire dalle più vecchie.Il ministero della Giustizia, tuttavia, continua a non affrontare il problema più evidente: l’endemica scopertura di organico dei tribunali lungo tutta la penisola.